Jeff Buckley

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Jeff Buckley

È stato uno dei più importanti musicisti della sua generazione, acclamato da critica, pubblico e colleghi. Ha esordito con un album splendido, uno dei migliori prodotti dell'avanguardia musicale newyorkese di fine millennio. La sua voce e le sue capacità interpretative hanno lasciato tutti senza parole. Ma Jeff Buckley non ha potuto proseguire sulla strada del successo, perché a volte il destino sa essere cinico e baro.
Comincia tutto nell'anno 1966 a Orange County, in California. Suo padre è Tim Buckley, una delle migliori voci rock degli anni '60, un'estensione vocale vastissima, una morte assurda (overdose di eroina nel 1975).
Jeff Buckley si ritrova fin da subito sulle spalle un'eredità ingombrante, ma la affronta a suon di studio e decine di esibizioni live in localini fumosi. Comincia a fare musica durante il liceo, dopo essersi trasferito a Los Angeles: suona insieme ad alcune band jazz e funk, poi si trasferisce a New York e forma i God & Monsters insieme al chitarrista sperimentale Gary Lucas. Il progetto ottiene consensi promettenti ma dura poco, perché quasi subito Jeff Buckley comincia la carriera solista, ed esibendosi nei club della Grande Mela si guadagna sul campo il rispetto del pubblico e l'interessamento del mondo discografico.
Columbia Records fiuta il talento prima degli altri e prende il giovane cantautore sotto la sua ala protettiva: nel 1993 pubblica "Live At Sin-é", un EP di 4 brani che raccoglie il meglio delle precedenti esibizioni e che riscuote un notevole successo, imponendo Jeff Buckley come l'enfant prodige dell'avanguardia musicale di New York.
A questo punto tutto è maturo per l'esordio vero e proprio: all'inizio del 1994 comincia la registrazione di "Grace" insieme a Mick Grondahl (basso), Matt Johnson (batteria), Michael Tighe (chitarra) e al produttore Andy Wallace.
Il 23 agosto 1994 l'album esce negli Stati Uniti e lascia tutti di stucco: lo ascolti, lo riascolti e non riesci a capacitarti. "Grace" è molto più di un album d'esordio: c'è una maturità musicale e interpretativa che ti aspetteresti da artisti molto più navigati, gli arrangiamenti sono perfetti, l'intensità del disco è sconvolgente. La critica impazzisce di gioia, i fan pure, "Grace" diventa album dell'anno e disco d'oro in molte nazioni, infine conquista il prestigioso “Gran Prix International du Disque” (riconoscimento francese in precedenza consegnato a gente come Edith Piaf, Jacques Brel, Yves Montand, George Brassens, Bruce Springsteen, Leonard Cohen, Bob Dylan, Joan Baez, Joni Mitchell. E scusate se è poco).
L'attesa per il lavoro successivo diventa frenetica, ma Jeff Buckley suona molto in giro per il mondo e dedica grandissima attenzione al lavoro in studio: il progetto base di "Sketches (For My Sweetheart The Drunk)" viene concluso solo nella primavera del 1997, ma è ancora grezzo quando Buckley decide di prendersi una pausa, mollare il produttore Tom Verlaine, trasferirsi a Memphis e chiedere l'intervento di Andy Wallace.
Seguono reinterpretazioni, nuovi arrangiamenti, tentativi in direzioni diverse. Poi, la notte del 29 maggio, Jeff Buckley decide di fare una nuotata nel fiume Mississippi. Poco dopo scompare tra le onde, l'amico che era con lui avverte le autorità e il corpo viene ripescato il 4 giugno nell'area di Beale Street. Jeff Buckley aveva solo 30 anni.
L'album #2 viene pubblicato lo stesso grazie al consenso della madre, ma è subito evidente che si tratta di un documento valido più come testimonianza di un lavoro in fieri che come testamento di un artista. Più interessanti sono alcuni album live, che rivelano a coloro che non hanno avuto la fortuna di sentirlo dal vivo tutta l'energia e la passione che sapeva infondere dal palco. Il detto popolare secondo il quale a morire sono sempre i migliori trova una nuova, tragica conferma.