Marc Copely

Marc Copely

Prendete un appassionato dei grandi chitarristi degli anni Settanta. Pensate a un'infanzia passata ad ascoltare le armonie vocali di Beach Boys e Aretha Franklin. Una passione che, nelle migliori favole del rock non può che spalancare le porte a una carriera sicura e senza intoppi.
Poi, un giorno da dimenticare: tutti i sogni di una vita si infrangono con un incidente stradale che lascia ben poche speranze.
Chiaro che chiunque superi una prova del genere, entra di tutto diritto nella lista d'attesa per diventare il prossimo eroe musicale. Chi è? Marc Copely.
Nato e cresciuto a Main South, il quartiere più sabbioso di Worcester, Massachussetts, da piccolo frequenta una rigida scuola cattolica per poi trascorrere i fine settimana in giro con gli amici ad ascoltare suo padre (con un passato nella lirica) e suo zio cantare. È qui che Marc impara i primi rudimenti del croon, dai suoi parenti.
Poi, teenager, si ribella: smette di imitare suo padre e imbraccia una chitarra, una vecchia Sears con le corde di nylon prestatagli da un amico. Sicuramente non il meglio in circolazione, ma tutto ciò che si può permettere. Comincia ad adorare Jimi Hendrix, Jeff Beck, Eric Clapton. Grazie a suo fratello maggiore e a uno dei suoi compagni di scuola, prende a dar forma ai suoi lick, cercando di riprodurre quel senso di immortalità delle canzoni dei suoi mentori, piene di potenza espressiva. Quello che a lui interessa è trovare un giusto equilibrio fra i testi e il senso di improvvisazione, proprio come facevano i Cream prima di lui.
Trascorre l'adolescenza suonando il più possibile, chiuso in un garage a provare o esibendosi nei locali. In quel periodo assorbe tutta la musica che ascolta: l'R&B e la latin (vera e propria colonna sonora che impazza per il Main South dell'epoca) ma anche i Blind Faith, U2, Van Halen.
Presto a Boston si sparge la voce dell'esistenza di un chitarrista da tenere d'occhio: riceve così numerose offerte di lavoro, la sua reputazione cresce sempre di più e ogni notte c'è qualche club che lo aspetta per un concerto. Per un anno intero, fino a quando le sue tasche glielo permettono, frequenta la prestigiosa Berklee School of Music, dove studia jazz, teoria, improvvisazione e letteratura inglese.
Quasi fin troppo facile, senza sforzi, sacrifici, direte voi. Ma tutto cambia all'improvviso: vittima di un terribile incidente stradale, Marc si trova con un grave trauma cranico, due fratture al braccio sinistro, un polso rotto, la spalla slogata, una contusione alle costole, la spina dorsale lesionata. Sembra che tutto per lui sia finito.
E invece, dimostrando di aver imparato molto di più dai suoi eroi che non suonare semplicemente la chitarra, tiene duro e comincia a riprendersi. Gradualmente, inizia anche a cambiare 'dentro'. Se prima del fatto non aveva nessun tipo di obiettivo, ma solo ambizioni che non aveva la forza di perseguire, quei giorni decisivi gli danno il coraggio di scrivere di più. Riprende a suonare la chitarra e ricomincia tutto da capo. A poco a poco ritrova la forma perduta e torna a lavorare, facendo esperienze diverse, fra cui un tour come supporter di Mary Lou Lord, innovatrice del folk-punk, o un periodo alla produzione dell'album di James Montgomery, apprezzato virtuoso dell'armonica blues di Boston.
Queste avventure contribuiscono ad ampliare la sua sensibilità e lo portano a lavorare all'album di debutto, “Limited Lifetime Guarantee”, che esce nell'estate 2002 su etichetta RCA. Il disco è pensato per e realizzato da un trio: Dave Hull (basso, componente della band di Pete Droge) e Josh Frese (batteria, già con i Vandals e A Perfect Circle) contribuiscono a dare spessore ai suoni, coadiuvati da David Werner, qui produttore e autore.
Tuttavia, i riflettori sono tutti per Marc, dall'accordo che introduce “Cellophane” al finale oscuro di “Brutal Track”. In ogni canzone dell'album sono presenti passione e tecnica fiammeggiante, cosa che accade sempre più raramente nella musica pop. A volte la sua voce è prepotente, in altre occasioni attira la nostra attenzione per la natura introspettiva. I suoi assolo alla chitarra sono dinamici, diretti e contribuiscono a rinforzare o a sfumare il mood e i messaggi delle canzoni.
Soprattutto, in “Limited Lifetime Guarantee” non c'è nulla di artificiale: è reale, dal ritornello più semplice e indimenticabile alla canzone più profondamente personale e in quanto tale racconta in musica la vita di un'artista, promettendo che molto altro arriverà. Presto.