Jeff Beck

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Jeff Beck

L'inventore dell'assolo di chitarra.
Partito da un suono ancora imparentato con il beat e con la musica dei primi anni Sessanta, Jeff Beck divenne il primo chitarrista rock in senso stretto, nonché uno dei più influenti della sua generazione. Al contrario di altri axeman infatti il suo stile suggestionò non solo i solisti che militavano nella lineup delle hard rock band, ma anche artisti che si esprimevano con linguaggi più mainstream. A fronte di questo lavoro seminale, la sua discografia non può forse vantare un album epico e unanimemente considerato un capolavoro. Anche perché Jeff Beck preferì dedicarsi a un lungo percorso sperimentale, alternando alla produzione di dischi rock opere ispirate a differenti linguaggi musicali, tra cui fusion e jazz, sino a più recenti incursioni nel terreno del techno-rock e persino del grunge, la cui potenza di suono mal si addice al lirismo sovente soffuso e sempre cantabilissimo della sua chitarra.
Jeff Beck nasce il 24 giugno 1944 a Wallington, nel Surrey inglese e la pasisone per la musica inizia a fargli ribollire il sangue fin da subito. E' poco più di un ragazzo, profondamente suggestionato dallo stile slabbrato e violento di Howling Wolf, allorché alcuni sperimentatori sonici iniziano a implementare il fuzztone e il feedback nell'uso anticonvenzionale della chitarra elettrica. Fino a organizzare, attraverso il ricorso a pedaliere sempre più articolate, una vera e propria tavolozza di effetti, in grado di "colorare" il rifferama rock, sino ad allora essenziale e scarno. A compiere questa vera e propria rivoluzione copernicana sono gli Yardbirds, inventandosi dal nulla una nuova forma aperta di standard, il cosiddetto rave-up: una tranche di blues impazzito schizoide, liberato dalle gabbie formalistiche della struttura originaria, deformato e debordante. Quelli che per molti sono destinati fin dagli esordi a divenire i nuovi Rolling Stones, decidono invece scientemente di ripiegare su di un suono più tecnico e meno compulsivo, in cui le schegge pop si perdono nel dilatarsi a dismisura delle vertiginose architetture strumentali. Inizialmente il chitarrista della band è , al quale però viene affiancato il talentuoso Jeff. L'intento è quello di uscire dal canonico blues prediletto dal leggendario Slowhand, per avventurarsi in terreni più accidentati, in virtù delle distorsioni laceranti e avveniristiche di Beck. L'album "For Your Love" (1965) nasce dal tentativo di rendere ancora più accessibile un singolo di blues piuttosto tradizionale, attraverso il suono potente e fragoroso della chitarra di Beck, filtrato da ogni sorta di diavoleria elettronica, in omaggio a uno spirito folle di sperimentazione, che porta la band a utilizzare anche inedite linee vocali, ispirate a monodie e polifonie medioevali. Il lavoro seguente, noto per lo più con il nome "Roger The Engineer" (1966), è una sorta di caleidoscopio sonoro, in cui figurano pezzi esplicitamente lisergici e arabeggianti, sfrenati boogie, estenuati refrain tribali, compunti strumentali jazzati: si tratta a tutti gli effetti di uno dei capolavori del british blues, e nello stesso tempo di una sorta di manifesto della swingin'London.
Nel 1966 Jeff lascia gli Yardbirds, decisi a puntare a un suono ancor più granitico. È in quel momento, in netto anticipo rispetto alla moda dei supergruppi, che l'axeman raccoglie attorno a sé il pianista Nicky Hopkins, il batterista Mickey Waller, un giovanissimo Ron Wood al basso e il grintosissimo vocalist Rod Stewart, stella nascente del pop scheggiato di ruspante R&B. Da questa lineup nasce "Truth" (1968), disco che rifonda letteralmente il verbo rock-blues, in virtù dell'eccellenza di ritmiche sincopate quali il solo Clapton all'epoca poteva sostenere, accoppiate con assoli al fulmicotone come quelli di "Shapes Of Things" e di "Let Me Love You". L'album saccheggi a man bassa il repertorio di accordi del Mississippi blues, recuperando anche evergreen come "You Shook Me" e "I Ain't Superstitious" di Willie Dixon. È forse la prima volta che si parla a tutti gli effetti di interplay tra voce e chitarra: e Rod è il partner duttile di cui Jeff ha bisogno per evitare il rischio di inanellare una catena ininterrotta di virtuosismi solipsistici. "Truth" e il suo successore "Beck-Ola" (1969) sono invece opere ancora saldamente improntante all'esaltazione della forma-canzone, anche se qua e là fa capolino l'hard rock primigenio di Plynth e Spanish Boots. Nel frattempo però il debutto dei Led Zeppelin sortisce il devastante effetto di far sembrare innocua e precocemente invecchiata la formula sonora messa a punto da Jeff. Che si separa da Rod Stewart e inizia a lavorare intorno all'idea di un suono più rigoroso, duro e introverso. Un gravissimo incidente automobilistico segna però una lunga empasse per il chitarrista, che si ripresenta sulla scena solamente nel 1971, con "Rough & Ready", concepito insieme al poderoso drummer Cozy Powell.
Dopo aver concentrato il meglio della propria creatività in pochissimi anni, Jeff prosegue la propria carriera sfornando lavori a ripetizione, ora sotto la sigla di Jeff Beck Group, ora invece in combo estemporanei, come i Beck Bogart & Appice e il breve sodalizio con il Jan Hammer Group. In questa fase interlocutoria della carriera sono le operazioni più coraggiose e off quelle meglio riuscite. Così è per "Blow By Blow" (1975) e "Wired" (1976), che si spingono nel territorio di una torrida e indisciplinata jazz fusion, ridando vigore a un genere sfinito da troppi tecnicismi. Pur restando sostanzialmente attivo sino ai gironi nostri, questo stupefacente chitarrista non riesce più a ritrovare successivamente il bandolo di un suono che resta comunque inconfondibile e fondamentale per tutto il rock duro.