Jamie Cullum

Jamie Cullum

Revival jazz a livello mondiale, per tutti i gusti e tutte le orecchie. L'obiettivo di Jamie Cullum non è da poco, ma l'inglese ha le idee chiare: rivisitare gli standard classici in chiave pop-rock-soul, aggiungendoci una irresistibile vena di performer.
Jamie Cullum nasce e cresce a Wiltshire, una località della campagna inglese molto vicina a Stonehenge, il suggestivo luogo sacro dei Druidi. A 8 anni imbraccia la chitarra del fratello Ben, sognando il rock. Poi, a 12 si siede anche al piano a strimpellare boogie woogie e si cimenta con il canto: il suo talento naturale per la musica è subito sfolgorante, ma il piccolo la coltiva come hobby, evitando conservatori e scuole di settore. Negli anni, mentre in Inghilterra impazzano i Take That, si dedica al piano jazz, passione trasmessagli dal fratello attraverso l'ascolto di dischi di Oscar Peterson e Dave Brubeck.
Durante il college (Letteratura Inglese dell'università di Reading), riesce a entrare nel corso di Film and Drama e non può finire che a scrivere musica per film e teatro, oltre che a suonarla, recitare e produrre le proprie opere. Non si ferma il suo percorso jazzistico: Jamie è un ospite fisso dei locali di Oxford, dei battelli sui fiumi e delle feste di matrimonio e comincia a venire ingaggiato anche a Londra.
Laureatosi nel 2001 e dubbioso sulle possibili soddisfazioni della carriera accademica, si prende dei mesi di libertà per approfondire lo studio del piano jazz, viaggia per l'Europa e si ferma a lungo a Parigi; qui, oltre che da spettatore, si avvicina alla musica live da performer, cominciando a suonare nei bar.
Tornato in Inghilterra, si trasferisce a Londra e trova ingaggi negli hotel e in un jazz pub, dove le reazioni positive del pubblico lo incoraggiano a proseguire su questa strada e a accarezzare l'ipotesi di diventare un musicista professionista. È l'epoca d'oro in cui gira molti jazz club ed entra in contatto con il mondo del jazz inglese: molti artisti notano il suo talento originale e lo aiutano a perfezionarsi al piano.
La Berkshire Youth Jazz Orchestra (poi Pendulum Big Band) lo chiama per collaborazioni e lo porta al Brecon Jazz Festival e ad altri eventi jazzistici in tutta l'Inghilterra. Durante questa esperienza Cullum incontra il bassista Geoff Gascoyne che, dopo averlo sentito suonare, lo invita a farlo per il suo Cd "Songs of the Summer" insieme ad altri importanti musicisti inglesi come Ben Castle, Gareth Williams, Anthony Kerr e Sebastiaan de Krom. La collaborazione con il gruppo porta Jamie a formare il Trio, con Gascoyne e de Krom.
Avvezzo a organizzare e produrre tutto ciò che fa, Cullum si sente maturo per incidere un album e lo fa tutto da solo, con l'aiuto del suo Trio. Senza la minima pubblicità, "Jamie Cullum Trio - Heard it all Before" vende oltre 700 copie nel 2001 durante i concerti di presentazione nei pub e diventa una specie di fenomeno sotterraneo. I soldi incassati dalle vendite di questo disco finiscono a finanziare il successivo, sempre con il Trio. Nell'autunno 2001, incoraggiato da Gascoyne, scrive i pezzi per i fiati a orecchio e completa quello che sarà "Pointless Nostalgic", suonato con una band di 7 elementi. Proprio mentre sta raggranellando i soldi utili per il mixing dei brani, riceve una email da Clare Teal, un'artista della Candid che ha ascoltato il suo primo album e lo vuole incontrare a Bath; l', ascoltato il materiale del nuovo lavoro, lo invia al grande producer Alan Bates, che in breve gli fornisce le sterline per rifinire il Cd.
"Pointless Nostalgic" non è ancora uscito (2002) che le radio e i locali fanno a gara per accaparrarsi Jamie Cullum, così come le major; la spunta la Universal, che lo mette sotto contratto per un milione di sterline, una cifra impensabile per un artista jazz (anche se parte di questa cifra verrà impiegata per la produzione di più dischi).
La Cullum-mania impazza per tutta Londra, dal Radio2 BBC Show alla Tv, Jamie imperversa con i suoi brani di jazz easy listening, finendo a suonare per il compleanno della regina Elisabetta al St. James Palace, invitato dal principe Carlo che non ha saputo resistere a una performance del giovane in televisione. Il culto per gli standard jazz si ridiffonde nella terra di Albione, anche grazie a Cullum che, dal vivo come nell'album, riesce a emanare energia contagiosa.
A ottobre 2003 Jamie è pronto per il seguito di "Pointless Nostalgic": si tratta di "Twentysomething", un mix di ballate romantiche e jazz contemporaneo, prodotto dall'esperto americano Stewart Levine (Simply Red, BB King, George Benson, David Sanborn e Masters at Work). Il disco, interamente registrato live e in analogico per far risaltare al meglio il mood acustico e il calore delle performance di Cullum, coprende una serie di standard jazz anni '70, più cover di Hendrix ("Wind Cries Mary"), Jeff Buckley ("Lover, You Should Have Come Over"), un classico del musical come "Singin' In The Rain" e pezzi originali (ad esempio "These Are The Days", scritta con il fratello Ben); è un album caleidoscopico, un cui si scovano tracce di alt rock, musical anni '50,rap, drum'n'bass, pop sofisticato, elettronica e soul, pescati dall'immenso repertorio di ascolti del pur giovane Cullum. E il pubblico lo premia, facendo di "Twentysomething" il Cd jazz più veloce della storia nelle vendite (Disco di Platino in sole 6 settimane, poi doppio platino). Jamie batte un altro record, quello del primo artista jazz nominato ai British Awards.
Anche gli Usa tributano un'accoglienza clamorosa al pianista-songwriter inglese: in occasione del suo primo concerto a Los Angeles, l'Hollywood Reporter scrive "A one man British invasion".