Kula Shaker

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Kula Shaker

Il karma del britpop. Fedeli fino in fondo alle religioni indiane, i Kula Shaker sono una delle più enigmatiche band dell'era mitica del pop inglese: un album d'esordio come pochi, un flop clamoroso, la fine della storia e la rinascita a distanza di oltre sette anni. Tutto come se il tempo non fosse mai passato.
I Kula Shaker ruotano da sempre attorno al carisma di Crispian Mills: è lui con Alonza Bevan (oltre a Marcus French alla batteria, Leigh Morris alla chitarra e al vocalist Marcus Maclaine) a formare alla fine degli anni Ottanta gli Objects Of Desire, i prodromi della band. Poi nel 1993 gli Objects Of Desire si sciolgono, e Mills scappa in India con lo zaino in spalla, e quando torna ci riprova formando una nuova band, i Kays (con il sempre fedele Bevan, Paul Winterhart alla batteria e sua cugino Saul Dismont come vocalist). Ma anche questa storia si dissolve e solo nel 1995 Mills ha l'epifania definitiva: la sua band si chiamerà Kula Shaker, dal nome di Kula Shakera Maharaja, un re e mistico indiano del nono secolo prima di Cristo. Con l'arrivo di Jay Darlington al posto di Dismont la lineup è definita, e passa ben poco tempo (e un concerto in compagnia dei Placebo) prima che la Columbia, a caccia dei nuovi Oasis, li metta sotto contratto il giorno di S. Giorgio alle 10.10 pm con la luna al suo quarto: l'unica, mistica condizione posta dalla band.
Nello stesso 1996 ecco il primo singolo "Tattva", seguito da "Grateful When You're Dead" in omaggio a Jerry Garcia dei Grateful Dead: il clima attorno ai Kula Shaker e al loro mix di psichedelia e indian vibes è già rovente, e diventa incandescente quando a ottobre esce "K", l'album di debutto: è dai tempi di "Definitely Maybe" degli Oasis che non si vendono così tante copie in un botto solo, UK e USA impazziscono per i Kula Shaker e anche il terzo singolo "Govinda" (scritto e cantato in sanscrito) è un successo inarrestabile. La band è sul trampolino di lancio, fa incetta di premi, il disco è d'oro. Ma le nubi si addensano all'orizzonte.
La prima riguarda l'uso della svastica, che se in India ha un portato di significati mistico e tradizionale in Occidente evoca gli orrori del nazismo e procura un pieno di guai e polemiche a Mills.
La seconda riguarda una serie di grattacapi con la label che di fatto depotenziano l'impatto del secondo album sul pubblico: il tour è andato benissimo, i Kula Shaker sono la band live del momento, "Sound Of Dreams" esordisce al numero 3 delle single chart nel 1998 ma l'atteso album non esce, e il momento sfuma.
"Peasants, Pigs & Astronauts" (registrato nello studio di David Gilmour, la leggendaria chitarra dei Pink Floyd, e prodotto da Bob Ezrin) esce solo a febbraio del 1999, ma nella prima settimana vende appena 25mila copie e scivola ben presto fuori dalle chart: dopo il live a Glastonbury, il Lizard Festival è l'eclisse della band, che a settembre dello stesso anno annuncia la fine della propria storia.
Alonza Bevan raggiunge Johnny Marr e gli Healers, e poi prova con il side project Shep (con Winterhart), ma sempre con risultati modesti. Paul Winterhart migra con i Thirteen:13 con esiti non diversi. Joy Darlington si unisce agli Oasis come membro non ufficiale della band e tastiera live. Mills da parte sua prova con un album solista, poi con i Pi (band di supporto a Robbie Williams in un tour inglese) e dal 2002 con i Jeevas, con gli ex Straw, Andy Nixon e Dan McKinna. Ma la felicità è altrove.
Inaspettatamente ci pensa la Sony a riaccendere il sacro fuoco dei Kula Shaker nella mente di Mills: è lui a curare il best "Kollected - The Best Of Kula Shaker", preludio alla reunion del 2004. Mills infatti è impegnato nelle session per un album di beneficenza in USA e oltre ai Jeevas pensa bene di richiamare i vecchi compari dei Kula Shaker: Darlington declina l'invito, ma con gli altri la magia si rianima di colpo tanto che dopo "Braj Mandala" Mills e Bevan si mettono a scrivere pezzi come se dovessero lavorare a un nuovo album. Prima però ci vuole un live a sorpresa in un pub di Leighton Buzzard (sotto il moniker The Garcons), ma a febbraio del 2006 ecco l'annuncio: i Kula Shaker sono risorti dalle loro ceneri, con Harry Broadbent alle tastiere e con un nuovo album pronto a essere pubblicato. "Strangefolk" (prodotto da Tchad Blake) arriva nel 2007, ed è come se il tempo da "K" non fosse mai passato.