Huey Lewis

Huey Lewis

Una faccia da schiaffi, una ruvida voce soul, e una rock band scatenata con una sezione fiati da urlo. Questi i principali ingredienti che hanno fatto del californiano Huey Lewis e della sua band, The News, delle icone del pop-rock anni Ottanta.
Eredi della tradizione del soul bianco alla Bob Seger, ma egualmente influenzati dal pub-rock britannico e dall' R&B e rock & roll degli anni Sessanta, Huey Lewis e i The News hanno prodotto, al massimo del loro fulgore, un energico e ruspante rock da bar, con il risultato di cantare gli umori del proletariato, senza tuttavia proporsi alcun serioso intento di critica sociale. Cosa che non ha impedito loro di piazzare 17 single nella classifica dei Top 40, vendendo qualcosa come 12 milioni di dischi negli ultimi due decenni

La musica nel sangue
Huey Lewis nasce Hugh Anthony Cregg III il 5 luglio 1950 a New York City, figlio di un'artista polacca, costretta a emigrare durante la II Guerra Mondiale, e di un padre con un passato da batterista jazz. La famiglia quasi subito si trasferisce a Marin City nella Mill Valley, un'area nelle vicinanze di San Francisco, da tempo diventata approdo prediletto per numerosi musicisti rock. Un destino. Il giovane Hugh si adatta presto al contesto, alternando fino al college la musica ai libri. Nel 1967 apprende che è stato ammesso alla Cornell University di Ithaca, NY, ma decide, su consiglio del padre, di prendersi un periodo sabbatico in Europa. Tra l'attesa di un treno e quella di un pullman, è proprio sulle strade del Vecchio Continente che Hugh impara a suonare l'armonica. Ben presto diventa un raffinato bluesman e prima di tornare a casa guadagna i suoi primi dollari (150, per la precisione) dando il suo primo concerto.
Al suo ritorno entra alla Cornell, iscrivendosi al corso di ingegneria. Nonostante le buone premesse, Hugh ben presto perde interesse per gli studi, attratto dal… lato oscuro del soul. Prima si aggrega a una band chiamata Slippery Elm, finchè nel dicembre del 1969 decide di abbandonare definitivamente la Cornell, per tornare a bazzicare la zona della baia di san Francisco e tentare seriamente con la carriera musicale (proposito spesso intercalato con lavoretti di ogni tipo, dal carpentiere… al pittore di paesaggi).

Una lunga gavetta
Nel 1971 Huey si aggrega a una band locale, i Clover ed è da ricondursi a questo periodo la scelta del nome d'arte Huey Louie (poi Huey Lewis), che si rifà al nome americano di due dei nipotini di Paperino (Qui e Quo). Sean Hoper si unisce alla band nel 1972 che all'epoca è così composta: John McFee, Alex Call, John Ciambotti, Mitch Howie, e Mickey Shine. In questo periodo troviamo Huey impegnato all'armonica e solo raramente ha modo di sfoggiare la sua calda, ruvida voce. La principale band avversaria dei Clover è quella dei Soundhole di Johnny Colla, Mario Cipollina e Bill Gibson che presto fanno amicizia con i 'rivali'.
Nel 1976, dopo aver suonato con modesto successo nella Bay Area, i Clover si spostano a Los Angeles e durante una loro performance live vengono notati da Nick Lowe (che diverrà uno degli astri più lucenti della scena rock britannica, nonché un buon amico di Huey), che convince la band a seguirlo in Inghilterra. Ma la fortuna non è dalla loro parte: la popolarità del folk-rock (chiamato pub rock in UK) è in forte calo a favore dell'esplosione del punk rock. Lowe produce il loro primo single, “Chicken Funk” (con Lewis come leading voice), e registrano due album per l'etichetta inglese Phonogram ma si rivelano tutte iniziative fallimentari. Mentre Huey si prende una pausa i Clover accompagnano Elvis Costello nel suo album di debutto “My Aim Is True”. Lewis nel frattempo accompagna all'armonica Nick Lowe nell'album “Labour Of Lust” e Dave Edmund nel suo “Repeat When Necessary”, che include anche un singolo a firma di Huey, “Bad Is Bad”. Al loro ritorno in California, i Clover si sciolgono quando McFee, il leader del gruppo, si unisce ai Doobie Brothers.
Nel 1978 Huey è l'attrazione, assieme a quelli che diventeranno i News (Mario Cipollina al basso, Johnny Colla al sassofono e alla chitarra e Bill Gibson alla batteria; ovvero la formazione quasi al completo dei Soundhole), del Monday Night Live all' Uncle Charlie's, un club in Corte Madera, California, che verrà utilizzato come location per il video della hit "The Power Of Love". Dopo aver registrato il single “Exo-Disco” (una versione disco del main theme del film "Exodus", che passerà del tutto inosservata) Huey firma un contratto con la Phonogram Records, e sceglie Bob Brown come manager. Nel 1979 si forma la band Huey Lewis and the American Express, che mette in piedi alcuni spettacoli (anche come supporter di Van Morrison), prima di cambiare definitivamente il nome in “Huey Lewis and The News” su ispirato consiglio di Brown. Un consiglio, peraltro, dettato da un'imposizione della Chrysalis che nel 1980 offre un contratto al gruppo, cui nel frattempo si è aggiunto il chitarrista Chris Hayes. Nello stesso anno viene prodotto il loro eponimo disco di debutto senza gran clamore.

I dorati anni Ottanta
Occorre aspettare il 1982 per registrare il primo vero successo della band: il single "Do You Believe In Love" contenuto nel secondo album “Picture This” entra nella Top Ten e la band, grazie a un'incessante attività dal vivo a un altro paio di hit minori ("Hope You Love Me Like You Say You Do" e il febbrile "Workin' For A Livin'”), incomincia a crearsi un seguito. Con l'album successivo, il multi-platino “Sports” (1983), è il decollo: nel 1984 scala la vetta della Top Ten degli album più venduti, raggiungendo un totale di 7 milioni di copie e disseminando la Single Top Ten delle sue hit ("Heart And Soul" è ottava nel 1983, e l'anno successivo la viscerale "I Want A New Drug" e "The Heart Of Rock & Roll” e "If This Is It" raggiungono tutte la sesta piazza). In quegli anni la band vanta forse la sezione fiati più accattivante al mondo e i loro pezzi sono un vero tripudio di sassofoni, energici organi soul e ispirate chitarre bolgie; l'armonica blues di Huey è la ciliegina sulla torta. Nel 1984 Lewis cita in giudizio per plagio Ray Parker Jr., affermando che con "Ghostbusters" ha pesantemente saccheggiato "I Want A New Drug". La questione viene poi risolta extragiudizialmente.
Nel 1985 The News piazzano per la prima volta una loro canzone nella Single Top Ten: si tratta di "The Power Of Love", hit inclusa nella colonna sonora del film “Ritorno Al Futuro” di Robert Zemeckis. I News ci prendono gusto e la cosa si ripete l'anno seguente con "Stuck With You" e “Jacob's Ladder” (nel 1987). Entrambi i single sono inclusi nell'album “Fore” (1986) che, dal canto suo, non fatica ad arrivare anch'esso primo nella Top Ten.

Il declino degli anni Novanta
Mentre le chart sono disseminate delle loro canzoni (saranno dei successi anche "Hip To Be Square", "I Know What I Like" e "Doing It All for My Baby"), forte di questo successo, la band decide di esplorare musicalmente le più diverse tradizioni della musica americana. Il risultato è l'album “Small World” (1988) che, nonostante la Top Ten hit “Perfect World”, non supera l'11° posto.
I News ci mettono tre anni per uscire col nuovo “Hard At Play”, prodotto dalla EMI. L'album non entra neppure nella Top 20 e produce una sola hit, "Couple Days Off". E' il canto del cigno. Gli anni Novanta passano in sordina tra qualche sporadico concerto e una vena che, esaurendosi, declina melanconicamente verso le cover di rhythm and blues: l'unico album della decade, “Four Chords And Several Years Ago” (Elektra, 1994), è un chiaro esempio di questo trend. In questi anni la faccia da schiaffi di Huey Lewis si presta a numerose comparsate in film di medio livello, anche se spesso l'apparizione non è accreditata. Lo ricordiamo (dopo l'esordio in “Ritorno Al Futuro” in un divertente cameo) soprattutto in “America Oggi” (1993) di Robert Altman e, finalmente co-protagonista, nei panni del padre di Gwyneth Paltrow in “Duets” (2000).

Come l'Araba Fenice?
Quando ormai si disperava potessero risorgere, eccoli rispuntare dieci anni dopo con l'album “Plan B” che raccoglie finalmente canzoni originali (a eccezione della cover di “When I Write The Book” di Nick Lowe) ispirate a un genuino rock & roll dai riflessi soul che musicalmente riportano il gruppo alla genuinità degli esordi, anche e soprattutto perché le ambizioni commerciali sono ormai un lontano ricordo. Le canzoni sono senza pretese, ma briose, divertenti e di facile ascolto. Messo da parte il sound a cavallo tra il classico pub rock e i modernismi post new wave degli album di maggior successo, i brani tornano a scorrere energici e melodici. L'ideale colonna sonora di un venerdì sera tutto musica e birra.