Joe Jackson

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Joe Jackson

Il più eclettico della British new wave.
Nella sua autobiografia Joe Jackson ha dichiarato di amare la musica di George Gershwin perché ha saputo tenere un piede nella tradizione popolare, l'altro in quella classica: differente modello e differenti motivazioni non avrebbero senso per uno che ha attraversato i generi più diversi, dal blues al reggae, dalla salsa al jazz fino alla classica contemporanea.
Per avere un'idea della vastità del suo orizzonte musicale basta fare due cose: la prima è ricordare l'esordio nel solco della British new wave di fine anni Ottanta, accanto a Elvis Costello e Graham Parker.
La seconda è ascoltare "Symphony No. 1" (1999), composizione strumentale di classica contemporanea (che si aggiudica anche un Grammy Award). In mezzo c'è di tutto e di più, ma è proprio questo eclettismo a procurargli il favore della critica.
David Ian Jackson, questo il suo vero nome, nasce l'11 agosto 1954 a Burton-upon-Trent, nello Staffordshire inglese. I genitori faticano per arrivare alla fine del mese e lui cresce dovendo sopportare frequenti attacchi di asma. Quest'ultima cosa gli impedisce di praticare sport e così lui si getta sui libri e sulla musica: a 11 anni comincia a studiare il violino, poi impara anche a suonare i timpani, l'oboe e il pianoforte. Nel giro di qualche anno ha le idee molto chiare sul suo futuro: da grande vuole fare il compositore.
A 16 anni forma un trio jazz e per la prima volta suona in cambio di denaro.
A 17 anni diventa un fan del progressive rock, in particolare dei Soft Machine.
Nel 1972 riceve una borsa di studio per frequentare la Royal Academy of Music di Londra.
In quegli stessi anni si esibisce per la prima volta come cantante pop, grazie prima al gruppo Misty Set e poi agli Edward Bear (dal nome di uno dei personaggi di Winnie the Pooh). Sono i componenti di quest'ultima band che cominciano a chiamarlo Joe, nome che gli rimarrà addosso per il resto della sua carriera.
Negli anni seguenti Joe Jackson prende il controllo degli Edward Bear, che cambieranno nome e diventeranno Edwin Bear prima, Arms & Legs poi.
Contemporaneamente porta avanti la sua doppia vita di performer pop-rock e studente di musica classica (occasionalmente si esibisce al pianoforte anche nella National Youth Jazz Orchestra).
Nel 1975 si diploma presso la Royal Academy of Music. Nello stesso anno gli Arms & Legs firmano con MAM Records, che nell'aprile del 1976 pubblica il loro primo 45 giri ("Janie" sul lato A e "She'll Surprise You" sul B).
A ottobre del 1976 Joe Jackson lascia la band in cerca di un progetto tutto suo. La svolta arriva il 9 agosto 1978, quando il produttore David Kershenbaum lo mette sotto contratto per conto di A&M Records e a ottobre supervisiona la pubblicazione del suo primo singolo, "Is She Really Going Out With Him?".
L'album d'esordio arriva a gennaio del 1979: si intitola "Look Sharp!" e all'inizio il pubblico non se ne accorge più di tanto. Tempo un paio di mesi, però, ed eccolo entrare nella Top 40 inglese (persino in Top 20 negli Usa).
Il risultato è che il disco diventa d'oro e gli procura una nomination ai Grammy Award.
Nonostante si trovi in tournée per gran parte dell'anno, Joe Jackson trova il tempo per realizzare a tempo di record il suo secondo LP ("I'm The Man", che esce a ottobre del 1979).
L'affermazione definitiva presso pubblico e critica arriva nel 1982, grazie a "Night And Day" (che sforna due singoli vendutissimi: "Steppin' Out" e "Always Something Breaking Us In Two").
La fama non 'piega' Joe Jackson, nel senso che non lo convince a limare il suo eclettismo: determinato a fissare frontiere musicali sempre nuove, continua il suo personalissimo percorso musicale. Solo che il grande pubblico comincia a non stargli dietro, soprattutto dopo l'album di musica classica "Will Power" (1987, nato a partire dalla rielaborazione della colonna sonora scritta nel 1985 per un film giapponese): la critica pop-rock sospende il giudizio dichiarandosi inadatta a una recensione, mentre la critica classica lo ignora senza mezzi termini. Il pubblico, dal canto suo, si scopre in difficoltà e sancisce il declino della sua fama.
Non cambia le carte in tavola il ritorno a musicalità maggiormente pop con "Blaze Of Glory" (1989). Stesso discorso per "Laughter & Lust" (1991), prima release con la nuova etichetta (Virgin Records).
Per ritornare a vendite di un certo interesse bisogna aspettare il passaggio a Sony Classical e la pubblicazione di "Heaven & Hell" (settembre 1997): niente a che vedere con i fasti d'inizio anni '80, ma certo meglio dei recenti responsi. Due anni dopo arriva "Symphony No. 1", composizione eseguita non da un'orchestra classica ma da una band di jazzisti e rockers (compresi Steve Vai alla chitarra e Terence Blanchard alla tromba). Il risultato è la vittoria di un Grammy Award, categoria Best Pop Instrumental Album.
Nel corso dello stesso 1999 esce anche l'autobiografia di Joe Jackson ("A Cure For Gravity: A Musical Pilgrimage"), fondamentale punto di riferimento per capire le regioni profonde della sua eclettica produzione musicale e del suo desiderio più profondo: "Oggi sto ancora facendo musica – scrive – ma non sono più una pop star, se mai lo sono stato. Sono semplicemente un compositore, che è ciò che mi interessa essere prima di ogni altra cosa".
I lavori successivi sono quasi solo di natura classica, tanto che molti pensano abbia abbandonato per sempre il pop. Invece no: la dimostrazione più eclatante arriva nel tardo 2002, quando Joe Jackson riunisce i suoi vecchi compagni di band (Graham Maby, Gary Sanford e Dave Houghton).
Con loro registra un nuovo album, pubblicato da Restless/Rykodisc nel marzo 2003: il titolo è "Volume 4" e si definisce appunto come quarto capitolo della serie cominciata con "Look Sharp!" e proseguita con "I'm The Man" e "Beat Crazy" (quest'ultimo è un album reggae uscito nel 1980). Il successivo tour mondiale porta alla pubblicazione del live "Afterlife" (marzo 2004).