Five For Fighting

Five For Fighting

Se il Secondo Millennio ha bisogno di un cantore arguto, allora quello è John Ondrasik, l'uomo dietro la one-man band dei Five For Fighting.
Uno dei pochi che con la musicalità diretta del rock e l'immediatezza del pop possa intaccare la superficie della società americana. Tutto quello di cui ha bisogno per combattere sono tre strumenti: piano, chitarra e voce. Con un sound che ricorda la Dave Matthews Band, Ben Folds ma anche Beatles ed Elton John, questo progetto musicale esordisce con una vera e propria battaglia contro il sistema americano e i valori decaduti della nostra società, fatta solo di apparenza e idolatria per il successo, a tutti i costi.
Quando si dice che l'essenza delle cose è nel nome, allora questo è il caso di Five For Fighting. L'espressione deriva dal linguaggio dell'hockey e si riferisce ai cinque minuti in cui, a seguito di una punizione, le due squadre si contendono il dischetto nell'area di rigore. Diventa così un nome d'arte, un alias, un grido di battaglia, un rimprovero e l'essenza della vita di John, che ha dovuto combattere alacremente per arrivare al suo album di debutto, “America Town”, uscito nel 2002.
Nato e cresciuto nella San Fernando Valley, fuori Los Angeles, Ondrasik comincia i suoi studi musicali all'età di due anni, sotto l'occhio vigile di un'insegnante di piano molto speciale: la madre. All'età di 14 anni scopre che un solo strumento non lo può soddisfare: la sorella minore riceve come dono di compleanno una chitarra, che le viene prontamente sequestrata dal fratello. Il passaggio da uno strumento all'altro segna anche il momento in cui John scrive la sua prima canzone. Costantemente impegnato a imparare, compra la chitarra elettrica più bella che si possa permettere e un amplificatore poco costoso, mette "Frampton Comes Alive" sul giradischi e lo suona ininterrottamente per due anni. Un metodo fai-da-te che, se non lo trasforma in un virtuoso dello strumento a sei corde, almeno lo mette nelle condizioni di poter scrivere canzoni.
Anche lo 'zampino' di un terzo membro della sua famiglia contribuisce a portare alla luce i Five For Fighting: dal padre, un tempo astrofisico, eredita lo spirito analitico che lo porta a laurearsi in Matematica Applicata all'UCLA. Quella era la facoltà che, a differenza di Informatica (sua prima scelta), gli permetteva di trascorrere solo due ore al giorno sui libri e 10 di fronte a un registratore, una chitarra e un piano.
Quello che manca adesso è uno strumento fondamentale: la voce, che John ha 'allenato' con lezioni formali di lirica. Ma il suo amore sviscerato per la musica di artisti come i Beatles, i Journey, Stevie Wonder, Earth Wind & Fire ed Elton John lo porta a fare il grande passo: fra il semplice performare dell'opera e il divertente scrivere canzoni del rock, ovvio che la scelta ricada sul secondo. Così, dopo aver sfornato "brutte canzoni su brutte canzoni", Ondrasik riesce ad affinare la propria tecnica e a mettere le basi per ciò che sarebbe finito sul suo album di debutto.
Una serie di coincidenze sfortunate, che lo trovano vittima di fallimenti di due etichette e della miopia di alcuni talent-scout, porta al ritardo della produzione dell'album. Poi il contratto con la Aware/Columbia può finalmente realizzare i suoi sogni.
Insieme a un gruppo di musicisti, al produttore Gregg Wattenburg e grazie al sapiente lavoro di mixaggio di Joseph Puig (già collaboratore di Goo Goo Dolls, Beck, Counting Crows, Semisonic), dà forma a "America Town", la sua chiara dichiarazione d'intenti nei confronti del mondo che lo circonda. Con melodie corpose, ritornelli indimenticabili, arrangiamenti semplici e diretti, una struttura classica e performance squisite, il disco affronta temi scomodi, come quello del suicidio, dell'adorazione delle icone tipica del nostro millennio, dell'inutilità dell'essere eroi, del rifiuto per la realtà americana in cui John vive.
Che Five For Fighting – non necessariamente destinato a essere identificato sempre e solo con John, per suo stesso desiderio – sia l'ideale anello di congiunzione fra i gusti dei teenager (principalmente interessati a cantare melodie semplici) e quelli dei fan della musica d'autore più impegnata? Solo il tempo potrà dirlo, e forse serviranno più di cinque minuti…