Jimmy Cliff

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Jimmy Cliff

Ambasciatore e ultima icona vivente del reggae, Jimmy Cliff è stato il primo musicista giamaicano a far parlare di sé fuori dai confini dell'isola: ed è davvero un'ironia della sorte che dopo oltre 40 anni di carriera musicale rischi di essere conosciuto più per i suoi ruoli cinematografici che per quello avuto nella diffusione della musica reggae.
Nato James Chambers il 1 aprile 1948 a St. Catherine, Jimmy si sposta a Kingston all'età di 14 anni: ha già fatto vedere il suo talento esibendosi in feste e show locali, e quando approda nella grande città ha le idee ben chiare. Il suo soprannome vuole esprimere l'ambizione e le vette musicali che vuole raggiungere. Due singoli di poco successo sono il prezzo da pagare prima di fare l'incontro che gli cambia la vita: Derrick Morgan lo accompagna da Leslie Kong, Jimmy entra nella sua gelateria / negozio di dischi, si mette a cantare uno dei suoi primi pezzi, "Dearest Beverly", e così nasce un sodalizio e un'amicizia alla quale Jimmy rimarrà fedele fino alla prematura morte di Kong. Fatto questo incosueto per i musicisti reggae, abituati a cambiare vorticosamente produttori e manager.
Kong propone al giovane Cliff di entrare subito in studio, registrano la stessa "Dearest Beverly" oltre a "Hurricane Hattie" e quando Jimmy si trasferisce ai Federal Studios per registrare "Miss Jamaica" un altro incontro storico lo attende. È infatti in questa occasione, nel 1962, che Cliff conosce un certo Robert Nesta Marley, meglio conosciuto come Bob, e lo aiuta a incidere il suo primo singolo, "Judge Blot". Questi primi singoli di Cliff, seguiti da "King Of Kings", "One Eyed Jacks" e "Pride And Passion" contribuiscono a inventare la scena ska in Jamaica e soprattutto in Inghilterra, dove la Island Records diffonde la nuova musica proveniente dall'isola.
Nel 1964 la stella di Cliff brilla già nel cielo del reggae tanto da essere scelto come rappresentante della cultura giamaicana al World's Fair ma la Island ha progetti più impegnativi e rischiosi: l'etichetta sta infatti virando dalla musica jamaicana al prog-rock e Chris Blackwell convince Cliff a stabilirsi in Inghilterra e a guardare almeno con un occhio a questo mercato. Rischio calcolato si dirà poi, visto che quando nel 1968 esce il suo primo album, "Hard Road To Travel" il botto è clamoroso. Il successo all'International Festival in Brasile spinge la sua ispirazione a comporre il bellissimo "Wonderful World, Beautiful People" che scala le classifiche inglesi seguito dall'inno pacifista "Vietnam", che Bob Dylan giudica la miglior canzone di protesta che abbia mai sentito. Altri due singoli ("Wild World", cover di Cat Steven e "You Can Get It If You Really Want") scalano le classifiche britanniche prima della scomparsa di Leslie Kong, avvenuta nell'agosto del 1971 a causa di un attacco di cuore.
Ma quello stesso tragico anno sarà anche quello della svolta per Cliff: l'album "Another Cycle" e soprattutto l'ultimo progetto messo in cantiere da Kong, la partecipazione al film "The Harder They Come" scritto e prodotto da Perry Henzell diventano un punto fermo della sua carriera. Ma proprio quando Cliff sembra spinto dagli eventi verso il mainstream la Island rivolge le sue attenzioni verso Bob Marley e Cliff la saluta per passare alla Reprise: sono gli anni che vedono l'uscita di alcuni album ( 1973's "Unlimited" del 1973, "Struggling Man" dell'anno successivo e "Brave Warrior" del 1975), la conversione di Cliff all'Islam e il ritorno all'Africa in cerca delle sue radici. Soprattutto questi ultimi due fatti avranno una profonda influenza nella sua musica, ma nel 1975 finalmente "The Harder They Come" esce anche negli States e trascinato da uno degli anthem del film, "Many Rivers To Cross", l'album di quell'anno, "Follow My Mind" sale fino alla vetta delle classifiche americane.
La Reprise, forte di questo successo, decide che è giunto il momento per celebrare la carriera di Cliff con un live: il cantante non ha nessuna intenzione di lasciarsi andare alla nostalgia, esce in strada in compagnia di Andrew Loog Oldham, produttore dei Rolling Stone, e quello che ne esce - "Live In Concert" – è uno dei più potenti, rabbiosi e feroci dischi di Jimmy Cliff.
Con gli anni Ottanta Cliff chiude il suo rapporto con la Reprise (l'ultimo album è del 1981, "Give The People What They Want"), si sposta alla Columbia e apre una nuova fase della sua carriera: mette insieme una nuova band, gli Oneness, si imbarca in un tour americano con Peter Tosh che culmina con la performance al Reggae Sunsplash, inaugura la collaborazione con Kool And The Gang (nel 1983, con l'ambum "The Power And The Glory") e finalmente, nel 1985, vince un Grammy Award con l'album "Cliff Hanger". È una stagione prolifica, in cui Cliff continua a pubblicare singoli e album sia in Giamaica che in Inghilterra e ancora una volta c'è il cinema sulla sua strada: dopo la parte del cattivo in "The Harder They Come" affianca Robin Williams e Peter O'Toole in "Club Paradise" di Harold Ramis.
Il ritorno nelle classifiche musicali americane avviene nel 1993, quando il singolo cover di "I Can See Clearly Now" (dalla colonna sonora di "Cool Runnings") entra nella top 20 e grazie alle radio cattura nuove generazioni di fan alla sua musica. Con gli anni Novanta Jimmy Cliff raggiunge ormai lo status di santone del reggae, e la consacrazione avviene nel 1999 quando, in duetto con Erykah Badu, interpreta una versione ricca di sentimento di "No Woman No Cry" al Bob Marley All Star Tribute. Le collaborazioni sono ormai numerose, e vanno da Ziggy Marley e Lauryn Hill, da Sarah McLaughlin a Queen Latifah fino ai duetti con Sting, Joe Strummer, Wyclef Jean e molti altri per il suo ritorno discografico nel nuovo millennio, con l'album "Black Magic" uscito per la Artemis Records nel 2004 proprio a cavallo delle sue partecipazioni al festival italiano Rototom Sunsplash.