Judas Priest

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Judas Priest

I fondatori dell'heavy metal.
I Judas Priest nascono nel 1969 nei sobborghi operai di Birmingham, in Inghilterra, fondati dal chitarrista K.K Downing (all'anagrafe Kenneth Downing) e dal bassista Ian Hill (classe 1952); la formazione del primo concerto, a Essington nel 1971, è completata dal cantante Alan Atkins e dal batterista John Ellis. Il nome è ereditato dalla band precedente di Atkins, che a sua volta si era ispirata alla canzone di Bob Dylan "The Ballad Of Frankie Lee And Judas Priest".
Prosegue la classica gavetta, un live dopo l'altro, mentre alla batteria si susseguono prima Alan Moore e poi alla fine del 1971 Chris Campbell. Nel 1973 Hill e Downing si ritrovano da soli, ma l'abbandono di Atkins e Campbell si rivela provvidenziale: i nuovi innesti, pescati dagli Hiroshima, sono il batterista John Hinch e il frontman Rob Halford (nato a Walsall nel 1951), destinato a diventare uno dei più formidabili cantanti della storia del metal. Poco dopo entrerà in rosa anche il secondo chitarrista, Glenn Tipton (classe 1948), che con Downing forma una spettacolare coppia di asce.
Nel 1974 la band espatria per la prima volta suonando in Germania e in Olanda, poi torna in Inghilterra per incidere il debutto "Rocka Rolla", edito dalla microscopica Gull. Il disco è deludente, non riesce a imporre il nome dei Judas Priest – che stanno annaspando in una situazione economica grigissima – e convice Hinch a mollare il colpo, sostituito dal rientrante Moore. L'occasione arriva nel 1975 al Reading Festival, dove l'esibizione del gruppo conquista un vasto pubblico.

L'alba del metal
Nel 1976 esce "Sad Wings Of Destiny" e questa volta è una pietra miliare: "Victim Of Changes", "Tyrant", "The Ripper" hanno la caratura dei classici. O almeno: lo saranno, perché ancora una volta le vendite sono miserevoli nonostante le ottime recensioni. La situazione è scoraggiante (provoca anche la fuoriuscita di Moore), almeno fino a quando si fa avanti la CBS Records con un contratto di distribuzione mondiale che salva i Judas Priest da una fine quasi scontata. Nel 1977 viene pubblicato "Sin After Sin" (alla batteria c'è Simon Philips), a cui segue il primo tour americano, con il nuovo Les Binks dietro le pelli.
"Stained Class" (1978) è una deflagrazione di potenza metal, il primo vero disco del genere mai composto, mentre la formula più asciutta e diretta di "Killing Machine" (1979, intitolato "Hell Bent For Leather" in America) produce il primo singolo di successo, "Take On The World". Durante la tournée giapponese del 1979 i Judas Priest registrano il leggendario "Unleashed In The East", comunemente considerato il miglior live metal della storia. Le cose stanno finalmente girando a pieno regime e anche la formazione si assesta, con l'ingresso di Dave Holland dei Trapeze alla batteria.
I tour insieme a Kiss e AC/DC introducono i Judas nel loro lungo momento di gloria. "British Steel" (1980) si piazza addirittura nella Top 5 delle classifiche inglesi, grazie anche ai singoli "Breaking The Law" (altro classico immortale) e "Living After Midnight". Nel 1980 suonano al festival di Donington, l'anno seguente pubblicano "Point Of Entry" e poi intraprendono tour in America e in Europa, tutti esauriti. L'apice del successo coincide con gli anni di "Screaming For Vengeance" (1982) e "Defenders Of The Faith" (1984), due micidiali rasoiate in puro stile Judas Priest.

Rob Halford se ne va
Con "Turbo" (1986), invece, sbagliano i calcoli: l'inclinazione alla commercialità, il look simil-glam e certe intromissioni elettroniche - come la chitarre synth - sono maldigerite dai fan, abituati a vedere nei Judas gli alfieri del vero metallo. Il disco vende cifre di scarso rilievo, tanto che la band aggiusta immediatamente la mira e torna nel 1988 (dopo "Priest...Live!" del 1987) con il metallone di "Ram It Down". Ma l'età dell'oro sembra svanita e la fama comincia a scemare.
Il batterista americano Scott Travis, una vera macchina da guerra, sostituisce Holland alla batteria e imprime il suo marchio nel mostruoso "Painkiller" del 1990: la title-tack è una bordata di ferocia inaudita. Pur se ormai lontani dai fasti della popolarità mondiale, i Judas Priest sono ancora una delle metal band più amate e continuano ad attirare folle di adepti ai loro concerti. Sempre nel corso del 1990 il quintetto finisce sotto processo per il suicidio di due fan avvento nel dicembre 1985: l'accusa è di averli plagiati con i messaggi subliminali (la classica registrazione al contrario) contenuti nella cover degli Spooky Tooth "Better By You, Better Than Me"; nel 1993 la band viene giudicata innocente.
Poco dopo Halford decide di lasciare i Judas Priest, sedotto da nuovi stimoli che gli erano preclusi per direttiva della casa discografica: canta per un breve periodo con i Black Sabbath, incide un pezzo con i Pantera per la colonna sonora di Buffy e porta avanti il suo progetto Fight. Nel 1996 dà vita insieme a Trent Reznor ai Two, dediti ad una sorta di rock elettronico.

L'era di Ripper Owens
Intanto i Judas Priest sono fermi: Tipton ne approfitta per pubblicare il suo debutto solista ("Baptizm Of Fire", 1997), la casa discografica per sfornare greatest hits, collezioni e appendici varie (vale la pena segnalare almeno "Metal Works '73-'93"). Dopo una lunga ricerca e la bocciatura di nomi illustri come Ralf Scheepers dei Gamma Ray, nel 1996 scelgono come nuovo frontman Tim 'Ripper' Owens, americano dell'Ohio che da anni si diletta a cantare in band come i Winter's Bane o i British Steel, specializzate in cover del repertorio Judas. Una sorta di favola metal, anche se Owens si trova a gestire un'eredità che metterebbe i più in grave imbarazzo.
1997: esce "Jugulator", un album terrificante per violenza e impatto, ma proprio l'inattesa, moderna brutalità, perfettamente adeguata ai nuovi canoni della musica pesante, delude i fan duri&puri (anche se le accuse di panterizzazione sono ridicole). Promosso all'unanimità solo Owens, autore di una prova maiuscola che non fa rimpiangere troppo Halford: il ragazzo ci sa fare e lo dimostra nel tour mondiale, immortalato dal doppio "98 Live Meltdown".
Nel 2000 Halford, dimenticata la sbronza mascara-elettronica dei "Two", rispolvera i completi in pelle nera e le borchie, tira fuori dal garage la moto e fonda la band omonima: "Resurrection" è un album così potentemente e classicamente metal (come anche i seguenti "Live Insurrection" del 2001 e "Crucible" del 2002) da suscitare immediatamente voci su un possibile ritorno alla casa madre. E in effetti dal 1999 i rapporti tra il gruppo e il figliol prodigo sono migliorati parecchio, anche se ancora non se ne fa nulla.
I Judas escono l'anno dopo con "Demolition", che rinuncia alla svolta estrema di "Jugulator" e recupera il sound classico della band (riff più melodia), e poi nel 2003 licenziano l'ennesimo disco dal vivo, "Live In London".

La rifondazione
E finalmente nel 2004 la notizia è ufficiale: Owens è fuori per separazione consensuale, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, e Rob Halford rientra nei Judas Priest. Per celebrare l'evento esce il superbox "Metalogy", summa di una carriera irripetibile, e parte un massiccio tour mondiale che li porta anche come headliner al Gods Of Metal.