Manu Chao

Manu Chao
  • French Pop, Latin, Rock en Español, Worldbeat
  • Il clandestino del mondo. Parigino delle banlieu, figlio di spagnoli, cittadino di Barcellona e del mondo [... altro]

La Vida Tombola

Il clandestino del mondo. Parigino delle banlieu, figlio di spagnoli, cittadino di Barcellona e del mondo intero. Antagonista delle frontiere sociali, tra gli Stati e nella musica, menestrello degli esclusi, voce degli ultimi, spina nel fianco della politica e del sistema, Manu Chao è l'errante del music system, è la variabile impazzita, è il vento che non trova barriere.
Manu Chao nasce a Parigi il 21 giugno 1961: suo padre Ramon è un galiziano fuggito al franchismo che a Parigi diventa intellettuale, e che in seguito seguirà Manu nelle sue scorribande in America Latina; sua madre Felisa è una basca di Bilbao, altra terra difficile e fuggita al fianco di Ramon verso la Francia. Il primo mondo di Manu Chao è Sèvres, banlieu industriale: è in questo mondo imbastardito che Manu Chao – Oscar Tramor (uno dei primi pseudonimi con il quale si presenta al pubblico) vive le prime esperienze in musica e ritmo con i Kingsnakers, la band del suo primo vagabondare in giro per l'Europa. È il 1977 a cambiare la vita a Manu, a suo fratello Tonio che suona la tromba e al cugino Santi Casariego che pesta sulla batteria. Sono i Clash, con la loro attitudine punk a mischiare musica e ribellione urbana oltre che a tenere concerti e vendere dischi a prezzi politici a spingere gli Hot Pants – l'evoluzione dei Kingsnakers - dai classici rock alle prime incarnazioni della patchanka, la zuppa basca dai tanti sapori musicali in cui Manu e gli altri fanno entrare punk e rumba, tango e reggae, rock e chanson à boire.
Parigi è in fermento, gli Hot Pants come altri gruppi (Les Garçons Bouchers, i Béruriers Noirs e Los Carayos, altro gruppo in cui milita Manu Chao in un melange continuo di collaborazioni) sono la spina dorsale della scena indipendente: le band suonano nei bistrot con concerti fulminei prima che intervenga la gendarmerie e la fama della nuova scena francese sale di pari passo con la comparsa per le strade di Parigi del simbolo di una mano nera (emblema della mafia italoamericana, dei contadini anarchici dell'Andalusia, della guerriglia sudamericana e di molte altre organizzazioni sovversive). Dagli Hot Pants ("Loco-Mosquito") ai Carayos ("Ils Ont Ose" e "Persistent Et Signent") ai Mano Negra il passo è breve: Manu Chao (voce e chitarra), Santi (batteria), Tonio alla tromba, Philippe Teboul alle percussioni, Thomas Darnal alle tastiere, Daniel Jamet alla chitarra, Jo Dahan al basso registrano nel giro di pochissimo tempo la loro prima hit, nonché la prima del panorama indie francese, quella "Mala Vida" che sarà seguita nel 1988 da "Patchanka", disco d'esordio dei Mano Negra registrato ai Mixit di Parigi e divorato da un culto ormai deflagrante.
"Patchanka" è l'atto di fondazione di uno stile, di un movimento, di una band e di un'idea che segneranno la musica popolare fino al 1994: "Puta's Fever" vende oltre mezzo milione di copie e porta i Mano Negra in tour negli States con Iggy Pop; "King Of Bongo" è il disco della vocazione al sudamerica; "In The Hell Of Patchinko" il live registrato in Giappone con il calembour di assonanze tra la patchanka e il popolarissimo gioco d'azzardo del paese del sol levante; "Casa Babylon" l'ultimo album dei Mano Negra. Queste sono le tappe discografiche di una storia che inevitabilmente si chiude con la fuoriuscita di alcuni personaggi storici della band ma anche con l'accumulo di esperienze da parte di Manu Chao che diventa suo malgrado voce e volto di un movimento: il contratto con la Virgin e le polemiche per essersi svenduto a una major; l'abitudine del doppio concerto, il primo a pagamento e il secondo nei centri sociali delle città toccate dal tour; il girovagare per la Francia con le Carovane, associazione nata per portare la musica nelle banlieu della nuova immigrazione con la collaborazione di band come Zebda e musicisti del calibro di Linton Kwesi Johnson, Chaba Fadela, Cheb Sahraoui che si mettono a suonare con i ragazzi del posto; i palchi condivisi con le band antagoniste della vecchia Europa come i Negu Gorriak, gruppo storico della scena indipendente basca con cui Manu elabora l'idea della piccola label indipendente Esan Ozenki; il progetto della Royal De Luxe, gruppo di teatranti di strada con cui Manu porta in Sud America lo spettacolo "La Veritable Histoire De France" con un cargo che tocca i principali porti del continente tra minacce, giunte militari e performance oceaniche; il treno Expreso Del Hielo in Colombia, in compagnia del padre e circondato da esercito, guerriglia e narcotrafficanti con cui negoziare ogni giorno il passaggio del convoglio.
È anche da queste esperienze che nasce il Manu Chao solista, sempre più convinto di essere solo una molecola di una grande patchanka assetata di nuove esperienze in movimento. Per "Casa Babylon" l'ennesima tappa del peregrinare di Manu Chao era stata Napoli, dove con la Kwaanza Posse (già collaboratori di Negresses Vertes, Massive Attack e Khaled) aveva scoperto che la musica non è solo quella suonata con le mani e il sudore ma anche quella raccolta, campionata, registrata e rielaborata in giro per il mondo: Manu Chao solista diventa strumento della continua rielaborazione di questa patchanka musicale in compagnia di un nuovo, mutevole e imprevedibile collettivo di musicisti chiamato < b>Radio Bemba, una factory gestita dalla sua compagna Anouk. Disciolti i Mano Negra la carriera di Manu Chao diventa un fiume carsico che scompare e riappare improvvisamente in collaborazioni (come quelle con gli Skank per "O Samba Pocone" che sdogana defintivamente il portugnol, o con Amparanoia per "El Poder De Machin"), concerti nei centri sociali e continui viaggi.
Solo nel 1998, a quattro anni da "Casa Babylon", Manu Chao torna a registrare un album, quel "Clandestino" che vende più di tutti gli album dei Mano Negra messi assieme: la title track è un manifesto musicale, politico e sociale; tornano pezzi della sua storia come "Bongo Bong", rivisitazione di "King Of Bongo" e altri più personali come "Je Ne t' Aime Plus", testamento della fine dell'amore con Anouk che duetta con Manu. Il boom è impressionante, Manu Chao diventa popolarissimo (tanto da fargli accettare anche un passaggio in tv in compagnia di Celentano) ma non smette di fare quello che vuole e gli piace, a cominciare dalle collaborazioni con artisti del sud del mondo (il musicista berbero Idir per l'album "Identites", l'amico Tonino Carotone, Amadou e Mariam) fino ovviamente alla organizzazione del collettivo mutevole Radio Bemba Sound System con i quali torna in Sud America e suona a Città del Messico davanti a 150mila persone e pubblica un disco live (2002) che è l'ennesima tappa di un viaggio discografico che intanto era già passato da "Pròxima Estaciòn: Esperanza" una delle tante stazioni del mondo in parole, musiche e sensazioni in cui vale davvero la pena scendere e fermarsi un po'.
Ci vuole il disegnatore polacco Wosniak a farlo tornare con un disco: nel 2004 "Sibérie M'Était Contéee" è raccolta di poesie, libro illustrato e infine album, con i testi che sono messi un musica e quindi in CD. Vagabondo dell'arte oltre che del mondo, tra una traversata dell'America Latina e un tour europeo Manu Chao si avvicina al cinema, componendo le colonne sonore per il film "Princesas" di Fernando León de Aranoa e poi per il documentario – reportage di Emir Kusturica su Diego Armando Maradona. Con il 2007 torna alla sua patchanka musicale con "La Radiolina", nuovo album per la label di Amadou e Mariam: la fiesta live di Manu Chao e dei Radio Bemba continua in questo album prodotto da Mario Caldato (Beastie Boys, Jack Johnson) e Andrew Scheps (Red Hot Chili Peppers, Mars Volta).