Luscious Jackson

Luscious Jackson

Bianche. Donne. Di New York. E fanno alternative rock con spruzzate di hip hop. Sono le Luscious Jackson, una delle più devianti, e spiazzanti incarnazioni della città della Grande Mela: il crogiulo totale di New York, tra jazz e chitarre spagnole, ghetto sound e cultura underground, funky e cantautorato si condensano in questo quartetto di ragazze con un seguito di culto.
La band nasce a New York, la città dove Kate Schellenbach (batteria), Jill Cunniff (basso e voce) e Gabby Glaser (chitarra e voce) si aggirano fameliche nella scena post punk alla fine degli anni Ottanta. Kate Schellenbach è la batterista della prima manifestazione dei Beastie Boys, e il marchio di fabbrica della band per eccellenza dell'eclettismo e del crossover rimarrà per tutta la carriera sulla pelle delle Luscious Jackson: è lei a incontrare Jill Cunnif quando questa si presenta per un'intervista per la fanzine "The Decline Of Art". Le due diventano amiche, conoscono Gabby Glaser, decidono di mettere insieme una band e cominciano ad andare in giro per locali per farsi una cultura sul mondo hardcore punk, e hip hop. Ma quando le tre finiscono l'high school il progetto sembra interrompersi ben presto: Schellenbach rimane a NY e suona con gli Hippies With Guns, mentre Cunniff e Glaser se ne vanno a San Francisco, dove studiano alla scuola d'arte ma soprattutto suonano in una punk band chiamata Jaws.
Solo nel 1991 le due tornano a New York e si mettono a scrivere pezzi, e a questo punto richiamano Schellenbach e una amica di Jill, Vivian Trimble (tastiere e voce) per formare i Luscious Jackson (il nome è preso da un giocatore di basket dei Philadelphia 76ers degli anni Sessanta): nel giro di un anno sono pronte con il loro EP di debutto "In Search Of Manny" che esce per la stessa etichetta dei Beastie Boys, la Grand Royal. C'è dentro l'hip hop degli anni Novanta e la disco dance degli Ottanta, il funky dei settanta e una spruzzata di eterno rock, il tutto arricchito da eventi sonori imprevedibili come il sassofono jazz di "Life Of Leisure", le chitarre spanish di "Daughters Of The Kaos" e da testi che raccontano la rabbia delle ragazze metropolitane. Il disco diventa in brevissimo tempo il caso dell'anno 1992 e la band comincia a girare sempre più nei circoli del rock alternativo newyorkese.
Due anni dopo è la volta del primo LP, e l'accoglienza è ugualmente favorevole sia da parte della critica che da parte del pubblico, sempre meno di nicchia e sempre più attento: "City Song" diventa a modo suo una hit, e le Luscious Jackson si ritrovano prima sul palco del Lollapalooza, sempre al seguito dei Beastie Boys, e poi come opening act dei R.E.M. per il Monster tour: l'album alla fine vende 200mila copie, e non è affatto poco per una delle band meno classificabili del decennio. Ma quando il balzo verso la dimensione mainstream sembra finalmente pronto da affrontare le Luscious Jackson si rintanano nella loro dimensione alternative: Schellenbach e Cunniff danno vita a un side project chiamato Kostar e pubblicano per la solita Grand Royal un album "Klassics With A K" che sembra addirittura addolcire gli stili della loro produzione. Ma le Luscious Jackson non scompaiono, perché proprio mentre nasce il progetto Kostar la band è al lavoro con Daniel Lanois per il secondo album, quel "Fever In Fever Out" che esce nell'autunno del 1996: gli arrangiamenti sempre più sofisticati che assorbono sia le parti più melodiche ("Naked Eye" e "Under Your Skin") sia quelle più soul ("Don't Look Back" e "Mood Swing") o addirittura rock come quella "Why Do I Lie" che occhieggia addirittura ai Led Zeppelin sono un segno di maturità acquisita e il disco, trascinato proprio dal singolo "Naked Eye" vende benissimo, allargando la base dei fan senza mai trascendere alla dimensione da classifica.
Ma nell'Aprile del 1998 Trimble lascia la band per dedicarsi ad altri progetti: un album solista, la collaborazione con Russell Simins, il batterista dei Jon Spencer Blues Explosion, e poi una band con Josephine Wiggs chiamata Dusty Trails. Senza le tastiere Schellenbach, Cunniff e Glaser tornano alla loro dimensione originale di trio e nel 1999 pubblicano "Electric Honey": disco di ritorno alla dimensione underground, con reminiscenze degli albori dell'elettronica alla Talking Heads e una vena cantautorale in perfetto stile anni Novanta. Ma è un fuoco di paglia perché nella primavera dell'anno successivo la band si scioglie definitivamente.