Louie Austen

Louie Austen

Quando il jazz incontra l'elettronica, la pista da ballo si incendia.
Di Louie Austen, arrivato nel nuovo millennio come brillante cinquantenne, non si sa dove sia nato, né quando. Si sa però che canta un gran bene e tanto basta.
La sua voce comincia a farsi sentire nelle prime esibizioni dal vivo a Vienna, negli anni Sessanta, impegnato in parti minori di musical come "Hello Dolly". È in questo periodo che si innamora del jazz, del blues e del meraviglioso sound del 'ratpack': il trio formidabile formato da Frank Sinatra, Sammy Davis Jr. e Dean Martin.
Deciso a fare sul serio studia canto classico, poi vola sull'altra sponda dell'Atlantico e si stabilisce negli Stati Uniti. Sono i primi anni Settanta e Louie Austen pone solidissime basi per diventare un perfetto entertainer da club. Niente carriera tipica della rock star, con album in studio intervallati da tournée di supporto: la suo lavoro è tutto incentrato sulle esibizioni live, possibilmente ogni sera, nei migliori e più severi locali del giro. È così che diventano ricercatissimi i suoi concerti insieme alla prestigiosa Harlem Blues And Jazz Band.
Alla fine riesce persino ad avere uno show tutto suo, il "Joker Wild Show" a Pittsburgh. Poi, sul finire dei Settanta, Louie torna a Vienna, dove mette a frutto tutto quello che ha assorbito e continua a cantare blues e jazz: dal 1980 al 1985 lo si può ascoltare all'Hilton, poi mette radici al Marriott Hotel.
Di molte jam dal vivo indimenticabili, insieme a musicisti come Al Green, Art Farmers o Engelbert Humperding, non rimane traccia: o li hai visti dal vivo o niente.
Nel 1985 incide un disco con Ginger Davis, ma le sole 2000 copie stampate ne fanno merce per collezionisti.
Poi tutto prende una direzione inattesa: sul finire degli anni '90 incontra Mario Neugebauer, un guru dell'elettronica trent'anni più giovane di lui. Nasce una strana affinità e la tentazione di azzardare la fusione surreale fra tradizione e futuro.
La collaborazione tra i due è una sfida, una ricerca della chimica giusta: il risultato, dopo mesi di lavoro, è "Consequences" (1999), l'innesto perfetto della voce di Louie sulle tessiture elettroniche di Neugebauer.
Gli album successivi vantano l'aggiunta di un altro producer, Patrick Pulsinger, e vengono pubblicati da Kitty-Yo: "Hoping" (2000), "Only Tonight" (2001) e "Easy Love" (2003) affinano la miscela sonora inaugurata nel 1999 e sanciscono la nascita di un punto di riferimento nella lounge postmoderna.