Jimi Hendrix

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Jimi Hendrix

Dopo di lui suonare la chitarra non è stata più la stessa cosa, e forse lo stesso strumento si è trovato a subire una radicale mutazione genetica. No, non stiamo scherzando, anche se quest'ultima affermazione non va certamente intesa in senso letterale. È che dopo la comparsa di Jimi Hendrix il modo in cui i musicisti, ma anche il pubblico, la società in generale, guardano alla chitarra, si è rivoluzionato a tal punto da domandarsi se in effetti prima di quei fatidici anni la nostra sei corde non si identificasse con qualcosa di essenzialmente differente. La maniera di suonare, di relazionarsi -anche in senso fisico-, di interagire lo strumento, molto probabilmente prima dell'avvento di quest'artista straordinario non aveva quasi nulla a che fare con quella a cui siamo stati abituati in seguito. Certo, altri chitarristi all'epoca dimostravano talento e capacità eccezionali (Eric Clapton, Jeff Beck, Alvin Lee, Jimmy Page, Ritchie Blackmore, per non citare che i più noti), ma tuttavia la manualità di Jimi Hendrix ha come scardinato tutti i codici condivisi, costruendo di fatto un nuovo paradigma. Lo stupore di alcuni dei personaggi appena citati di fronte alle prime esibizioni di Hendrix nella swingin' London del 1966 è testimonianza proprio dello shock che caratterizza, su grande e piccola scala, ogni mutamento storico.
Nato a Seattle il 27 novembre del 1942 in una famiglia nera dalle scarsissime possibilità economiche, John Allen Hendrix (il genitore poi cambierà il suo nome in quello di James Marshall, da cui il diminutivo 'Jimi'), orfano di madre, viene allevato dal padre. La sua crescita è caratterizzata dall'amore quasi morboso per la chitarra ricevuta in dono (oggetto transizionale, direbbero gli psicologi, che d'ora in avanti plasmerà il suo destino). Il primo gruppo viene fondato dal nostro musicista autodidatta e mancino verso gli inizi degli anni sessanta insieme al bassista Billy Cox, e di lì a poco avviene l'ingresso nel mondo musicale come professionista. Dopo una serie di esibizioni con differenti formazioni, Jimi riesce a ottenere un ingaggio con Little Richard, ma la sua incapacità di rimanere sotto il giogo delle convenzioni musicali fa sì che in breve tempo (come avverrà anche successivamente anche con gli Isley Brothers) la sua carriera di session-man giunga al termine.
Dopo altre collaborazioni con vari artisti (Ike Turner, Albert King, Joey Dee & The Starlighters, Rose Parker), alla fine del 1964 Hendrix entra negli Squires di Curtis Knight, mentre l'anno successivo a New York forma il suo primo gruppo come solista (Jimmy James & The Blue Flames). Nel 1966, finalmente, in seguito a una serie di esibizioni al celebre Cafè a Go-Go, Jimi viene notato per la sua capacità di dar vita a qualcosa di mai udito prima, e Chas Chandler, bassista degli Animals, decide di provare a lanciarlo internazionalmente. A Londra, con il batterista Mitch Mitchell e Noel Redding (chitarrista convertito di malanimo in bassista, ma tant'é: di fronte a Hendrix chiunque si sarebbe adattato alla parte) prende vita la Jimi Hendrix Experience.
Non ci vuole molto a immaginare come sia andata: pubblico e critica, entusiasti e stupefatti decretano l'enorme successo della formazione, che si esibisce a fianco a fianco con gruppi del calibro dei Cream e degli Who. Il primo singolo (la mitica “Hey Joe”) entra immediatamente nelle zone alte della classifica, seguito da altri 45 giri di eccezionale qualità compositiva ed esecutiva (“The Wind Cries Mary” e la celeberrima “Purple Haze”). L'album “Are You Experienced” (1967) consacra definitivamente il chitarrista, la cui leggendaria presenza sul palco decreta anche la sua elevazione a icona sexy dell'epoca. I tour successivi, infatti, vedono il nostro Jimi combinarne di tutti i colori, dalla simulazione di rapporti di tutti i generi con la sua famosa Fender Stratocaster bianca, al suonare lo strumento con i denti o dietro la testa, fino all'incendiarla come al festival di Monterey.
Nel 1968 l'attività prosegue con la stessa eccezionale intensità: i tour si fanno mondiali, e escono due capolavori come “Axis: Bold As Love” e “Electric Ladyland” (per quest'ultimo doppio album abbiamo l'intervento di personaggi come Steve Winwood, Buddy Miles, Chris Wood e altri). Brani come “Voodoo Chile”, “Burning Of The Midnight Lamp” e il remake della dylaniana “All Along The Watchtower” rimarranno, insieme con le atmosfere psichedeliche che fanno parte di entrambi gli LP, tra quanto di meglio la musica rock abbia saputo proporre dalla sua origine ad oggi.
La parabola umana di Jimi Hendrix, nonostante le vette raggiunte sul piano artistico, si avvia però rapidamente alla sua conclusione: alcool e droga sempre più pesantemente si insinuano nella vita dell'artista, mentre una devastante serie di esibizioni (54 in quarantasette giorni al solo inizio del 1968) rende difficoltoso il raggiungimento di qualsivoglia forma di equilibrio. Dopo svariati litigi Chandler abbandona e la formazione viene sciolta, mentre (con Mitchell, Billy Cox, Larry Lee, Juma Sultan e Jerry Velez) Jimi dà vita ai Gypsies Sons And Rainbows, che si esibiranno nel 1969 al festival di Woodstock. Qui Hendrix proporrà la sua celebre versione dell'inno nazionale americano (“Star Spangled Banner”), le cui note patriottiche vengono distorte e inframmezzate a cacofonie che sono state interpretate come allegorie di guerra (siamo nel pieno del conflitto statunitense con il Vietnam).
Formato nel 1969 con Cox e Buddy Miles un gruppo di soli musicisti neri come gesto per appoggiare la causa del radicalismo afro-americano, viene realizzato il poco ispirato “Band Of Gipsyes”, mentre la formazione ben presto giunge al termine della sua attività. Nello stesso periodo Hendrix comincia a lavorare su un nuovo album (“First Rays Of The New Rising Sun” uscito postumo soltanto nel 1997), mentre nel 1970 si ha, al festival dell'isola di Wight, l'ultima apparizione inglese. Il diciotto settembre dello stesso anno, infatti, l'artista muore a Londra per soffocamento in seguito ad un abuso di farmaci. Dopo la morte, ritrovati nel suo studio di registrazione nastri con moltissime incisioni, viene deciso di pubblicare periodicamente il materiale, di qualità eccellente, mentre, risolta una serie di questioni legali, la famiglia Hendrix ha potuto nel 1997 rientrare in possesso dei diritti d'autore relativi alle composizioni del musicista. Con l'aiuto di un finanziamento da parte di Paul Allen (che aveva già fornito i mezzi per il mantenimento della causa di cui sopra), viene inoltre fondato a Seattle il Jimi Hendrix Museum.