Frou Frou

Frou Frou

Una voce bellissima, suadente ed eterea. Un produttore che ama tutto ciò che è francofono e spruzzato di dark. Insieme, affinano l'udito per la musica di qualità allo stesso modo in cui due 'nasi profumieri' scelgono l'essenza destinata a far girare la testa ai più.
E la musica dell'insolito duo è proprio un'inebriante profumo che riempie la stanza di lucciole, calore oppiaceo, beatitudine, intimità e sete erotiche. Niente di più indicato per descrivere le loro sette note, allora, dell'atipico appellativo, 'frou frou' che è il rumore delle gonne da can can delle ballerine delle Folies Bergères (quello che accompagnava i viaggi allucinogeni di Baudelaire), ma anche il titolo di una vecchia canzone francese che descrive il suono che fa impazzire gli uomini.
Proprio come è impazzito l'autore e produttore inglese Guy Sigsworth quando ha ascoltato per la prima volta Imogen Heap, giovanissima interprete londinese (classe 1981) dalle corde vocali di un angelo.
Il primo viene da esperienze professionali che lo hanno visto impegnato con Seal, Bjork, Tim 'Bomb The Bass' Simonon, Talvingh Singh e Mandalay. La seconda, fin dall'LP solista di debutto, pubblicato quando è ancora adolescente, dimostra di avere una straordinaria eloquenza emotiva. Le strade dei due si incrociano per la prima volta nel 1998, quando Guy lavora a “Getting Scared”, un brano incluso nell'album di Imogen, “I Megaphone”.
Da lì in poi, nutrendo un enorme stima l'uno per l'altro, pongono le basi per un progetto più stabile, pur mantenendo vive altre collaborazioni: Imogen incide con il jazz ensemble britannico Urban Species, mentre Sigsworth viene prima chiamato alla corte della Queen of Pop, Madonna - per scrivere “What It Feels Like For A Girl”, apparso sull'LP del 2001, “Music” – quindi si regala digressioni con My Bloody Valentine, 2 Unlimited e David Sylvian.
Alla fine nel 2002 debuttano come Frou Frou, dando vita all'album “Details”, frutto “dello straordinario incontro di due menti” - come sottolinea la Heap - con 'lui' che lavora all'immaginario globale del duo al piano di sopra del suo studio di West London e 'lei' al piano di sotto in una stanza piena di violoncelli, arpe, chitarre, tastiere, percussioni indiane, giocattoli, libri e uno specchio fatto apposta per ballarci di fronte.
Il disco abbraccia le nuove tecnologie umanizzandole grazie alle tonalità celestiali della lead singer e regala momenti di sublimità umorale, come “Breathe In” (il trascinante singolo), “I Must Be Dreaming” e “Dumbing Down Of Love” che contiene la frase più rivelatoria del lavoro: “la musica non ha valore a meno che riesca a far piangere un estraneo”. Frou Frou è qualcosa che Baudelaire avrebbe follemente amato ascoltare, con e senza oppio.