Liz Phair

Liz Phair

Icona femminile, eroina dell'indie rock, rioy girl post femminista e cantautrice lo fi, Liz Phair ha segnato la cultura musicale undergound degli anni Novanta con una serie di album di invettive rabbiose, malinconie da ragazza triste, oscene provocazioni sessuali e trasgressioni sbattute in faccia al'universo maschile e benpensante. Ritagliandosi il suo posto privilegiato nell'empireo delle voci femminili più adulte e consapevoli.
Elizabeth Clark Phair nasce il 17 aprile 1967 e, rimasta orfana di madre quando ancora è in fasce, è adottata da una famiglia di New Haven, Connecticut: John Phair, suo padre adottivo, è un ricercatore medico e sua madre Nancy insegna all'Art Institute di Chicago, città dove l'intera famiglia si trasferisce e dove Liz si laurea in Storia dell'Arte all'Oberlin College.
New York e San Francisco sono le tappe della sua vita prima di avvicinarsi alla musica: poco prima di lasciare South Of Market e la vita in stile bohemien il suo amico e compagno di appartamento Chris Brokaw, chitarrista dei Come, l'ascolta suonare e rimane impressionato. Le chiede una cassetta (un'altra finirà nelle mani di un altro amico, Tae Won Yu) e di copia in copia quelle che saranno conosciute come "Girlysound Tapes" (32 pezzi registrati su un quattro piste nella camera da letto che saranno raccolti nel mini album del 1995 "Juvenilia") finiscono nelle mani di John Henderson, boss della label Feel Good All Over: la proposta è quella di farne un disco con la mano di Brad Wood (già noto per aver lavorato con Smashing Pumpkins e Tortoise).
Liz, Brad, John e Urge Overkill intanto bazzicano anche i locali di Chicago, ma il progetto del disco non va in porto a causa dei contrasti tra Liz e John Henderson. Nell'estate del 1992 allora Liz manda un'altra cassetta con quel materiale a Gerard Cosloy della Matador Records, al quale basta un ascolto per decidere di staccare un assegno da 3000 dollari, e sottoporre un contratto per due album e un EP: quello che esce dal lavoro di Liz e Brad su quel materiale in audiocassetta è il suo disco d'esordio, "Exile In Guyville", omaggio al termine creato da Chris Holmes, un musicista di Hyde Park e riutilizzato da Urge Overkill ("Goodbye To Guyville"). L'album scava nella storia di Liz, ed è la risposta, femminista e arrabbiata fino all'insulto e all'oltraggio, a "Exile On Main Street" dei Rolling Stones: Liz risponde, pezzo per pezzo e idea per idea alle profferte machiste di Jagger. La sua voce roca e sensuale, la violenza delle invettive e la sfacciataggine con cui tocca temi scabrosi e osceni conquistano il circuito indie, che erge Liz a nuova icona post femminista.
Due anni dopo e Liz torna con un nuovo album, "Whip-Smart", 14 tracce sempre in simbiosi con Brad Wood e Casey Rice che non si discostano nella forma e nella sostanza dal lavoro precedente: e Liz, che non è più una sconosciuta, vede il singolo "Supernova" circolare in heavy rotation nelle radio del circuito indipendente dei college.
Intanto Liz conosce il produttore cinematografico Jim Staskausas, che aveva lavorato nel video del suo "Stratford-On-Guy", lo sposa e nel 1996 diventa mamma di James Nicholas: ci vogliono altri due anni, quattro dall'ultimo lavoro, per vedere un nuovo disco di Liz sugli scaffali. Sempre con la collaborazione di Brad Wood e quella di Scott Litt (REM) nel 1998 pubblica "Whitechocolatespaceegg" che presenta l'ex ragazza rabbiosa nei panni di una più matura e consapevole cantautrice: i temi di sempre sono diluiti in una maggior consapevolezza del suo ruolo, la sua voce si è affinata e anche la musica è cresciuta di pari passo, anche grazie alle esperienze di numerosi festival nel corso dei quali ha potuto avvicinarsi ancor più alle eroine del rock al femminile come durante il Lilith Fair, quando suona accanto a Suzanne Vega, Sarah McLachlan e Sheryl Crow: ormai Liz è a pieno diritto accanto ai nomi delle grandi anticonformiste del rock, da Chrissie Hynde a Holly Vincent, da Joan Jett a Nina Hagen, fino a Madonna e Kim Gordon. L'invocazione al girl power ha alsciato spazio alla riflessione personale di una Joni Mitchell del tempo del lo fi.