Jefferson Airplane

Jefferson Airplane

La psichedelia fatta collettivo musicale.
I Jefferson Airplane hanno creato il sound di una generazione, dominando la grande stagione dei figli dei fiori e incarnando la controcultura statunitense di fine anni Sessanta. Brani come "White Rabbit" e "Somebody To Love" sono stati la colonna sonora del periodo in cui hippie e pacifisti si sono schierati contro un sistema rigidamente conservatore e contro la guerra in Vietnam.
Comincia tutto grazie ai Beatles: nell'estate del 1965 la cosiddetta British Invasion ha ormai lasciato il segno e molte realtà musicali si stanno muovendo in direzione dell'unione fra rock e folk. Il cantante Marty Balin fiuta l'aria e decide di formare una band che segua l'onda. Siamo a San Francisco, una delle città più vitali di questo periodo, e dunque le possibilità non mancano.
E infatti, già che c'è Balin raddoppia: coinvolge 3 investitori e trasforma una pizzeria in un club musicale, il Matrix, dove raccogliere musicisti e sperimentare nuovi sound.
Alla ricerca di un gruppo, Balin coinvolge Paul Kantner (chitarra ritmica e voce). Quest'ultimo raccomanda Jorma Kaukonen (chitarra solista e voce). La sezione ritmica viene completata con il bassista Bob Harvey e il batterista Jerry Peloquin. Infine, come contraltare alla sua voce tenorile, Balin coinvolge la cantante Signe Toly. Il primo nucleo dei Jefferson Airplane è cosa fatta.
La formazione debutta il 13 agosto del 1965, al Matrix. Le serate successive rivelano alla stampa specializzata che qualcosa di grosso si sta muovendo e le prime label cominciano a farsi avanti (anche perché il folk-rock sta andando forte in classifica grazie a gente come Bob Dylan e i Byrds).
Nel frattempo il gruppo conosce i primi grossi cambiamenti. Sebbene sia gestito come un collettivo dalle dinamiche molto flessibili e senza egemonie, la sostituzione della sezione ritmica non può che modificare gli equilibri in modo sensibile. Entro la fine del 1965, infatti, il batterista Jerry Peloquin viene sostituito da Skip Spence, mentre il bassista Bob Harvey lascia il posto a Jack Casady.
È questa rinnovata formazione che il 15 novembre 1965 firma con l'etichetta RCA Victor. Il debutto discografico dei Jefferson Airplane arriva all'inizio dell'anno successivo, con un singolo che però ha scarsa fortuna ("It's No Secret"). Ad agosto è il turno del primo album: "Takes Off!" non va oltre la posizione 128 nella classifica di Billboard's e sancisce, fra l'altro, un nuovo cambio di batterista (fuori Spence, che esagera con le droghe, dentro Spencer Dryden).
Insomma, gli inizi dei Jefferson Airplane sono piuttosto tumultuosi. E le cose non sembrano migliorare quando la cantante Signe Toly, nel frattempo sposatasi e diventata madre, lascia per dedicarsi alla famiglia.
Ma proprio questo fatto porterà alla svolta: la sostituta si chiama Grace Slick, ex voce solista dei Great Society (gruppo rock di San Francisco). Quando si unisce ai Jefferson Airplane, infatti, Grace porta con sé due suoi brani, niente meno che "White Rabbit" e "Somebody To Love" (destinati a diventare veri e propri inni generazionali).
Entrambe le canzoni entrano a far parte di "Surrealistic Pillow", secondo album della band, uscito a febbraio del 1967 e affermazione col botto. Nel giro di 4 mesi, infatti, i Jefferson Airplane conquistano la Top10 per ben 3 volte: 2 con i singoli portati da Grace Slick, 1 con il disco (che diventa d'oro in luglio).
Da questo momento in avanti la carriera della band decolla, anche se gli ambienti più conservatori (e sono parecchi) oppongono resistenza facendo leva soprattutto sull'uso di droghe che la controcultura porta con sé. Sia come sia, a giugno del 1967 si esibiscono al Monterey International Pop Festival. È un avvenimento che entra nella storia, sia perché dà il via alla cosiddetta 'estate dell'amore' sia perché lancia molti nomi destinati a grandi cose (oltre ai Jefferson Airplane anche Jimi Hendrix, tanto per chiarire).
E siccome il 1967 è un'annata pirotecnica, entro la fine dell'anno il gruppo pubblica il suo terzo album ("After Bathing At Baxter's"). Il disco segna una svolta netta in direzione della psichedelica, ha un buon successo, ma non riesce a doppiare l'exploit di "Surrealistic Pillow".
Ci riesce invece il successivo "Crown Of Creation" (settembre 1968), che entra in Top10 e diventa d'oro.
Nel 1969 succedono quattro cose fondamentali, l'ultima della quali non bella.
La prima: a febbraio i Jefferson Airplane pubblicano il loro primo album live ("Bless Its Pointed Little Head"). La seconda: in agosto partecipano al mitico Festival di Woodstock, un megaconcerto destinato a entrare nella storia. La terza: a novembre esce il nuovo disco ("Volunteers").
La quarta: a dicembre suonano nel megaconcerto di Altamont, tristemente famoso perché la gestione della sicurezza venne affidata agli Hell's Angels (gang di motociclisti dai modi non proprio gentili). Ci furono risse, feriti, un morto e un sacco di gente in overdose.
Nel 1970 la formazione del gruppo va incontro a un terremoto: Joey Covington diventa il nuovo batterista, il violinista Papa John Creach si unisce alla band, ma soprattutto se ne va il fondatore Marty Balin (sostituito dal polistrumentista David Freiberg).
Il gruppo, da sempre abituato a essere molto flessibile, regge botta: sebbene vengano recensiti con toni meno entusiastici, i successivi due album in studio diventano d'oro. Si tratta di "Bark" (1971) e "Long John Silver" (1972), con i quali la band lancia Grunt Records, sussidiaria di RCA gestita dai Jefferson Airplane.
Di fatto, però, il 1972 segna la fine della band: sebbene un annuncio formale non arrivi mai, i progetti paralleli dei membri prendono il sopravvento.
Nel 1989 i Jefferson Airplane tornano per un po' a esistere: Balin, Kantner, Kaukonen, Casady e Slick pubblicano un album (l'omonimo "Jefferson Airplane") e si imbarcano in un tour. E siccome si tratta della formazione storica, l'interesse suscitato è decisamente forte, anche se la stagione di cui sono stati protagonisti è ormai lontana anni luce.
E a proposito di stagioni trascorse: la reunion propizia l'uscita di "Jefferson Airplane Loves You" (1992), un box set pieno zeppo di rarità che premia i fan storici e stuzzica l'appetito dei nuovi arrivati.