Jane's Addiction

Jane's Addiction

I legittimi proprietari di qualunque merito crossover-funk-core.
Dopo la genesi col duetto Aerosmith-Run Dmc ("Walk This Way", 1986) e prima del botto inflazionato dei Red Hot Chili Peppers, c'erano solo 2 parole per definire la contaminazione in salsa Rock: Jane's Adiction, un nome che è tutto un programma e che spiattella in faccia a tutti la dipendenza da marijuana mixando psicosi e ironia.
A metà degli Eighties e nel giro di appena 7 anni, i Jane's Addiction diventano il nome par excellence sulla scena losangelina, un incubo che mette in ginocchio tutte le etichette discografiche: merito di un talento sconfinato nella pirotecnica sezione ritmica e di una personalità straripante che risponde al nome di Perry Farrell. Il frontman ha già fatto qualcosina con gli Psi Com, ha carisma da vendere, si diletta a provocare con l'Arte (è lui che realizzerà le disturbanti cover del combo californiano) e soprattutto ha le idee molto chiare: semplicemente nei Jane's Addiction vuole ficcare tutto. Rock, rimasugli metal, rabbia punk, echi folk, ritmiche jazz... qualunque cosa passi nella centrifuga dei 4 losangelini perde istantaneamente i connotati mutandosi in un caos ipnotico, originale e contagiosamente sensuale.
Oltre al cantante Perry Farrell, il quartetto annovera il bassista Eric Avery, il batterista Stephen Perkins e l'acidissimo chitarrista Dave Navarro: sono debuttanti ma non sono sconosciuti, hanno già registrato un disco immortalando una dinamitarda performance al Roxy di Hollywood e autoproducendosi il debutto eponimo. È il 1987: un anno prima i Guns N' Roses avevano indicato la strada con un altro indie-esordio d'autore "Live! Like a Suicide".
Il clamore è tale che per gli Addictions si scomoda madame Warner Brothers: il contratto viene firmato e nel 1988 esce "Nothing's Shocking", una copertina provocatoria che va a nozze col suono del platter: ci metterà 10 anni a diventare disco di platino, ma intanto non si era mai visto un simile concentrato di allucinazioni e aggressività condito da ritmi abrasivi e liriche al limite del parossismo vocale.
I benpensanti lasciano piovere le prime critiche, ma in parallelo arrivano anche i consensi: i Jane's Addiction restano 35 settimane in classifica e sembra l'alba di un successo eterno, invece è l'inizio della fine. Litigi interni? Poca furbizia? Insofferenza verso le major del disco? Droga? Tutto e niente di tutto questo: il tempo di far uscire un secondo sperimentalissimo disco ("Ritual de lo Habitual", 1990: subito in Top 20 e stavolta subito disco d'oro) con la relativa tournée, e poi... nel 1991 i Jane's Addiction si sciolgono suscitando lo stupore più totale. Per dire addio alle folle scelgono uno stage a loro congeniale: quello del Lollapalooza, festival itinerante di musica indipendente promosso dallo stesso Farrell.
Questi quattro ragazzi sputati fuori dalla Los Angeles ellisiana di "Meno di Zero", che avevano gettato i semi più importanti del crossover con largo anticipo, si guarderanno gli anni Novanta dalla finestra senza godere più di tanto la gratitudine di un mercato miope, smemorato e mai riconoscente verso i Precursori.
Ma Farrell e soci se ne fregano e vanno avanti: ognuno per la sua strada e con alterne fortune, ma l'onestà artistica e la voglia di sperimentare ci sono ancora. Nel 1992 il provocatorio frontman forma i Porno for Pyros con Perkins (il quale contemporaneamente dà vita ai Banyan), registrando due dischi e mettendosi alla prova nella cinematografia con l'indecifrabile “Gift”, mentre Navarro si dà all'ozio: a parte formare con Avery i Deconstruction, che però non debuttano prima del 1994.
Dopo il Farrell 'vulcanico ideatore del festival Lollapalooza', negli Anni Novanta l'ex Addiction più rinomato resta proprio Navarro, che nel 1993 si unisce ai Red Hot Chili Peppers rimasti 'orfani' di un dimissionario John Frusciante: ma non si amalgamerà mai troppo col suono di Kiedis e soci e durerà giusto lo spazio di un disco, “One Hot Minute”. Addio sogni di gloria? Tutt'altro: nel frattempo Navarro si rimette al lavoro con i Porno For Pyros (e Flea dei Red Hot) per l'infiammante “Hard Charger”, canzone che appare sulla colonna sonora di “Private Parts”, il controverso film di Howard Stern. L'alchimia ritrovata porta a una reunion ufficiale per un tour nordamericano, It's My Party Tour, nell'autunno 1997. Da esso scaturisce "Kettle Whistle", compilation di rarità, incisioni live e due inediti pubblicati nel novembre dello stesso anno.
Nonostante dopo questo episodio, i singoli membri riprendono le loro strade (i Banyan pubblicano “Anytime At All” nel 1999, mentre Navarro e Farrell danno alle stampe i loro lavori solisti, gli acclamati “Trust No One” e “Song Yet To Be Song”, entrambi nel 2001) per poi rimettersi in pista 'come ai vecchi tempi' per una tournée frizzante (al basso c'è Martyn LeNoble dei Porno For Pyros) che li vede headliner del Coachella Valley Music And Arts Festival nell'aprile 2001 e poi scatenatissimi al Jubilee Tour negli States.
Proprio sui palchi i 'nuovi' Jane's ritrovano lo spirito d'antan e decidono di mettersi al lavoro a un (attesissimo da tutti) comeback album. Così, nel luglio 2003, a tredici anni di distanza dell'acclamato “Ritual De Lo Habitual”, arriva “Strays”. Il disco – che vede l'inserimento di Chris Cheaney (già bassista per Andrew WK, Tommy Lee, Alanis Morissette, Rob Zombie) al posto di Avery – è prodotto dal mago Bob Ezrin (Pink Floyd, Alice Cooper, Lou Reed, Kiss) e si presenta come una perfetta collezione di 11 tracce che riportano in auge il sound tipico della band: prog, funk, dub, punk, metal, indie, folk. Dall'esplosivo primo singolo “Just Because” a “Price I Pay” – pezzo in cui è dominante l'energia dinamica e rock'n'roll di Farrell – dalla Navarresca “Wrong Girl” alla frenetica “Hypersonic”: questi sono i Jane's Addiction al loro meglio. C'è da concordare con Perkins: “I Jane's Addiction sono come una Ferrari: una volta che ci sei sopra non puoi che spingere l'acceleratore”.