Foreigner

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I balladeer d'alta classifica per eccellenza degli anni Ottanta.
Attorno ai Foreigner ruota uno strano paradosso: il gruppo statunitense nasce infatti dall'incontro tra due musicisti di ricerca, come Ian Mc Donald e Mick Jones, ma finisce per introdurre la moda dell'adult oriented rock da alta classifica. Un genere che, in reazione alla semplificazione e alla brutalità del suono del primo punk, produce un ritorno a suoni puliti e melodie impeccabili, perdendo per strada però la complessità del progressive e la scrittura visionaria della tarda psichedelia. L'AOR dei Foreigner, distaccandosi dall'hard rock di altre band come Ufo, Boston e Journey, virerà inaspettatamente verso un suono ancora più romantico, che finirà a riempire i dancehall a suon di lenti e a occupare le programmazioni in heavy rotation delle stazioni radiofoniche. Il tempo non è stato particolarmente gentiluomo con le loro hit, precocemente invecchiate a causa dell'utilizzo sempre più sistematico delle tastiere analogiche, mentre meglio conservate sono le loro pagine più hard rock, anche grazie alla favolosa voce di Lou Gramm, vero punto di forza della band.

Duri e commerciali
Allorché l'inglese Ian Mc Donald (classe 1946), polistrumentista cresciuto alla corte di Robert Fripp, decide di lasciare i King Crimson e provare nuove strade, si ricorda del connazionale Mick Jones, (nato nel 1944), chitarrista formatosi suonando nella band della rockstar francese Jhonny Hallyday e nella formazione di surf-rock Nero And The Gladiators, per poi transitare nella lineup di un combo di folk psichedelico, gli Spooky Tooth di Gary Wright, dediti a un suono sospeso tra Red Crayola e Traffic. I due, che provengono dunque da un background molto diverso, iniziano a pensare sin dal 1974 a un gruppo che coniughi chitarre e melodia, uscendo dai cliché dell'hard blues e del progressive. Ne parlano a Ian Lloyd, leader all'epoca degli Stories, band resa famosa da una cover degli Hot Chocolate e da altre hit ultramelodiche nello stile reso allora celebre dai Badfinger. I tre registrano assieme alcune session, finalizzate agli album solisti di Mc Donald e Lloyd, ma l'idea di una vera e propria band non si concretizza. Jones milita per un po' nel gruppo di Leslie West, e poi torna alla carica con gli altri. Stavolta vengono individuati gli altri componenti della nuova band, in Al Greenwood, tastierista americano degli Storm, e soprattutto in Lou Gramm, al secolo Lou Grammatico (1950), vocalist dei Black Sheep, anch'egli statunitense di evidenti origini italiane, così come il bassista Ed Gagliardi, mentre il batterista è il britannico Dennis Elliott. Nasce così la prima lineup dei Foreigner, che debutta nel 1977 con "Foreigner". Il disco è una sorta di compromesso tra l'hard rock melodico dei Bad Company e un utilizzo calibrato e 'atmosferico' dei sintetizzatori, anche se in tracce come "Hot Blooded" emerge un fraseggio chitarristico molto più duro e boogie'n'roll.

Una doppia visione
Il disco di debutto ottiene un ottimo riscontro in termini di vendite, così come i singoli che ne vengono estratti. Per realizzare pienamente il progetto dei Foreigner manca però qualcosa: una produzione più impattante per chitarre e sintetizzatori che viene raggiunta grazie al ricorso al tocco magico di Keith Olsen, vero e proprio re mida dell'AOR. Così il secondo disco, "Double Vision" (1978), punta su un sound ancora più diretto. Nel contempo Ed Gagliardi, che non condivide il taglio sempre più commerciale del songwriting, esce dal gruppo e fonda i più ricercati Spys, e viene sostituito da Rick Willis, che in precedenza è stato la spina dorsale del suono dei Roxy Music. Il lavoro di Olsen viene considerato da Mc Donald sin troppo aggressivo, tant'è che la produzione di "Head Games" (1979) viene affidata a Roy Thomas Baker, responsabile in studio dei Queen. Pur essendo ancora diretto e abrasivo, il suono esce più commerciale. I Foreigner si trovano così a un bivio. Il suono ha mantenuto fino a quel punto la sua integrità rock, pur tra mille compromessi. Bisogna decidere se puntare ancora di più alle classifiche e ai dischi di platino, o assestarsi su un'aurea mediocrità. Il dissidio di vedute che si apre in seno alla band, porta proprio Mc Donald, che in passato aveva spinto per semplificare la scrittura, ad andarsene, unitamente a Greenwood. I Foreigner ne escono letteralmente ridisegnati, e con "4" (1981), vendono più che sommando i primi tre album, soprattutto grazie a "Urgent", che, con la complicità del sassofono, è una sorta di manifesto per il nuovo stile FM Rock che di lì a poco spopolerà nelle chart. Il passo successivo arriva dopo una pausa di riflessione di tre anni, ed è il fortunatissimo (commercialmente) "Agent Provocateur" (1984), che contiene una delle canzoni più amate del decennio: l'anthemica "I Want To Know What Love Is", che consacra soprattutto l'astro del crooner Lou Gramm. L'ultimo disco di grande interesse della band è "Inside Information" (1987), con cui il progetto giunge di fatto al capolinea, dal momento che Gramm pensa ormai alla carriera solista e Jones alla produzione (firmerà "5150" dei Van Halen). "Unusual Heat" (1991) vede alla voce Johnny Edwards, già cantante dei King Kobra, mentre le uscite discografiche successive sono raccolte, al più arricchite da qualche inedito, come "Until The End Of Time", editato anche come singolo nel 1994, e che scalerà ancora una volta le classifiche di mezzo mondo. Ma il tramonto dell'AOR segnerà anche la fine del successo sterminato dei Foreigner, eroi di un rock d'altri tempi.