Emily Haines

Emily Haines

Romantico intimismo dal Canada.
Emily Haines nasce a Nuova Delhi, in India, ma cresce nella terra natale di suo padre Paul, un famoso poeta canadese. Quando la piccola ha solo tre anni infatti la famiglia si trasferisce a Peterborough, Ontario, in una casa che è un vero concentrato di stimoli artistici e musicali, Emily cresce immersa in un ambiente frizzante e il papà la educa prestissimo alla musica facendole sentire pezzi di Carla Bley e Robert Wyatt.
Quando è il momento di scegliere le scuole superiori, Emily decide di seguire le orme del padre e si iscrive alla Etobicoke School of the Arts dove conosce Amy Millan e Kevin Drew, con cui collaborerà negli anni successivi. Intorno al 1990 mette in piedi una band proprio insieme a Amy e, nel 1996, autoproduce un disco dal titolo "Cut In Half And Also Double", distribuito in un numero limitatissimo di copie.
Ma l'incontro che le cambia davvero la vita è quello con James Shaw, trombettista in erba di New York. Tra i due si instaura immediatamente un feeling musicale perfetto a tal punto che Emily non ci pensa due volte e si trasferisce con lui in un loft a Brooklyn. Col tempo il duo diventa trio con l'arrivo del batterista Joules Scott-Key e nascono così, nel 2001, i Metric, band indie rock che si farà presto conoscere nel mondo. Dopo qualche anno di gavetta con la band, Emily ha la fortuna di essere chiamata, insieme a Shaw, a partecipare al secondo album del progetto Broken Social Scene. Il successo del disco del super-gruppo canadese si riflette anche sui Metric che riescono a pubblicare il loro debutto discografico dal titolo "Old World Underground, Where Are You Now".
Gli anni che seguono Emily li dedica completamente alla musica continuando a suonare e a pubblicare album con i suoi Metric, ma anche provando a crearsi una carriera da solista parallela. E nel 2006, dopo quattro anni di gestazione, ci riesce eccome con il disco "Knives Don't Have Your Back", firmato Emily Haines & The Soft Skeleton che in Italia esce nel 2007. Un disco non facile, onirico, che per oltre 45 minuti alterna sonate per piano e violino, ma che riesce comunque a riscuotere un discreto successo. Tra le collaborazioni spiccano Scott Minor degli Sparklehorse, Justin Peroff dei Broken Social Scene, Evan Cranley degli Stars e lo stesso Shaw, ma la maggior parte del merito è di Emily e della sua voce, perfetta anche in brani distanti anni-luce dalle accelerazioni, dai beat e dai bassi di Metric e Broken Social Scene.