Joe Strummer

Joe Strummer

Joe Strummer è il poeta della vita, della protesta e della libertà. Con o senza Clash, la sua faccia da portuale allegro, la sua voce roca e ironica la sua sensibilità hanno accompagnato generazioni di fan e di rocker di tutto il mondo; un'icona dalla parabola irripetibile che va inserito di diritto tra i frontman più amati, rispettati e significativi della storia della musica.
Joe Strummer, una delle sigle più evocative della storia del rock, è un nome d'arte. Quello vero è John Graham Mellor, nato il 21 agosto 1952 ad Ankara, figlio di un diplomatico di stanza in Turchia. Tornato a Londra, frequenta la Center School of Art ma l'accademia non è il suo genere, preferisce esibirsi come busker nella metropolitana della City con il nome d'arte che si è inventato e che gli resterà attaccato per sempre. Le sue musiche di riferimento sono rock e reggae e nel 1974 fonda il suo primo gruppo, i 101'ers, un gruppo di rockaccio da pub. Joe viene però folgorato e allo stesso tempo un po' scoraggiato dall'energia selvaggia emanata dai pezzi dei neonati Sex Pistols e scioglie il gruppo per ripensare la propria strada musicale.
Con la sua vena dissacratoria e anarchica, il richiamo del punk è irresistibile: Strummer è 'fisiologicamente' predisposto a unirsi al movimento e nel 1976 fonda i Clash, insieme a Mick Jones, Paul Simonon e Nick Headon. Il resto è leggenda, con 6 album che cambiano la storia del rock e fanno dei Clash uno dei gruppi più importanti di sempre. Joe Strummer è il leader del gruppo, alfiere del combat rock fatto di rabbia, denuncia sociale, ironia, emozione e una vastissima sapienza musicale, che unisce il mainstream à la Springsteen al reggae, al punk pistolsiano, ai ritmi latini, al jazz, al funk. “The Clash”, del 1977, viene osannato da Rollling Stone come 'l'album punk definitivo', mentre “London Calling”, del '79, viene considerato fin da subito tra i 10 dischi fondamentali della storia del rock.
La gloriosa storia dei Clash, che sopravvivono molto più a lungo di ogni altro gruppo punk, si chiude nel 1986, a causa di dissapori tra Strummer e Mick Jones e di un inesorabile esaurimento della vena artistica. Non ci saranno ripensamenti né reunion.
Joe è ormai una celebrità, ma a modo suo: sempre lontano dal patina di glam che avvolge le rockstar, sempre pronto a mettersi in gioco e a dire quello che pensa.
La sua carriera si allarga al cinema. Nel 1986 crea due brani per la colonna sonora di “Sid And Nancy”, biopic di Alex Cox su quel disgraziato di Sid Vicious che ha condiviso con lui gioie e dolori del punk. La collaborazione è talmente soddisfacente e proficua che nel 1987 Joe reciterà nei due successivi film di Cox, “Walker” (per cui scrive la colonna sonora in perfetto latino-style) e “Straight To Hell”. Ha una presenza magnetica anche sul grande schermo; se ne accorgono Robert Frank, che gli afida un ruolo in “Candy Mountain” (1987) e soprattutto Jim Jarmush, regista di culto che lo chiama per “Mistery Train” (1989).
Nel frattempo continua a comporre musica in stile Clash, contribuendo alla soundtrack di “Permanent Record” (1988), suonando live con i Latino Rockabilly War e pubblicando il primo album solista nel 1989, “Earthquake Weather”. E' un mix di rock'n'roll e world music che incontra un tiepido successo. Dopo aver prodotto il loro “Hell's Ditch”, i Pogues lo chiamano spesso tra '87 e '91 per supportarli dal vivo con la sua chitarra e la sua voce, visti i problemi con l'alcool di Shane MacGowan.
Nei primi anni '90 Joe si tiene in disparte, comparendo dietro le quinte (autore e produttore) di “10 Upping Street”, il disco dei Big Audio Dynamite del ritrovato Mick Jones. Poi suona con i Levellers, la Brian Setzer Orchestra e la Electric Dog House, band estemporanea formata con Rat Scabies per l'album benefico “Generations”, per Amnesty International.
La sua carriera cinematografica intanto prosegue alla grande con “Ho Affittato Un Killer” di Aki Kaurismaki (1990).
L'attività musicale continua con “The Road To Rock'n'Roll”, pezzo del tribute album a Jack Kerouac “Kisks Joy Darkness”, per il “Chief Aid”. Poi collabora con i Fat Les di Keith Allen e alla soundtrack di “Grosse point blank”, tutto nel 1997.
Due anni dopo Joe pubblica il suo 'vero' secondo album post-Clash, “Rock Art And The X-Ray Style”. Lo accompagnano i Mescaleros, band da lui formata nel 1995 con il percussionista Pablo Cook e il polistrumentista Martin Slattery (conosciuto in studio per la registrazione di “Stupid, stupid, stupid” dei Black Grape), il bassista Scott Schields e il batterista Jed Lynch.
Con i Mescaleros si fa vedere in una serata di letteratura e musica a fianco dei poeti Martin Carthy e John Cooper-Clarke, dopodiché Genn viene rimpiazzato da Tymon Dogg durante la lavorazione di “Global A Go-Go”, uscito nel luglio 2001. Il gruppo fa da spalla alla reunion degli Who e da lì nasce la collaborazione con Roger Daltrey, che mette a disposizione la sua voce nel singolo che dà il nome al CD.
Nonostante i continui cambi di lineup, Mescaleros sembrano diventare la band definitiva di Joe e il successo dell'album e del tour li convince e tornare in studio, ma il 23 dicembre 2002 Joe Strummer sparisce per sempre, a causa di un improvviso arresto cardiaco che lo coglie a casa sua nel Somerset, lasciando un vuoto incolmabile tra i nuovi e vecchi fan. L'ultimo lavoro del combat junkie viene terminato e dato alle stampe nell'ottobre 2003: la stampa accoglie “Streetcore” come il migliore dello Strummer-senza-Clash. Joe ci lascia con una memorabile versione di “Redemption Song” di Bob Marley e il rock arrembante di “Coma Girl”, ultime tracce di una carriera nel segno della poesia, della coerenza e dell'indipendenza.