Grave Digger

Grave Digger

Il lavoro sporco dello speed metal.
Seminali e teutonici fino al midollo, i Grave Digger macinano la scena metal europea da quando esiste, come pionieri dello speed-power tedesco degli anni Ottanta e in prima fila per il rilancio del genere a metà anni Novanta. Lavoro di trincea, il loro, lontano dai grandi successi di molti conterranei, un lavoro duro e necessario, fatto di ottima musica e fan fedelissimi.
Dopo qualche anno di gavetta tra festival locali e compilation, nel 1984 Chris Boltendahl (voce), Peter Masson (chitarra), Willi Lackmann (basso) e Albert Eckardt (batteria) incidono il loro primo album sotto Noise, etichetta fondamentale per la nascita del power metal. "Heavy Metal Breakdown" è un disco diretto, devastante, ben suonato, che contribuisce a fissare le regole del genere. Ed è in buona compagnia: nel 1984 debuttano i Running Wild con "Gates To Purgatory", l'anno dopo toccherà ai Rage e agli Helloween con "Walls Of Jericho".
È proprio con gli Helloween e coi giganti svizzeri Celtic Frost che i Grave Digger vanno in tour per promuovere il loro secondo lavoro, "Witch Hunter" (1985). Eckardt lascia, sostituito alla batteria da C.F. Brank, ma la band sembra aver imboccato la strada giusta. Nel 1986 pubblica "War Games", sempre sotto Noise, album che mette un altro paletto al power metal teutonico, e cambia chitarrista: Masson lascia spazio a Uwe Lulis, axeman tutto riff e talento.
Nel 1987 i Grave Digger dilapidano quanto di buono fatto. Forse cedendo alle pressione della casa discografica, forse per tentare di guadagnarsi un pubblico più ampio dei fedelissimi del metallo, Boltendahl e soci decidono di cambiare nome e registro. Semplificano il monicker in Digger e pubblicano "Stronger Than Ever", un album che non assomiglia minimamente dal metal duro e crudo suonato dalla band fino a quel momento. È più un disco alla Bon Jovi e alla Van Halen, rock da classifica mirato a fare botteghino. Solo che non funziona: i vecchi fan snobbano il disco indignati, il grande pubblico lo snobba senza indignazione. Incassato il flop, Boltendahl decide di mettere la parola fine agli scavatori di tombe.
Poco dopo lo scioglimento dei Grave Digger tutta la scena speed power entra in crisi: il pubblico volge l'orecchio altrove, molti gruppi sembrano aver perso lo smalto degli esordi, le nuove leve latitano e non lasciano il segno. Il vento sembra cambiare poco prima della metà degli anni Novanta, e si chiede a gran voce il ritorno dei gruppi storici. Un po' per le pressione dei fan, un po' perché la voglia di fare metallo è tanta, Boltendahl riunisce la truppa. Con qualche correzione: Uwe torna alla chitarra, Tomi Göttlich viene convocato al basso e alla batteria si siede Jörg Michael, mostruosa locomotiva ritmica reduce da esperienze con Running Wild e Rage.
"The Reaper" esce sotto GUN nel 1993, massiccio e spietato come i primi dischi della band. L'anno dopo i quattro tedeschi battono il metallo finché è caldo: esce "Symphony Of Death", un EP che è praticamente un nuovo album, e i Grave Digger vanno in tour per l'Europa suonando come gruppo d'apertura alle date tedesche dei Manowar. C'è però da cambiare batterista: Michaels è risucchiato dalla sua doppia attività con Running Wild e Stratovarius, al suo posto viene arruolato Frank Ullrich.
I tempi sembrano definitivamente maturi per la grande riscossa del power metal: nel 1995 escono "Land Of The Free" dei Gamma Ray e "Immagination From The Other Side" dei Blind Guardian, miele che cola nelle orecchie dei fan del metal vecchio stampo. Anche gli scavatori di tombe prendono parte alla festa: pubblicano "Heart of Darkness", disco cupo con sonorità molto thrash, cambiano per l'ennesima volta batterista (è il turno di Stefan Arnold, destinato a durare a lungo) e mettono in cantiere un lavoro ispirato alla storia scozzese.
"Tunes Of War" esce nel 1996 ed è una magistrale lezione di come andrebbe fatto il metal alla tedesca: melodico, tecnico, tirato quando serve e epico quando c'è da far cantare la platea. Guidato dalla voce cartavetrata di Bolthendahl, il gruppo ha trovato la sua identità estetica per gli anni Novanta, e realizza una trilogia di album ispirati alla storia medievale. Apre "Tunes Of War", "Knights Of The Cross" esce nel 1997 e racconta le vicende dei templari, due anni dopo "Excalibur" chiude il progetto con un concept incentrato su Re Artù e i suoi Cavalieri. Nel frattempo, la band ha cambiato bassista: Jens Becker ha rimpiazzato un dimissionario Tomi Göttlich.
Il nuovo millennio si apre con una rottura clamorosa: poco dopo un concerto celebrativo dei vent'anni d'attività della band, Uwe Lulis lascia. Decide di fondare una nuova band, e di portarsi dietro il nome Grave Digger. Boltendahl, unico rimasto della formazione originale, non la prende bene, passa per avvocati e alla fine la spunta. I Grave Digger sono roba sua, Lulis ripiega su Rebellion e inizia una nuova pagina della sua carriera.
Assoldato l'ex Rage Manni Schmidt alle sei corde e promosso Hans-Peter Katzenburg da tastierista di supporto live a membro effettivo, i Grave Digger tornano in studio. A fine 2001 esce "The Grave Digger" sotto Nuclear Blast, disco oscuro molto vicino al mood di "Heart Of Darkness", con testi che si staccano dalle tematiche medievali per ispirarsi all'opera di Edgar Allan Poe. Due anni dopo, messo agli archivi "Tunes Of Wacken", live del 2002 registrato al re dei festival metal europei, gli scavatori di tombe sono di nuovo alle prese con mitologia e tempi che furono. "Rheingold" è un altro concept di solido e rodato power metal, ispirato alle leggende del ciclo dei Nibelunghi e alle opere di Richard Wagner (a detta di alcuni, il precursore dell'epic metal).
Il tour di "Reinghold" regala più di una soddisfazione, la band sembra aver finalmente trovato una sistemazione definitiva e rientra in studio per partorire, nel 2005, "The Last Supper". Non è propriamente un concept album, anche se molte canzoni ruotano attorno agli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo. Il disco trova buona stampa, secondo molti è il migliore della band dai tempi di "Tunes Of War".
Nonostante la rottura, nel 2006, del contratto con la Nuclear Blast, Chris Boltendahl decide che c'è ancora benzina per la band e ci sono altre tombe da scavare: firma con la spagnola Locomotive Records e riporta il gruppo in studio, annunciando il nuovo "Liberty And Death" per il 2007.