Kashmir

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Hanno scelto le luci di Copenhaghen, la città in cui sono nati, per il nome del loro quarto album. Ma “Zitilities” (o “City Lights”, cambia solo la grafia) non è solo l'album che completa il poker di dischi dei Kashmir in quasi dieci anni sulle scene, è anche il lavoro che apre loro la dimensione mondiale dopo anni di dura gavetta nelle terre scandinave.
I 4 danesi infatti suonano musica di qualità dal 1994, anche se il primo embrione della band risale addirittura al 1991, quando tre studenti di Copenaghen, il chitarrista Kasper Eistrup, il bassista Mads Tunebjerg e il batterista Asger Techau danno vita a un gruppo chiamato Nirvana. Poi Kurt Cobain ebbe più fortuna e la band decise di optare per il meno noto Kashmir e dare alle stampe il loro primo album “Travelogue”.
Dopo un paio d'anni di intensa attività live che assicura ai 4 ragazzi della città della sirenetta l'inizio di una solida fama in patria esce il secondo disco “Cruzential” che finisce in vetta alle chart danesi.
Non che troneggiare nella hit list danese sia un merito in assoluto, ma i 4 ragazzi ci sanno davvero fare e collezionano 'Grammy' e dischi platino in patria che sono un bel motivo d'orgoglio per chi non ha la fortuna di nascere nel posto giusto per fare musica rock. Anzi, i Kashmir si dimostrano del tutto indifferenti agli accostamenti ai Coldplay e non ci stanno a fare la parte dei cugini sfortunati, e tirano dritto per la loro strada dando alle stampe nel 1999 il loro terzo album “The Good Life”.
È il successo che finalmente arriva, oltre a essere il record di vendite di ogni tempo nella storia del rock danese. Il titolo è in realtà fuorviante, perché la “Good life” di cui i Kashmir ci parlano è un miraggio, una meta irraggiungibile, una favola paradossale e i 4 danesi insistono su atmosfere tristi e cupe e immagini svuotate di emozioni. Ma i loro testi sono poesia e soprattutto sanno suonare davvero, come conferma questo terzo disco più acustico e calmo dei lavori precedenti ( da ascoltare la ballata “Make It Grand”) in cui non mancano tuttavia alcune impennate di rock in stile Seattle (come “Kiss Me Goodbay” che ricorda il loro passato più heavy).
Il quarto album con cui hanno cominciato a farsi conoscere anche in Italia, e non solo dal ristretto gruppo di fanatici ascoltatori di musica scandinava, è un disco che sfiora le sonorità brit pop venandole con il garbo dei colori autunnali della loro terra. Ma soprattutto “Zitilities” vede la collaborazione di John Cornfield, l'ex produttore di Stone Roses, Supergrass e Muse che è riuscito nel piccolo grande miracolo di mantenere il suono fedele nello spirito a quello dei primi demo, anche nei brani di rock più nervoso e ombroso.
Insomma, i Kashmir di gavetta ne hanno fatta parecchia, ne vanno orgogliosi e vogliono continuare a tirare dritto per la loro strada. Meritano di essere seguiti.