Machine Head

Machine Head
  • Rock, Heavy Metal, Alternative Metal
  • In una parola: fondamentali. I Machine Head nascono a Oakland nel 1992, composti da Logan Mader (chitarra), [... altro]

In una parola: fondamentali.
I Machine Head nascono a Oakland nel 1992, composti da Logan Mader (chitarra), Adam Duce (basso) e Tony Costanza (batteria), rimpiazzato poco dopo da Chris Kontos, e guidati da Robb Flynn (voce e chitarra), cresciuto a pane e thrash della Bay Area suonando con Forbidden e Vio-lence. Il fulminante debutto "Burn My Eyes" si schianta sulla scena metal come un gigantesco meteorite: metal durissimo e cadenzato, sporcato quanto basta di hardcore, che contribuisce a ridefinire un certo modo di suonare pesante. Critica e pubblico, sbalorditi, eleggono immediatamente la band tra le migliori del globo e "Burn My Eyes" diventa il disco d'esordio più venduto della Roadrunner.
Il prestigio di Flynn e della sua ciurma è rinsaldato dal tour di spalla agli Slayer, in America e in Europa, e dall'esibizione al Donington Castle Festival del 1995, con Walter Ryan al posto del dimissionario Kontos. A fine tournée Ryan entra nei Madball e viene rimpiazzato prima, brevemente, da Will Carroll, e poi in pianta stabile da Dave McClain, nel 1996.
A ranghi ricomposti, i Machine Head tornano in fucina per forgiare "The More Things Change..." (1997), un'altra mazzata spaventosa che conferma il loro rango (pur senza aggiungere nulla). Nel 1998, a sopresa, Mader lascia il gruppo e viene sostituito da Ahrue Luster.
Due anni dopo arriva "Burning Red", e stavolta i MH cambiano pelle: non smettono certo di pestare duro, ma assorbono influenze rap e hip hop secondo stilemi nu metal portati al successo da Korn e Deftones. Inutile dire che i fan della prima ora non sono troppo convinti della scelta. Il gruppo va in tour con Coal Chamber e Slipknot, dando vita a una sorta di trinità del metal alternativo che dal vivo fa sfracelli.
Nel 2000 esce l'EP "From This Day", poi cade sulla testa dei Machine Head un anno terribile. Sfiga, scelte sbagliate e un tempismo pessimo affondano il nuovo "Supercharger", che sbarca nei negozi a ottobre 2001, a poche settimane dalla tragedia dell'11 settembre. La voglia di musica in America è pochissima, il singolo ha un titolo che non aiuta la rotazione in radio ("Crashing Around You") e il video è anche peggio: la band che suona davanti a un'immagine proiettata dello skyline di San Francisco in fiamme.
I Machine Head si infilano in una spirale negativa, il disco (che pure meriterebbe altra sorte) va male e alla fine del tour promozionale salta il contratto con la Roadrunner americana, e senza contratto fare il proprio mestiere in patria diventa difficilissimo.
Il trucco per riprendersi è svoltare pagina: i Machine Head decidono di vivere "Supercharger" come la conclusione di una cicl e l'inizio di una nuova era. Nel 2003, nonostante tutto, Flynn e compagni (con il nuovo chitarrista Phil Demmel, ex Viol-lence, al posto di Luster) tornano in sella e sfornano il live "Hellalive" e poi il feroce "Through The Ashes Of Empire", vissuto come una sorta di secondo disco di debutto. Pur non rinnegando la fase "The Burning Red"-"Supercharger", l'album recupera pesantezza e chitarre-tir di "Burn My Eyes": piace, convince e vende bene; in America esce nel 2004 distribuito dalla Roadrunner, con cui si sono ricuciti i rapporti. Il tour europeo che segue è un trionfo.
A fine 2003 Flynn aveva rifiutato l'offerta dei Drowning Pool di diventare il loro cantante: con i Machine Head che ormai stanno ingranando la marcia giusta, Rob non ha dubbi su quale strada scegliere. Buona parte del 2004 è spesa sul fronte live; nella data di Philadelphia di agosto la band esegue l'intero "Burn My Eyes", per celebrarne il decennale della pubblicazione. Il concerto londinese alla Brixton Academy del tour mondiale World Turn Blue To Grey, a fine anno, viene filmato e finisce nel DVD "Through The Ashes Of England" pubblicato nel 2005.