I'm from Barcelona

I'm from Barcelona
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A volte succede che una trentina di svedesi usciti dal nulla ti prendano in giro con il loro gioioso pop corale, e a te non resta che stare al gioco. Perchè di gioco si tratta, un gioco che piace soprattutto quando si è stufi di quell'universo musicale fatto di pose, atteggiamenti e poco altro. C'era da scommettere sugli I'm From Barcelona già dall'uscita del delizioso EP "Sing!": il collettivo scandinavo vince per la semplicità, l'ironia e la voglia di non prendersi troppo sul serio; pare evidente ascoltando "Let Me Introduce My Friends" che la voglia di divertirsi è tanta e soprattutto vera.
Il segreto di questi mattacchioni? la trasparenza: difficile negarsi al messaggio subliminale "Guarda, siamo qui, facciamo musica perchè ci piace, non c'importa molto altro, se non divertirci e divertire, canta insieme a noi!". Una valida colonna sonora estiva oltre che una piacevole novità. Senza scomodare più di tanto i Belle & Sebastian, gli svedesi possono ricordare i Polyphonic Spree privati di quel poco di serietà spirituale e i connazionali Laakso e Architecture in Helsinki in versione meno cervellotica. Una media di tre minuti a canzone, dal glockenspiel dell'iniziale "Oversleeping" all'atto d'amore "Barcelona Loves You", passando per la demenziale "Collection of Stamps", le risate di "Rec & Play" e il falsetto di "This Boy".
Tutto all'insegna della spensieratezza, non senza qualche pennellata malinconica come il "Don't be afraid, cause everything is gonna turn to be ok" di "Ola Kala", ritornello sospeso e dilatato come una nuvola grigia in mezzo al cielo sereno, o la più posata Chicken Pox. A tutto questo basta aggiungere il singolo già citato e la splendida "Treehouse", una delicata favola di lui e lei soli su una casa sull'albero, un banjo ad accompagnare poche parole ripetute più volte. Il primo show del collettivo/coro (29 membri!) di Goteborg, nell'agosto del 2005, dà il via ad una catena di altre apparizioni e segnalazioni, sui blog e sulla carta stampata: nel giro di due mesi, circa 20.000 canzoni vengono scaricate dal sito della band. E'solo il primo - velocissimo passo - che li porterà a pubblicare, all'inizio del 2006, l'EP Don't Give Up On Your Dream, Buddy! a cui seguirà quest album d'esordio Let Me Introduce My Friends, vero e proprio trampolino di lancio nel panorama indie pop europeo.
Se avete tanto tempo libero; se ogni tanto ritornate alle medie e avete un sacco di amici; e un giorno decidete che quelle stupide poesie, scarabocchiate sul quaderno mentre il prof di Matematica stava spiegando un teorema che avevate già rinunciato a capire, forse non sono poi tanto male; se qualcuno un giorno - vedendovi rigirarvi i pollici eternamente - ha pensato fosse una buona idea comprarvi una chitarra e voi, attraverso un labirintico giro di telefonate, avete chiamato tutti i vostri amici a casa vostra e avete iniziato a suonare, incuranti del vicino che inizia a bestemmiare; se qualcuno ha portato un banjo e altri strumenti; se qualcun altro ha con sè un vecchio registratore; se, guardando oltre le lattine di birra tracannate e i posaceneri pieni di mozziconi rovesciati sul pavimento, avete recuperato un EP; se poi avete una connessione ad internet e - magari - un vostro blog, su cui scrivete tutte le stramberie che vi passano per la testa e che aggiornate soprattutto quando siete sbronzi, allora può darsi che qualcuno, più strambo di voi, con più tempo libero di voi - si sia scaricato queste iper lo-fi melodies e, in un istante di lucidità, abbia deciso che gli piacciono e le abbia segnalate con un'email ai suoi amici; e questi abbiano fatto altrettanto. Per farla breve, se nell'ultimo anno vi sono successe queste cose, allora siete uno dei 29 componenti degli I'm From Barcelona che, nel giro di un anno, si è ritrovato dall'appendere specchi sul soffitto a far uscire un album, ad avere un singolo ("We're From Barcelona") in vetta alle classifiche scandinave e a partecipare a vari festival di musica indipendente come foste i Polyphonic Spree rinchiusi in uno stanzino ("Oversleeping" e "Treehouse"); o gli Oasis che fanno shopping all'Ikea ("Ola Kala"); oppure i Tilly and the Wall imbucati nel coro di una chiesa svedese ("Collection Of Stamps" e "We're From Barcelona"); o ancora i The Boy Least Likely To in gita scolastica a Goteborg ("This Boy").
Tutto questo, nel giro di così poco tempo, vi sembrerà esagerato - un sogno: eppure la vostra filosofia di vita, fatta di melodie euforiche e paesaggi pastello, sembra aver contagiato un po'tutti quelli che sono venuti a sentirvi e che ora cantano a squarciagola le vostre strofe; ed è davvero difficile capire "dove finisca la band e dove cominci il pubblico".