Grand National

Grand National

Se ci pensi bene, il pop è nobile. Basta lavorarci sopra con grazia, furbizia e culto del passato.
Le radici dei Grand National sono sotterrate a Buffalo, nello stato di New York, dove verso la fine del 1998, si incontrano due musicisti che coltivano l'idea di diventare una indie pop band. Sono il vocalist e chitarrista Brian Woods e il bassista Alex Perry: i due formano inizialmente un combo che ha una vita molto breve ma mostra delle intuizioni musicali che torneranno buone più avanti. Woods e Perry infatti si separano ma si ricongiungono in un trio con il chitarrista David Julian, sotto il nome di Tuba Girl. Il primo lavoro della band è l'indipendente "Psychic Vampires / Vitamin City", del 1999, che vende velocemente oltre 2000 copie senza un briciolo di pubblicità e diventa un culto nelle radio di college.
Il trio percorre la East Coast e il resto degli Usa suonando insieme ai Weezer, Superdrag, Smashmouth e facendo conoscere il loro punto di vista sul power pop. Nel 2000 arriva un'altra (finta) frattura: i Tuba Girl si dividono e si mettono a scrivere musica ognuno per conto proprio, per arrivare a ridefinire un sound più consono alle loro corde. In realtà, per mesi si rinchiudono in studio 5 giorni a settimana per lavorare a materiale che riassumesse la nuova onda della loro sensibilità sonora, e decidono perciò di mutare nome in Grand National. Decidono ai aggiungere un altro membro al trio, il batterista Jeff Schaller, proveniente dai Blue Bullet Skater.
La prima uscita ufficiale del nuovo quartetto è un opening per i canadesi Headstones, davanti a 6000 spettatori. L'attività live continua nel nordamerica, di pari passo al lavoro in studio, per la realizzazione di demo da far girare presso le case discografiche. Il Cd dei Grand National arriva alle orecchie di Dave Trumfio, producer di Wilco, Ok-Go e Anniversari, che convoca i quattro a Los Angeles per la registrazione di un Ep di 5 tracce. Il lavoro esce nel 2002 con il titolo "Kingsize", ed è accolto subito con plauso da critica e pubblico per la sua produzione raffinata, i giochi di armonie vocali, la fusione di indie pop e psichedelica leggera in ballate che devono qualcosa un po' a ogni decade di storia della musica, dallo space rock al pop più dolce, allo shoegazer-style. Un Ep energetico e accattivante, che è solo un antipasto di quello che i Grand National promettono.