Iggy Pop

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Cry For Love

L'iguana, l'icona, il mito.

ETERNO ROCK'N'ROLL
A partire dagli anni Sessanta, Iggy Pop ha assunto un ruolo fondamentale come emblema e innovatore per almeno due generazioni di amanti del rock. Nessun altro ha percorso la strada feroce del successo allo stesso modo, con la sua disciplina iconoclasta. Al nuovo millennio senza profeti sono giunti pochi sopravvissuti alla selezione naturale del rock, ma di essi soltanto alcuni possono mostrare le cicatrici di una vita sparata a mille all'ora e ancora meno hanno la determinazione di essere ancora artisti. E Iggy Pop non è solo il monumento alla memoria dei magnifici Stooges, ma anche un solista di valore assoluto.

GLI STOOGES (E COME IL ROCK CAMBIA STRADA)
Nato a Muskegon, Michigan, il 21 aprile 1947 come James Newell Osterberg, Iggy Pop è un bambino introverso che cresce in una roulotte con i suoi genitori, non lontano da Ann Arbour. Dagli esordi a metà anni Sessanta come batterista per gli Iguanas (gruppo dei tempi del liceo), all'affermazione come leader del gruppo di bastardi The Stooges - siamo a fine anni '60 - alla sua carriera solista degli ultimi vent'anni, Iggy Pop ha sempre sfidato l'establishment del rock'n'roll con irruenza devastatoria.
Gli Stooges, appunto. Non è solo la loro musica ad attirare l'attenzione dei fan e dei media: il comportamento oltraggioso di Pop sul palco – si incide con il vetro, si strofina cibo sul corpo, pratica stage diving e via così - diventa in breve una leggenda. Gli Stooges, con il loro mix anarcoide di blues ed energia incontrollabile ("Stooges" del 1969, poi "Fun House" del 1970), incendiano Detroit e urlano il primo vagito del punk, del garage e anche del metal americano, sebbene inizialmente siano etichettati come banali e monotoni rumoristi dalla maggior parte della critica. Ma i fan capiscono la loro portata innovativa.
Meno di un anno dopo la sua uscita, "Raw Power" (1973) finisce nei sacchi dell'immondizia della maggior parte dei negozi musicali. Il tempo renderà giustizia e ironicamente, quattordici anni più tardi, la rivista Rolling Stone lo includerà nei Top 100 Album di tutti i tempi, definendolo "un classico fuori dagli schemi".

L'ERA POST-STOOGES
Nel 1974 gli Stooges, stravolti dalla droga, si sciolgono. Per un breve periodo Iggy vive come un senzatetto per le strade di Los Angeles, poi si fa ricoverare al Neuropsychiatric Institute. Gli fa visita l'amico David Bowie, che se lo porta in tour e poi a Berlino sul finire del 1976, procurandogli anche un contratto con la Virgin.
Quando nel 1977 debutta come solista con "The Idiot" e "Lust For Life" (due album in collaborazione con David Bowie), la critica e il pubblico rimangono spiazzati dall'improvviso scarto della sua direzione musicale - Iggy stesso dichiara che "The Idiot" è un incrocio fra James Brown e i Kraftwerk – ma i due LP vendono meglio dei lavori firmati Stooges e in Inghilterra Pop è adorato dalla nascente scena punk. Dopo il tour mondiale immortalato in "T.V. Eye Live", Iggy taglia il cordone ombelicale con Bowie. Durante gli ultimi anni Settanta e all'inizio degli Ottanta, i suoi dischi solisti ("New Values" del 1979, "Soldier" nel 1980, "Party" nel 1981, "Zombie Birdhouse" nel 1982) continuano a sfidare qualsiasi aspettativa stereotipata. Alla sperimentazione costante di nuovi stili e sound, insieme a una formazione di musicisti sempre in evoluzione sia in studio che in tour, si accompagnano i mutamenti d'immagine di Iggy: anche le sue diverse pettinature o colorazioni sembrano accentuare la sua espressione artistica.
Nel 1982 esce l'autobiografia "I Need More", storia di eccessi rock'n'roll. Vera. Per quasi quattro anni Iggy lotta con la tossicodipendenza e scompare dalle scene; torna nel 1986 con "Blah Blah Blah" prodotto da Bowie, a cui segue "Instinct" nel 1988.
Mentre fa il suo ingresso negli anni Novanta, Iggy firma ancora un contratto con la Virgin Records e pubblica "Brick By Brick" (1990), che riscuote un massiccio successo anche fuori dalla scena alternativa con la sua prima hit da Top 40, "Candy". Seguono gli LP "American Caesar" (1993) e "Naughty Little Doggie" (1996). La raccolta "Nude & Rude – The Best Of Iggy Pop" (1997) riflette e riassume le molteplici ispirazioni e pratiche musicali di Iggy; è inoltre il primo LP a incorporare canzoni degli Stooges insieme a canzoni da solista. "Please Kill Me: The Oral History Of Punk", pubblicato in questo periodo, è un altro libro obbligatorio.

SU E GIU', MA SEMPRE DI PESO
Nonostante un ritorno commerciale in definitiva un po' tentennante (picchi, ma anche prove così così), il suo status di eterna incarnazione del vero rock è un dato acquisito e ribadito decennio dopo deecennio, mentre la sua musica si è infiltrata con persistenza nel nocciolo musicale dei tempi e ha fornito ispirazione a molti artisti. La musica di Iggy, infatti, è coverizzata da molti artisti internazionali: "No Fun" dai Sex Pistols (1977), "China Girl" da David Bowie (1981), "The Passenger" da Siouxsie & The Banshees (1987), "Raw Power" dai Guns N' Roses (1993). E poi hanno pagato dazio, tra gli altri: Rage Against The Machine, Red Hot Chili Peppers, Monster Magnet, Damned, R.E.M., Boy George, Pete Yorn, addirittura Tom Jones e Grace Jones.
Le sue canzoni sono state usate anche in spot pubblicitari ("Search & Destroy" dalla Nike), telefilm e film, ad esempio come theme-track di "Trainspotting" ("Lust For Life"). In tal modo Iggy Pop è continuamente riscoperto da nuove generazioni e attraversa gli anni Novanta con passo trionfale, dopo aver speso gli anni Ottanta a strafarsi e incidere dischi senza sfondare.
La recitazione è un'altra componente importante della sua vita: è apparso infatti in vari pellicole, tra cui "Sid & Nancy", "Il Colore Dei Soldi", "Cry-Baby" (1990), "Tank Girl" (1993), "Dead Man" di Jim Jarmusch (1995), "Atolladero" (1995), "Il Corvo II", "City Of Angels" (1996), "The Brave" (1997), "Snow Day" (2000), "Coffee & Cigarettes" (2003). E poi anche tanta TV; ma la musica resta sempre la sua preda principale.

OLTRE IL 2000
Scatta la lancetta del nuovo millennio e Iggy Pop è sempre presente. Un fascio di nervi idrofobo. "Beat Em Up", pubblicato nell'estate 2001 come seguito di "Avenue B" del 1999, vede Iggy all'opera (qui anche come produttore) insieme ai chitarristi Whitey Kirst e Pete Marshall, al bassista Lloyd 'Mooseman' Roberts e al batterista Alex Kirst. Tragicamente, Roberts – ex membro dei portentosi Body Count capitanati dal rapper Ice T- è assassinato nell'inverno 2000 in una sparatoria stradale; Marshall lo sostituisce al basso durante il tour a supporto dell'album.
Poi accade una cosa meravigliosa.
Inizia con la musica degli Stooges che ricompare in giro, prima ricreata-citata nel 1998 dai Wylde Ratttz formati da Ron e Scott Asheton (i due fratelli degli Stooges), Thurston Moore dei Sonic Youth, da Mike Watt e da Mark Arm dei Mudhoney. Poi Watt aggiunge materiale degli Stooges al repertorio delle sue band, poi Watt e Ron e più tardi anche Scott si mettono con Jay Mascis dei Dinosaur Jr. e gli Stooges tornano a eruttare dai palchi dei loro concerti. E gli Stooges funzionano, funzionano ancora (funzionano sempre). Iggy ci fa un pensierino.
Ed ecco la cosa meravigliosa: gli Stooges risorgono. Iggy convoca gli ex-compagni e nel gennaio 2003 incide con loro 4 canzoni fresche di conio per il suo nuovo disco. Non accadeva dal 1973, da quell'ultimo concerto a Detroit finito poi in "Metallic Ko" (1976). In aprile gli Stooges (con Watt al basso, però) suonano al festival di Coachella, in agosto sono a New York e infine ritornano a Detroit. Dopo l'estate esce "Skull Ring", frutto di numerose collaborazioni (oltre agli Stooges): Green Day, Sum 41, Peaches; 7 canzoni sono firmate dai Trolls, la band di Iggy Pop.