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Gluecifer

Dicono di essere tra le cose più importanti uscite dalla Norvegia. E hanno sicuramente ragione. E in compagnia di Turbonegro sono un ottimo motivo per andare fieri di quel paese. O per innamorarsi della sua scena rock se non ci siete nati.
In effetti quando i Gluecifer si formano, a metà degli anni novanta, la scena rock norvegese rantola a fatica seguendo le capigliature ormai rarefatte di alcuni mostri sacri della golden age del rock scandinavo. E il debutto dei 5 ragazzi di Oslo (a proposito, il nome deriva dalla colla sniffata a Lucifero/ck, il più bello e dannato degli angeli…) con il singolo "God's Chosen Dealer" è come un'aurora boreale per l'intero movimento rock nordico. Aurora che dura ormai da quasi un decennio, come quei lunghi giorni di luce intensa che accecano le genti vicino al circolo polare artico.
Una serie di singoli (tra cui anche il 12” “Dick Disguised As Pussy”) con una moltitudine di label aprono la strada al combo rock, formato dal frontman Biff Malibu, dai chitarristi Captain Poon e Sinduru Khan, e dalla sezione ritmica composta da Jon Average e Glueros Hellfire, rispettivamente al basso e batteria, verso un contratto con la svedese White Jazz e con la SubPop per il mercato americano. Il primo frutto di questi accordi con la casa che ha aperto la strada a Hellacopters e al fenomeno dello Scandinavian rock è l'album di debutto “Ridin' The Tiger” del 1997, registrato ai leggendari Sunlight studios di Stoccolma dopo l'ingresso in formazione di Raldo Useless e Danny Young al posto di Khan ed Hellfire.
Una raffica serratissima di date accompagna il debutto dei Gluecifer sul lungo formato e il successo di alcuni singoli che ne seguono, da “Dambuster” a “Leather Chair”, da “Shitty City” a “Lard Ass Hagan” fino a “Get The Horn”. E già da queste prime date si capisce che i loro live sono il modo migliore per capire che cosa sia il vero spirito del rock'n'roll: puro fulmicotone punk pop veloce e tirato tra Ramones, Motorhead e MC5.
Il loro secondo album esce immediatamente dopo, nel 1998. Registrato come il precedente con Fred Estby, ma al Polar studio fondato dagli Abba, “Soaring With Eagles At Night To Rise With Pigs In The Morning” è il disco che conferma ai 5 vichinghi che il successo del loro debutto non è stato effimero e che sulla loro musica possono costruire una carriera.
Ma nonostante il successo di vendite con il terzo disco cominciano gli attriti con entrambe le label. “Tender Is The Savage” viene comunque portato a termine con l'aiuto di Daniel Rey, ma questo non impedisce la fine dei rapporti tra i Gluecifer e White Jazz / SubPop.
Niente di male per carità, perché la band non si piange addosso, si mette on the road sui due lati dell'Atlantico (dove suona anche in apertura dei Motorhead) e scopre che i loro fan continuano ad apprezzare la loro musica nonostante la genesi faticosa dell'album.
Tonificati da questo successo sul palco i Gluecifer cominciano a registrare "Basement Apes" prima di passare sotto l'ala della Epic. Avevano bisogno di rivitalizzare la loro musica, di sentirsi liberi, di ritrovare lo spirito iniziale, e solo dopo aver terminato le registrazioni, completamente autofinanziate, decidono di passare alla Sony/Epic.
E con il nuovo contratto firmato in tasca i Gluecifer si mettono al lavoro per la loro quinta fatica “Automatic Thrill”, un disco grintoso che in trentasei minuti invita a scatenarsi, alzare il volume e lasciarsi trasportare dai ritmi sostenuti.