Four Tet

Four Tet

Kieran Hebden è uno di quei genietti precoci la cui creatività sgorga come la lava di un vulcano iperattivo. E Four Tet è solo uno delle molteplici eruzioni della sua mente musicale. La faccia elettronica della luna di questo beat alchimista inglese si manifesta durante una pausa di un altro suo progetto, Fridge, orientato decisamente più verso il post rock che il downtempo.
Corre l'anno 1997, Kieran saluta Sam Jeffers e Adem Ilhan, suoi compagni nell'avventura Fridge, si compra un laptop e si chiude nella sua stanza, smanettando con samples scaricati dalla Rete e collezionando ritmi da cucinare a fuoco lento. I primi due singoli che escono da quel laboratorio improvvisato ("Thirtysixtwentyfive" e "Misnomer") si guadagnano i galloni di Single Of The Week del New Musical Express e fanno venire l'acquolina in bocca al mondo dell'elettronica, che si prostra in adorante attesa del suo primo album. "Dialogue" appare nel 1999: il miscuglio di jazz con un caleidoscopio di bizzarri samples e suoni campionati gli attira le attenzioni del pioniere del dub Pole (Stefan Betke): tempo di organizzarsi e i due escono con un 12" "Four Tet Vs. Pole", in cui ognuno partecipa con un brano originale e il remix di quello dell'altro.
Nello stesso periodo sotto le vesti di Fridge, Hebden firma per la major Go! Beat, ma Four Tet rimane come moniker alternativo dedito alla sperimentazione electro. Un documentario sul musicista folk Bert Jansch è lo spunto per "Pause" che esce nel 2001 per la Domino Records: l'infusione di folk, ritmi krautrock, breakbeat e downtempo schiude le porte delle migliori venues per un dj set, a partire dal Fabric di Londra, e con queste anche le porte dei remix con Aphex Twins, David Holmes, Cinematic Orchestra, Two Banks Of Four e His Name Is Alive.
"Rounds", il suo terzo album, viene accolto come il miglior disco di elettronica del 2003 ed Hebden alias Four Tet si ritrova travolto dal successo: dal giro dell'Inghilterra con un'utilitaria, due laptop sul sedile posteriore e sua sorella che si occupa di maneggiare mappe stradali e vendita del merchandising al palco con i Radiohead (che mettono "Rounds" tra i loro preferiti del 2003 e gli regalano la possibilità del remix di "Scatterbrain" da "Hail To The Thief") per finire alla Biennale di Venezia e prima della fine dell'anno alla sua prima John Peel Session.
Nel 2004, dopo aver lavorato alla compilation della serie "Another Late Night" si rimette davanti allo schermo del laptop e ne cava il suo quarto album, "Everything Ecstatic" che promuove con il 12" "Smile Around The Face/Sun Drums And Soil" e con una serie di show sold out in compagnia del batterista jazz Steve Reid: è una nuova porta della percezione musicale che si apre davanti alla strada di Four Tet, che prima partecipa agli show del Steve Reid Ensemble e poi lavora anche all'album del 2005 "Spirit Walk". Ma non basta: con Reid, Hebden incide anche due album ("The Exchange Session Vol. 1" e "The Exchange Session Vol. 2") mentre in contemporanea lavora a "Everything Ecstatic", una nuova piroetta di stile, che abbandona la folktronica di "Pause" e "Rounds" e vira verso un suono più cupo e pesante. Hebden continua a concentrarsi soprattutto su remix (Bloc Party, Super Furry Animals, Beth Orton, Kings Of Convenience, ma anche un album doppio intitolato "Remixes" che esce per la Domino) ma in testa è in piena elaborazione "Tongue", il nuovo lavoro con Reid: dopo innumerevoli live nelle situazioni più imprevedibili i due hanno concepito un album esplosivo, improvvisativo e pulsante capace di mettere assieme sia il jazz che il drum & bass che la techno di Detroit.
A inizio 2010 pubblica un altro capolavoro, intitolato "There Is Love In You".