James

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  • College Rock, Alternative Pop/Rock, Adult Alternative Pop/Rock, Alternative/Indie
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Per quasi due decadi questa elusiva, carismatica e affascinante band è stata uno dei più preziosi tesori della scena musicale alternativa british. A volte da protagonisti dello star system, altre volte ai margini, altre ancora come band di culto, ma sempre innovativi, mutevoli e spiazzanti nei confronti di chi più volte li ha etichettati sorpassati.
I James nascono a Manchester nel 1982 quando il chitarrista Paul Gilbertson, il bassista Jim Glennie e il batterista Gavan Whelan incontrano Tim Booth all'università e gli chiedono di unirsi alla loro neonata band. Delle esperienze precedenti di Tim Booth poco si sa, e le poche notizie contrastanti non fanno che aggiungere un alone di mistero intorno al suo passato. Alcuni dicono che abbia frequentato un collegio nello Shropshire, altri affermano che sia stato un ragazzo sbandato tra le strade di Moss Side e il quartiere di Maine Road. Qualcuno anche che durante gli anni della sua formazione abbia vissuto a Hull, a Preston, ma anche nel nord del Galles e in Canada. Il carismatico Tim da parte sua gioca volentieri da subito con questa ambiguità affermando semplicemente di essere stato “un po' in giro”.
Sono gli anni tra la fine dei '70 e l'inizio degli '80, quelli dell'esplosione del punk e della new wave, e i James diventano ben presto la più discussa band nella scena di Manchester, traendo ispirazione da Joy Division, The Fall e Patti Smith che li richiedono sul palco come supporter ad aprire i loro concerti.
I primi live sono pure esperienze di improvvisazione piena di energia, con i quattro che salgono sul palco con solo una vaga idea di cosa andranno a suonare affidandosi solamente alle loro doti strumentali.
Non ci vuole però molto tempo per diventare parte integrante del circuito dei club e ritrovarsi corteggiati da molte label, fra cui la storica Factory Records. Con l'etichetta di Tony Wilson e Rob Gretton i James pubblicano il loro singolo di debutto “Jimone” nel novembre 1983 e poco dopo il classico “Hymn From A Village”. Due hit il cui successo apre alla band la possibilità di imbarcarsi con gli Smiths in un tour irlandese.
Benedizione o maledizione che sia, secondo i punti di vista, l'ala protettrice del loro idolo Morrissey sarà sempre vista come troppo ingombrante per un gruppo che ha sempre avuto una certa idiosincrasia nel riconoscersi totalmente nella scena della British alternative music degli Smiths e degli Stone Roses, degli Inspiral Carpets e degli Happy Mondays.
Irrequieti anche nei rapporti con le case discografiche, i James rompono poco dopo con la Factory e firmano con la Sire Records subito dopo aver sostituito Gilbertson con Larry Gott. E con l'americana Sire pubblicano il loro primo LP “Stutter”, uscito nei primi mesi del 1986 con la produzione del leggendario Lenny Kaye.
Però poi ci vogliono 2 anni, una serie di problemi con la Sire e un nuovo contratto discografico con l'etichetta indipendente Rough Trade per riuscire a dare un seguito al loro debutto. “Strip Mine” esce solo nel 1988 ed il suono giocato sul ruolo delle chitarre è lo stesso di “Stutter”, così come i testi provocatori e la passione interpretativa di Booth.
Ma i tempi sono grigi anche per chi alle spalle ha lo stesso management dei Simply Red ed un solido seguito di fan. I problemi con la Rough Trade sono un brutto colpo per i James, che decidono così di allontanarsi dallo show biz mentre Tim Booth si vede addirittura costretto ad offrirsi come cavia per esperimenti sulle droghe pur di riuscire a pagarsi l'affitto.
Tra gli '80 e i '90 Manchester diventa Madchester e i James ripartono proprio dalla scena live in cui si muovono anche Sean Ryder e gli Happy Mondays. I loro concerti sono osannati da pubblico e stampa tanto che, si dice, i biglietti diventano un bene prezioso. Ma soprattutto la band vira verso il pop che gli garantisce il successo dell'album live “One Man Clapping”, per il quale i James chiedono soldi in prestito ad un amico banchiere e che balza al numero uno delle indie charts grazie alla prima versione del singolo “Sit Down”.
Il gruppo si riunisce stabilmente, con le novità di Saul Davies al violino e chitarra, Mark Hunter alle tastiere, Andy Diagram alla tromba e David Baynton-Power alla batteria e nel 1990 esce il nuovo LP “Gold Mother” per l'etichetta Fontana. È la svolta. Hit come “Come Home” e “How Was It For You” portano i James al numero 2 delle U.K. charts e soprattutto a girare stabilmente nella programmazione delle radio americane.
È l'apice del loro successo, riempiono la GMEX Arena di Manchester e il concerto all'Alton Towers diventa leggenda. Ma le 350mila copie vendute in Inghilterra grazie alla nuova versione di “Sit Down” diventano anche la loro maledizione. La band, che non ha mai amato le costrizioni, si ribella alle soffocanti richieste dei fan e nei concerti comincia a proporre solo materiale inedito. Sono i pezzi che poco dopo finiscono nell'album del 1992 “Seven”, il cui titolo sembrerebbe fare riferimento alle diverse personalità di Tim Booth, e che viene accolto dai fan come una autentica pugnalata allo stomaco.
Alla collaborazione con Neil Young segue quella con Brian Eno, ex-Roxy Music e collaboratore storico degli U2, per l'album “Laid” che esce dopo la rottura con Andy Diagram. È senza dubbio il loro lavoro più ambizioso, pressoché ignorato nel Regno Unito, e che invece conquista un enorme successo negli USA, dove la title track diventa la hit più suonata dalle radio. E siamo in pieno periodo grunge, anni in cui le band inglesi fanno fatica a farsi apprezzare in quella scena mentre i James si concedono il lusso di una esibizione sul palco di Woodstock Two e vendono ben 600,000 copie.
Dalla collaborazione con Brian Eno per “Laid” esce anche la perla sperimentale dell'album “Wah Wah”, che nel 1994 riceve contrastanti apprezzamenti. Le critiche e la dipartita di Gott, in quello che hanno ribattezzato il Giovedì nero, fanno di nuovo scomparire la band che si rimette al lavoro solo nel 1995.
Dave Baynton-Power arrangia uno studio nella sua casa nel nord del Galles per cercare di ricostruire quell'equilibrio interno alla band che la partenza di Gott aveva forse definitivamente rotto. Senza Tim Booth, impegnato con Angelo Badalamenti nella registrazione suo album solista “Booth and the Bad Angel”, la band ricomincia a lavorare e pensare alla musica, a sperimentare nuovi suoni, riprende l'abitudine a stare assieme in studio per fare musica, suonando e risuonando, mixando e remixando, manipolando e cancellando tracce sonore, fino a quando, nel 1997 e con Adrian Oxaal alla chitarra, tornano con il melodico “Whiplash”, che regala quello che è considerato uno dei migliori singoli del gruppo, “She's a Star”.
Qualche difficoltà finanziaria li costringe ad una nuova eclissi, che termina con il “Greatest Hits” del 1998 che trova ancora il consenso popolare grazie alle 14 migliori hits della loro storia e sale in vetta alle classifiche con i due nuovi brani “Destiny Calling” e “Run Aground”.
I motivi di tensione però non mancano mai. Il nuovo successo di vendite, i permanenti conflitti all'interno della band, le attese dei fan, un nuovo chitarrista, Michael Kulas rischiamo di rompere l'equilibrio precario su cui la band vive.
Eppure, nonostante tutte queste turbolenze, i James tornano nel 1999 con un nuovo album, “Millionaires”, inizialmente distribuito solo nel Regno Unito e da molti, oltre che dalla band stessa, considerato il loro miglior lavoro.
Nell'estate 2001 esce “Pleased To Meet You”, il disco che vede i James di nuovo immersi nell'atmosfera unica della produzione di Brian Eno per il più personale dei loro lavori intriso di vocal spassionati, ritmi muscolosi, gioia e tristezza.
Dopo l'uscita di “B-Sides Ultra”, una collection di rare tracks votate dai fan sul loro sito web, nel dicembre 2001 Tim Booth annuncia, assolutamente a sorpresa, di voler lasciare la band. È tempo di andare.
Un tour d'addio nel Regno Unito cui partecipano anche i vecchi membri Andy Diagram e Larry Gott segna la fine di una lunga e tormentata storia, fatta di 10 album in studio, 20 Top Forty inglesi, milioni di copie vendute e un memorabile concerto il 7 dicembre 2001 alla Manchester Arena da cui è stato tratto il live “Getting Away with It…”. Il miglior modo per salutare per sempre i loro fan.