Living Colour

Living Colour

“Vivid”, “Time's Up” e “Biscuits”. Tre album in quattro anni, dal 1988 al 1993, e nel rock di fine anni ottanta si apre uno squarcio dal quale usciranno i vari Rage Against The Machine, Sevendust, Body Count fino ai Limp Bizkit.
Prima band all black del panorama rock metal, i Living Colour si formano alla metà degli anni ottanta intorno alla figura catalizzatrice del chitarrista Vernon Reid. Corey Glover, cantante, Muzz Skillings, bassista e Will Calhoun, batterista, non hanno nessuna esperienza musicale quando il gruppo si forma nel 1984. Solo Vernon Reid ha già assaggiato palchi e sale di registrazione: Black Rock Coalition, Ronald Shannon Jackson's experimental jazz, un album solista con Bill Frisell e alcuni lavori in studio con Defunkt e Public Enemy. È questo il viatico crossover di quello che diventeranno i Living Colour nel giro di pochi anni.
Dall'esordio nel 1984 al CBGB, il tempio newyorkese del rock underground, al loro album d'esordio passano ben quattro anni (durante i quali il cantante Corey Glover trova anche il modo di recitare una parte nel colossal di Oliver Stone Platoon). “Smash And Scatteration”, demo prodotto da Mick Jagger e pubblicato dalla Epic grazie alla intercessione dello stesso leader dei Rolling Stones, è il prologo per “Vivid”, album rivelazione che esce nell'estate del 1988. La critica stravede da subito. Arrabbiati come i Black Panther, i Living Colour trasportano la cultura nera nell'hardrock, genere bianco per antonomasia. Fondono sonorità metal e schemi jazz. L'uragano chitarristico di Reid, i poliritmi spiazzanti di Calhoun (laureato nel 1986 al Berkley College Of Music) e la voce chiara e potente di Glover squartano il mondo del rock. “Cult Of Personality” conquista subito MTV e i Living Colour scalano le chart fino al disco di platino e al Grammy Awards come Best Hard Rock Performance. “Vivid” è tra i più dirompenti album d'esordio della storia del rock.
Dopo aver suonato come gruppo d'apertura per i Rolling Stones, in tour dopo ben otto anni, i Living Colour tornano in studio l'anno successivo per “Time's Up”, un disco che ripete il colpo grosso nelle classifiche e che tuttavia lascia qualche dubbio tra i fan. Il sottile equilibrio tra sperimentazione e mainstream e l'estrema ricerca negli arrangiamenti sostengono questo lavoro i cui temi hanno sempre il sapore del manifesto politico. Ma l'entusiasmo non è paragonabile a quello suscitato da “Vivid”.
I Living Colour tornano in studio per il minidisc “Biscuits” del 1991 e on stage per il Lollapalooza tour dello stesso anno. Ma disco e tour segnano anche il passo d'addio di Muzz Skillings, al quale subentra Doug Wimbish, veterano dei club di New York e sessionman rap, ma soprattutto musicista animalesco e visionario che sa creare con le quattro corde suoni fantascientifici.
Il disco successivo, “Stain” del 1993, fatica a convincere anche i fan della prima ora e l'album vende decisamente meno rispetto ai precedenti. "Stain" sancisce anche la fine della prima vita dei Living Colour. Nonostante il tentativo di chiudersi in studio per dare vita a un nuovo lavoro la band non riesce a trovare il filo conduttore capace di tenerne assieme le diverse anime artistiche e il con il 1995 scorre la parola fine sul progetto Living Colour.
Reid tenta la carriera solista (“Mistaken Identity” del 1996) esattamente come Glover (“Hymns” del 1998) mentre Calhoun e Wimbish lanciano il progetto drum'n'bass Jungle Funk, che nel 1997 debutta con l'omonimo album. Wimbish pubblica anche il lavoro solista “Trippy Notes for Bass”, nel 1999, quando comincia a rendersi conto che il fuoco dei Living Colour è sempre vivo sotto la cenere: Headfake è il nome del gruppo che riunisce Calhoun, Wimbish e Glover in una serie di date nella zona di New York prima che, a pochi giorni dal Natale 2000, avvenga la riunificazione. “Headfake and Surprise Musical Guest” era il manifesto di presentazione del concerto al solito CBGB, e la sorpresa musicale era proprio Vernon Reid. Nell'estate del 2001 i Living Colour tornano in tour a distanza di sei anni dall'ultima esibizione sul palco, confermando le indiscrezioni su una loro reunion e dopo due anni da quei concerti esce il primo disco della seconda vita del quartetto.
Collideoscope, uscito per la Sanctuary dopo dieci anni dall'ultimo lavoro in studio, guida il ritorno dei Living Colour alle loro prime radici. Suoni taglienti e testi scritti guardando fuori dalla finestra l'America del dopo 11 settembre. Sono davvero tornati.