Laurie Anderson

Laurie Anderson

Laurie Anderson è l'artista d'avanguardia più famosa della sua generazione e lo è grazie a un brano musicale che la impone anche al di fuori della scena avanguardistica. Il titolo è "O Superman", l'anno è il 1981 e il singolo non sarà l'ultima incursione nel mondo del pop/rock mainstream. Nonostante ciò, comunque, il centro della sua poliedrica attività artistica rimarranno sempre la performing art e gli ambiziosi progetti multimediali, capaci di mescolare musica, proiezioni video, danza e – più di ogni altra cosa – il linguaggio scritto e parlato, vero e proprio centro di gravità della sua intera produzione.
Un passo indietro. Alcuni anni prima del 1981 e di "O Superman", Laurie Anderson si trasferisce a New York dopo aver trascorso i primi 20 anni di vita nella natia Chicago: arriva nella Grande Mela portandosi dietro il violino che studia da quando è adolescente; inaugura la sua nuova vita diplomandosi in storia dell'arte, approfondendo l'ambito della scultura alla Columbia University e cominciando a insegnare storia dell'arte e architettura egiziana (e siamo d'un balzo nel 1972).
A questo punto, è questione di pochi mesi perché si arrivi alla sua prima performance pubblica (1973), questione di qualche anno perché il suo nome diventi un ospite fisso in musei, sale da concerto, festival artistici (non solo in Nord d'america, ma anche in Europa). In questo momento, il denominatore comune dei suoi progetti multimediali è la forza/fascinazione della parola e del linguaggio, ma ciò non impedisce incursioni più o meno enfatizzate nell'immaginario visivo e nella tecnologia più avanzata (come dimostra il brano del 1980 "Born, Never Asked", composto per orchestra e calcolatore elettronico).
Un anno dopo Laurie Anderson incide "O, Superman", il singolo che la rende famosa presso un pubblico molto più vasto di quello conosciuto fino a quel momento.
Registrato presso la piccola etichetta newyorkese 110 Records, "O, Superman" è un brano di 11 minuti nel quale una sorta di basso continuo elettronico sostiene musicalmente un testo per metà recitato e per metà cantato (con la voce a tratti elaborata in postproduzione). Il brano diventa inaspettatamente un successone, soprattutto in Inghilterra, dove raggiunge la posizione #2 nelle classifiche pop. Sull'onda del favore del pubblico, e venendo incontro all'interesse di Laurie Anderson per il mondo discografico, Warner Bros. le fa firmare un contratto per produrre e distribuire un LP. È così che Laurie Anderson giunge al suo album d'esordio: "Big Science" esce nel 1982 come parte di un progetto molto più ampio, una performance multi-mediale lunga 7 ore e intitolata "United States" (che esce nel 1984 in un set di 5 LP dal titolo "United State Live").
Il culmine della strada inaugurata grazie al contratto con Warner è "Mister Heartbreak" (1984), album molto più accessibile rispetto ai precedenti lavori, più decisamente orientato verso il pop, impreziosito da collaborazioni che vanno da Peter Gabriel ad Adrian Belew. Il risultato di tutto ciò è che il disco riesce persino a far capolino nella classifica statunitense.
Due anni dopo è la volta del film-concerto "Home Of The Brave", seguito l'anno successivo da un'incursione nel cinema grazie alla colonna sonora del documentario "Swimming To Cambodia" (regia di Jonathan Demme). Ma a questo punto le sedute in sala d'incisione si fanno sempre più rare, soprattutto perché Laurie Anderson si impegna molto di più nelle performance live: fra il 1989 e il 2001 escono solamente tre album. Il primo si intitola "Strange Angels" (1989) e guadagna ottime recensioni. Il secondo è "Bright Red" (1994), prodotto da Brian Eno e arricchito da una partecipazione di Lou Reed, suo fidanzato. Il terzo album è "Life On A String" (2001). In mezzo a tutto ciò ci sono i performance-tour e lo spoken-word "The Ugly One With The Jewels And Other Stories" (1995), registrazione di reading live tratti dal suo libro "Stories From the Nerve Bible".
L'inizio del nuovo secolo è anche all'insegna di una mostra itinerante che, dopo Lione e Düsseldorf, approda al Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano: “The record of the time" raccoglie sculture, fotografie, disegni, videoinstallazioni e strumenti musicali creati da Laurie Anderson. E convince i fan che vale la pena di aspettare qualche anno per il prossimo album in studio.