JJ72

JJ72

I fratellini minori di Thom Yorke e compagni, forse. O forse, stando a quanto afferma Mark Greaney (voce e chitarra della band), i nipotini di Ian Curtis e dei suoi Joy Division. Certo, bisogna mantenere un sano rispetto delle proporzioni, ma tuttavia l'esordio dei tre giovani irlandesi è tale da invitarci a non prendere troppo alla leggera queste filiazioni spirituali. Soprattutto se i giovani in questione citano Beckett tra i propri punti di riferimento e riescono a sfornare un singolo struggente come “Oxigen”. Leggenda vuole che il solo Mark in origine sia in grado di suonare quando i tre incidono il demo di questo stesso pezzo, e che la scelta dei suoi compagni sia stata più o meno casuale. Come che sia, il nostro Mark, Fergal Matthews (batteria) e Hillary Woods (basso, recentemente votata come la ragazza più sexy del cosmo rock) mettono su la band a Dublino nel 1998, realizzando quanto prima il demo di cui sopra. Una serie di esibizioni tra l'Irlanda e l'Inghilterra (principalmente Londra) rivela quanto i JJ72 siano agguerriti, e abbastanza in fretta la gente comincia a parlare di loro. Radio e critica, ricevuto il pacco con canzone annessa, iniziano a fare il loro nome, costringendo il mondo discografico (e nella fattispecie la Lakota, che li mette sotto contratto producendo “JJ72”, il loro primo album) a occuparsi di questi outsiders. Non sarà che il rock ha trovato una nuova generazione disposta a prendere seriamente l'impegno di trasmettere passione, energia, slancio? A una tale domanda non si può forse rispondere che citando direttamente gli stessi JJ72: 'We want to make music that makes people feel like they've never felt before'. E tanto basti.