Lincoln

Lincoln

"Rara potenza emotiva…i Lincoln ti lasciano lì a desiderare di averne ancora" (NME). E dell'intensità sudata e biliosa della band fa da spia il nome stesso. Lincoln Fargo è il protagonista del romanzo di Jim Thompson "Heed The Thunder", dove si parla di profondo Nebraska, incesto e violenza, travaglio storico a cavallo di due secoli. Se non vi va di leggere, ma volete affondare nell'umore del gruppo, c'è anche il film, diretto da Sam Fuller.
I Lincoln, in verità, sanno anche essere allegri, ma a modo loro; è il processo di scrivere musica che è lento, faticoso, sofferto. Un parto della depressione, come il romanzo? Comunque sia, al netto degli strumentisti che cambiano spesso, il nucleo creativo del combo è costante: Alex Gordon (chitarra, tromba e voce), Tracy Van Daal (voce), David Hannam (chitarra, clarinetto e voce), Crum (batteria e voce), Jim Friedlander (basso, tromba e voce) e Matt Dowse (trombone e rhodes).
Usciti dalle brume dei sobborghi a nord di Londra, registrano nel 2000 due singoli a tiratura limitata, "More Than A Saviour" e "Never See London Again", che ottengono critiche compiaciute e un certo air play radiofonico. Nel 2001 pubblicano due mini: il debutto vero e proprio, "Barcelona", e il seguito "Kibokin", accorpati poi nel 2002 in un unico disco intitolato "The Sound Of Lincoln". Ovvero: ottoni-basso-batteria, velature punk, un che di marcia funebre melodica e molto del torrido southern di New Orleans, tutto in chiave brit-pop-folk. Una miscela molto personale che fa subito colpo, se la critica li elogia e li accosta a nuove leve di spessore come Turin Brakes, Ed Harcourt ed Elbow.
Intanto, nel corso degli anni, la band suona dal vivo in compagnia di Calexico, Paradise Motel, Wheat, Neal Casal, Billy Mahonie, The Czars, Fraff, Lampchop, The Tindersticks. Malinconici e straniti, i Lincoln cominciano a far parlare di sé, fino alla pubblicazione di "Mettle" (2002), registrato nell'inverno del 2001 in un castello scozzese. Giusto per mantenere l'umore bigio quanto serve.