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John Legend

Una leggenda vivente.
Bambino prodigio nato nel 1978 a Springfield nell'Ohio, John Stephens, in arte John Legend, è uno dei più talentuosi e sensibili cantautori black apparsi sulla scena nel nuovo millennio. Scrittore, grande musicista, ottimo arrangiatore, il suo stile elegante e old fashion è molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica, perché è uno dei pochi in grado di fondere il sentimento della vecchia scuola del soul con il sapore tagliente dei ritmi hip hop e del moderno r&b. Il soprannome Legend è un'invenzione di un amico di Chicago, che ritiene che le melodie del giovane John assomiglino molto a quelle degli artisti vecchio stile. Un nickname un po' pretenzioso e che attira l'attenzione - proprio quello che John desidera - e che finisce col diventare il suo nome da palcoscenico. A soli cinque anni John canta il gospel nel coro della chiesa e suona il piano, a sedici anni si trasferisce a Philadelphia per frequentare il college. Qui si divide tra lo studio, il lavoro per mantenersi, la registrazione di CD con il suo gruppo a cappella, la direzione del coro locale (Bethel AME Church di Scranton, PA) e le performance live ai talent show. Nel 1998 arriva la svolta: John Legend viene scelto per accompagnare al piano nientemeno che Lauryn Hill in "Everything Is Everything", una canzone che appare nel pluripremiato disco "The Miseducation Of Lauryn Hill". Bravo e fortunato, John è l'uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. Alla fine degli anni '90 Philadelphia è il 'place to be' per approfondire la conoscenza del neo soul; qui John entra in contatto con gli esponenti più blasonati del movimento, compresi Jill Scott e The Roots, e dal 2000 comincia a esibirsi con regolarità tra New York, Boston, Atlanta e Washington D.C., partecipando a live show di numerosi artisti r&b, incidendo di tanto in tanto le sue esibizioni (come ad esempio il Live At Jimmy's Uptown del 2001). Pian piano John sta diventando veramente una leggenda e i biglietti per i suoi spettacoli vanno a ruba. Il momento clou però arriva quando il suo compagno di stanza e collaboratore Devo Harris gli presenta il cugino Kanye West, artista promettente che nel giro di un paio d'anni sarebbe diventato uno dei personaggi chiave della scena hip hop. Dal 2002 i due lavorano a stretto contatto, alimentandosi a vicenda, e colleziona una serie di collaborazioni importanti - Alicia Keys, Jay-Z, Black Eyed Peas – il suo sound si affina. Tra il 2003 e il 2004 appare nel video dei Dilated Peoples ("This Way"), scrive e suona per Janet Jackson, Mary J. Blige, Talib Kweli e Britney Spears e realizza due CD: l'autoprodotto "Solo Sessions, Vol. 1: Live At The Knitting Factory" e "Live At SOB's New York City" su etichetta Koch International. Sul finire del 2003 John Legend è pronto per preparare la grande prova: il disco solista. Prima però partecipa con le sue melodie a "The College Dropout" di West, uno dei dischi più importanti dell'anno. Dopo aver firmato per Columbia Records, pubblica "Get Lifted" (2004), un disco dai temi r&b tradizionali ma resi più realistici e giovanili grazie all'influenza urban dell'amico producer West, che mette la sua impronta su molte hit, tra cui "Used To Love You", "Let's Get Lifted" e "Ordinary People". L'album di Legend fa subito il botto ovunque, racimolando milioni di copie vendute in tutto il mondo e una sfilza di premi importanti, tra cui 3 Grammy Awards.
Dopo la scorpacciata di successi, John comincia a lavorare al sequel, "Once Again". Il singolo "Save Room" precede il lancio disco, che avviene nell'autunno 2006 con le produzioni preziose di Kanye West, Raphael Saadiq e Will.I.Am. In un'intervista a MTV, Legend confida che l'album contiene una delle sue canzoni preferite di sempre, intitolata "Again", scritta mentre era seduto in metropolitana, e che è stata d'ispirazione per il titolo del disco.
Il 2008 vede Legend grande protagonista con due album: il primo è "Live from Philadelphia" e "Evolver", il terzo disco di inediti con la collaborazione di moltissime star del mondo hip hop e R&B, da Kanye West a Brandy, da Estelle a Andre 3000, che partecipa anche al singolo "Green Light"