James Brown

James Brown
  • R&B, R&B, Funk, Soul, Blaxploitation
  • Il Padrino Del Soul, Fratello Soul Numero Uno, Mister Dynamyte, Il Più Gran Lavoratore Dello Showbusiness. [... altro]

I Got You (I Feel Good) (Live)

Il Padrino Del Soul, Fratello Soul Numero Uno, Mister Dynamyte, Il Più Gran Lavoratore Dello Showbusiness. Titoli impegnativi, ma nessuno più di lui se li è conquistati sul palco. E nessun artista afroamericano più di lui ha influenzato la musica di tante generazioni. Ha guidato due rivoluzioni musicali: prima traghettando il R&B verso il soul e poi il soul verso il funk. Ma non basta: l'hip-hop degli anni '90 ha vissuto alla grande sui suoi campionamenti, i suoi concerti verranno ricordati come il momento più eccitante, esilarante e meglio congegnato di tutti gli anni '60, così come "Sex Machine" rimane tra i brani più conosciuti di tutti i tempi. E la storia della sua vita ha i tratti e le dimensioni del Mito.
James Brown nasce a Macon, Gorgia, nel profondo sud degli Stati Uniti, il 13 maggio 1933. La famiglia è poverissima e lui cresce da gran teppista, dedicandosi alle rapine a mano armata e finendo in prigione. Con l'aiuto della famiglia del cantante Bobby Byrd ottiene la libertà sulla parola e fonda un gruppo gospel, The Flames, deviando verso il R&B non appena la rock-revolution squarta in due il mondo della musica.
La band firma con la Federal/King e raccoglie un buon successo con la travolgente ballata da chiesa "Please, Please, Please". Il carisma, l'energia e il talento del giovane Brown sono talmente esplosivi da proporlo come leader naturale: subito il gruppo cambia nome in James Brown and the Famous Flames. I singoli dei due anni successivi sono però un flop, presi di peso da Roy Brown, Hank Ballard, Little Richard e Ray Charles, i punti di riferimento di Brown: il futuro Padrino Del Soul, come molti altri autori dell'epoca, soffre della mancanza di canzoni di livello da proporre, in compenso lavora alacremente per mettere a punto il suo stile. Ciò che lo farà emergere è la feroce determinazione con cui ricerca nuove soluzioni, fa crescere la band e tiene l'occhio sui nuovi trend musicali.
Finalmente, quando sta per mollare la spugna, arriva "Try Me", che scala le classifiche e dà il via a una serie di hit che fanno incursioni regolari nelle chart. Nei '60 il sound viene arricchito da ritmi latin e influenze jazz ("Good Good Lovin", "I'll Go Crazy", "Think" e "Night Train"), dando vita a ballate venate di gospel.
Gli spettacoli di Brown sono già un culto tra il pubblico afroamericano, ma è con "Live at the Apollo" (1963) che sfonda come star. L'album riprende uno show tenuto nello storico teatro, trasmettendo tutta la forza trascinante delle sue esibizioni, fatte di energia mistica, atletismo scatenato e calcolata spontaneità. James è una inarrestabile e sensuale forza della natura e il disco irrompe al numero due nella classifica dei 33 giri (mai successo per un lavoro R&B).
Il disaccordo con la King sulla release del disco porta il leader a cercare nuove strade, ignorando il contratto con la label e pubblicando "Out of Sight" per la Smash; l'effetto sarà una battaglia legale che gli impedisce di incidere per un anno. Ma il nuovo contratto gli garantisce molto più controllo artistico sul materiale: in ogni caso con "Out of Sight" inizia una nuova era per James Brown, fatta di groove più intricati, più cantati e jazzy-style. Non si parla ancora di funk, ma lo è.
"Papa's Got a Brand New Bag" è la raffinazione di tutti gli elementi finora abbozzati e raggiunge la Top Ten, spopolando anche tra il pubblico bianco, che mostra di apprezzare anche di più il seguente "I Got You (I Feel Good)". James Brown è un blockbuster, famoso, visibile in Tv e sempre osannato nei suoi indiavolati concerti, in cui dialoga a lungo col pubblico e inscena sketch surreali e comicissimi con i membri della band. Tra il 1965 e il '70 non manca mai nelle chart e la sua posizione lo propone come faro della comunità di colore, alle prese con la protesta per i diritti civili (in questa veste incontrerà anche il vicepresidente Hubert Humphrey e altri importanti politici).
Musicalmente il suo stile si fa sempre più potente e funkeggiante, con la melodia messa in secondo piano da strutture ritmiche incalzanti fatte di intrecci di voci, fiati, percussioni e chitarre scratchate. Qualche esempio: "Cold Sweat", "I Got the Feelin'", "There Was a Time". La parte vocale è ora meno ingombrante e cantata, con una predilezione verso lo strem-of-consciousness in salsa sex'n'black. "Say it loud: I'm Black and proud" è lo slogan più famoso coniato dall'ex-criminale di Macon, eletto a inno per più di una generazione.
Solo più tardi lo si capirà, ma molto del merito dell'originalità del sound browniano è da attribuire ai suoi eccellenti ed eclettici musicisti, come i sassofonisti Maceo Parker, St. Clair Pinckney e Pee Wee Ellis, il chitarrista Jimmy Nolen, il vocalist di supporto (nonché vecchio amico) Bobby Byrd e il batterista Clyde Stubblefield.
Brown è un leader brillante e dispotico, tanto che nel 1969 scioglie la band; ma riesce a superare la crisi reclutando i giovani Pacemakers di Cincinnati, che hanno tra loro i fratelli Collins, Catfish alla chitarra e Bootsy al basso. Il gruppo resta con Brown solo un anno, ma svolge un ruolo fondamentale nell'evoluzione verso l'hard-funk che ispirerà il groove di Mr. Dinamyte negli anni '70. Rhythm session ancora più enfatizzata, architetture definitivamente beat-oriented e liriche al limite dell'improvvisazione sono gli elementi della seconda rivoluzione di James Brown, il funk anni '70.
Nel 1970 i Collins fuoriescono dall'ensemble per andare a formare l'asse portante dei Parliament/Funkadelic, mentre rientrano nell'organico alcuni dei vecchi musicisti (che parallelamente agivano anche da solisti). La prima metà degli anni '70 segna l'allontanamento di James Brown dall'audience bianca, il confino nella nicchia del soul e l'accusa dei critici di avere imboccato una fase un po' troppo ripetitiva.
È il preludio del declino artistico, che si abbatte sul Re del Ritmo a partire dalla seconda metà della decade: privo di nuove idee musicali, espulso dalle chart dall'arrivo della disco-music e oberato da problemi finanziari. Anche se un po' appesantito, dal vivo James è sempre quella Sex Machine di un tempo, ma a partire dal 1980 non c'è un'etichetta disposta a produrre i suoi dischi.
Ci pensa l'invasione rap a riabilitarlo, con una miriade di tributi al maestro sotto forma di campionamenti dei suoi pezzi più famosi. Arrivano così le collaborazioni con Afrika Bambaataa (il singolo "Unity") e la facile "Living in America" (nella colonna sonora al film "Rocky IV") un tentativo di revival un po' patetico, ma di sicuro effetto.
La vita privata di Brown prende una piega drammatica nel 1988, quando la moglie lo accusa di molestie, e un anno dopo, quando viene inseguito dalla polizie e arrestato per avere minacciato delle persone con una pistola. Condannato a sei anni di reclusione (sentenza giudicata da molti eccessiva), ottiene la libertà condizionata dopo due anni di servizi sociali.
Intanto i critici rock, che avevano sempre considerato Brown un autore minore rispetto aD Aretha Franklin e Otis Redding, incominciano a rivalutare la sua opera, arrivando a considerarlo il più importante musicista di colore della rock-era.
Il Padrino del Soul ha ancora voglia di giocare con la musica e nel 1998 pubblica "I'm Back". Verso la fine del millennio le case discografiche decidono di fare giustizia di un musicista poco pubblicato e mai in modo coerente: "Star Time box" e altre raccolte inaugurano una serie di riedizioni di album, che regalano ai vecchi e nuovi fan una panoramica dell'arte di James Brown.
Il quale, nel ruolo di Mito vivente, ringrazia e incassa il credito.