Faith No More

Faith No More
  • Rock, Hard Rock, Funk Metal, Heavy Metal, Alternative Metal, Alternative Pop/Rock
  • La band che ha inventato il crossover metal e che ha introdotto l'uso del campionatore nel rock pesante [... altro]

The Crab Song

La band che ha inventato il crossover metal e che ha introdotto l'uso del campionatore nel rock pesante più mainstream.
Mike Patton è uno dei pochi musicisti emersi alla fine degli anni Ottanta in grado di rivaleggiare per creatività con gli artisti delle decadi precedenti. I Faith No More rappresentano l'ariete con cui il vocalist californiano ha sfondato i compartimenti stagni che dividevano diversi linguaggi prima non comunicanti. Forse però gli stessi Faith No More sono uno strumento troppo ortodosso per il desiderio di creare una sorta di musica onnisciente, che includa tutto e il contrario di tutto. Il talento di Patton si va dunque concentrando dopo l'esplosione della band maggiore in una miriade di progetti collaterali, alcuni francamente insospettabili. Odiati dai puristi, in grado però di attirare fan al di fuori della schiera dei metal kids, i Faith No More restano una di quelle band capaci di far progredire il rock con un'accelerazione impressionante, ridisegnandone il perimetro.

L'esordio californiano
Alla metà degli Anni Ottanta oscure band industriali, come i canadesi Front Line Assembly, gli svizzeri Young Gods e le band elettroniche nordeuropee derivate dai belgi Front 242, stanno lavorando a una contaminazione tra elettronica e rock pesante. Un combo californiano, formato dal chitarrista Jim Martin, il bassista Bill Gould, il batterista Mike Bordin e il cantante Chuck Mosley opera in questo stesso ambito crossover. Ai suoni preimpostati del sintetizzatore si vanno in quel momento sostituendo i pattern elettronici elaborati dai sample registrati col campionatore: la gamma di 'suoni possibili' si va così ampliando all'infinito. Nel contempo altre band, come i Living Colour, fanno convergere le sonorità dell'hip hop e quelle dell'hard rock, gettando un ponte impossibile tra rap e chitarrismo alla Hendrix. I Faith No More recepiscono anche queste sperimentazioni, e le innestano sul crudo taglio dell'hardcore californiano. Il debutto della band avviene con "We Care A Lot" (1985), in cui spicca la title-track e "Greed". In realtà i Depeche Mode e la synth-music non sono così lontani: solo i toni si sono appesantiti e le atmosfere ispessite. La critica si divide tra chi li considera degli innovatori e chi dei ciarlatani. Qualcuno, in riferimento alla loro continua oscillazione tra vari generi, parla di zapping rock. Il secondo album, "Introduce Yourself" (1987) non cambia di molto la posta in gioco. Aumentano le sfumature barocche, e il synth rock assume un'intonazione progressive d'annata. Le canzoni assumono una struttura ancora più libera, in nome di una declinazione ritmica sempre più orientata verso la black music: percussioni, inserti di musica etnica. Anche le chitarre prendono una coloritura diversa, attraverso il ricorso sistematico ad accordi funky, sulla falsariga della tradizione della prima new wave. Si tratta insomma di un progetto di crossover totale, che unisce Talking Heads, Metallica, Parliament, BOC, Red Hot Chilli Peppers. Il mood delle canzoni è peraltro pessimista, e dà luogo a oscure visioni sonore, sposando white noise chitarristico e un uso apocalittico di sampler e tastiere.

Con Mike Patton è un'altra cosa
Nel 1989 Chuck Mosley viene sostituito con Mike Patton, funambolico cantante di quella sorta di vaudeville fuori tempo massimo che sono i Mr.Bungle, un ensemble che estremizza l'idea di musica totale dei Faith No More, creando veri e propri sketches sonori in vorticosa successione, conditi con un'ironia dissacrante. Da un lato c'è ancora una volta l'influenza di George Clinton, dall'altra quella di Frank Zappa, mescolati alle musiche popolari europee della prima parte del secolo. L'arrivo di Patton nei FNM fa dunque pensare a una radicalizzazione della loro anarcoide prassi sonora. E invece il cantante imprime una svolta commerciale, ingabbiando il suono debordante della band nel più ortodosso canone della canzone. Ne esce il disco più canonico e anthemico del gruppo californiano:"Real Thing". Simbolo di questa trasformazione è la loro hit più celebre,"Epic". Si tratta di un devastante rap rock squassato da un wall of sound chitarristico e da un blocco altrettanto compatto di tastiere. L'elemento dinamico è garantito dagli impressionanti stop'n'go della sezione ritmica. Nel complesso però si ha l'impressione di assistere a una rilettura in chiave thrash metal del progressive più AOR degli ultimi Rush o dei primissimi Toto. L'album omonimo dei Mr. Bungle, uscito nel 1991, mostra peraltro quale potrebbe essere il furore inventivo di un Patton non imbrigliato dall'obbiettivo del successo commerciale. con "Angel Dust" (1992), lavoro successivo dei FNM è invece un ulteriore passo compiuto in direzione del mainstream. La struttura è quella del concept album. Il suono è sinfonico, e ha smarrito per strada molta dell'urgenza espressiva dei primordi, così come la componente black. È invece un disco profondamente dark, che può essere paragonato alle opere decadenti dei primi Cure, dei Japan o dei Roxi Music. Con una brusca inversione di rotta e un vero e proprio sconvolgimento della line up, Patton trasporta invece i FNM di "King For A Day" (1995) verso una musica più cantabile e solare, che perde il proprio baricentro ritmico e sembra contaminarsi con suggestioni indiane, caraibiche, gospel, soul. Il disco è uno specchio del vulcanico talento di Patton, coadiuvato dal nuovo chitarrista "Trey Spruance", che opera anche negli stessi Mr.Bungle. E tra i due gruppi non c'è più nessuna differenza sotto il profilo stilistico. Al punto che diventa inutile alimentare questo doppio carnevale sonoro. C'è ancora tempo per un lavoro poco incisivo, a dispetto del nome, "Album Of The Year". Dopo di che Patton si dedica a una sorta di superguppo, i Fantomas (con il mitico Dave Lombardo degli Slayer alla batteria, e membri di Melvins e Mr.Bungle), e a nuove collaborazioni con il giro avantgarde del jazzista John Zorn. A dispetto del suo multiforme ingegno, le opere coi Faith No More rimangono le migliori della sua carriera.