Mariah Carey

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Mariah Carey

Esplosiva.
Cinque ottave di estensione vocale e una sfilza di record musicali (per gli album venduti e i #1 consecutivi ottenuti): Mariah Carey ha un talento invidiabile per tutto quello che è dance-pop e hip hop, con in più una storia che sembra tratta da un film.
Nasce a Huntington, New York, il 27 marzo 1970. Mamma è una irlandese americana, papà è un afro-venezuelano.
Sin da piccola, complice il fatto che la madre è una cantante d'opera, Mariah perfeziona le proprie doti vocali e a soli 15 anni già calca i palchi dei club della Grande Mela (li preferisce ai banchi di scuola).
Finisce che dopo il diploma si trasferisce a New York City: ha 17 anni, per mantenersi studia e fa pratica da estetista e nel frattempo fa circolare i primi, grezzi demo (grazie anche alla collaborazione col tastierista Ben Margulies).
La grande occasione arriva quando ottiene un posto come backing vocalist per la cantante dance-pop Brenda K. Starr che, durante una festa, consegna un suo tape a Tommy Mottola, direttore di Columbia Records. Secondo la leggenda metropolitana, il discografico avrebbe ascoltato la cassetta la sera stessa mentre tornava a casa sulla sua limousine e ne sarebbe rimasto talmente colpito da precipitarsi di nuovo al party per ingaggiarla.
Leggende a parte, il contratto arriva sul serio e con esso l'esordio discografico: "Mariah Carey" (1990) balza in vetta alle classifiche, producendo ben quattro singoli #1: "Vision Of Love", "Love Takes Time", "Someday" e "I Don't Wanna Cry". Il suo improvviso successo (oltre sei milioni di copie vendute) le vale due Grammy Award come Migliore Nuova Artista e come Migliore Cantante Femminile.
Il secondo album non delude le aspettative: "Emotions" (1991) sbanca e la title-track raggiunge il primo posto in classifica (regalandole così ben cinque Top Singles consecutivi, un vero e proprio record).
Primati a parte, nel complesso il successo di pubblico è meno eclatante e anche la critica non risparmia qualche critica, soprattutto ai testi. Nonostante questo e nonostante qualche bega legale (c'è chi la accusa di plagio e chi, l'ex marito della madre, vorrebbe una percentuale sulle sue royalty), nel 1992 Mariah Carey pubblica il suo primo live: "MTV Unplugged EP".
Poi è tempo di gossip: a giugno del 1993 sposa Mottola (di circa 20 più vecchio) e spende un capitale in una cerimonia destinata a dominare i tabloid.
La musica giunge subito dopo: "Music Box" debutta negli Usa il 31 agosto 1993 e comincia a vendere come non mai: alla fine sarà certificato disco di diamante.
Arriva poi il primo tour, che viene stroncato duramente dalla critica: Mariah non sa cantare, non sa ballare, non sa tenere la platea. Imperterrita, lei si riaffaccia a fine 1994 con un disco per le vacanze natalizie ("Merry Christmas") che sforna il successo stagionale "All I Want For Christmas Is You".
Con "Daydream" (1995) emerge una nuova maturità artistica, sfoggiata anche nel successivo tour in Giappone ed Europa.
Quando torna negli States rimane coinvolta nelle vicende legali legate alla custodia cautelare della nipote, la cui madre (sorella maggiore di Mariah) è un'eroinomane malata di AIDS. Le disavventure famigliari non finiscono qui, visto che poco dopo arriva il divorzio da Mottola.
Il suo atteso ritorno sulle scene è datato 1997: "Butterfly" è un altro incredibile successo ed è forse la sua opera più incisiva, fortemente influenzata dal groove hip hop e R&B, con ospiti del calibro di Dru Hill, Wish Bone e Krayzie Bone. La title-track è ovviamente prima nella classifica dei singoli (c'erano dubbi?).
L'anno successivo è la volta di un duetto con Whitney Houston. L'occasione (inattesa, visti i continui battibecchi da tabloid tra le due) è il film Disney "Il Principe D'Egitto", che le vede unire le forze per cantare il brano "When You Believe".
Dopo l'uscita di un meritato greatest hits, intitolato "#1's" (1998), arriva l'ultima enorme consacrazione: grazie a "Hearthbreaker", il primo singolo tratto dal nuovo album "Rainbow" (1999), Mariah Carey diventa la prima artista a conquistare la vetta delle classifiche per ogni anno dei '90. Significa, fra le altre cose, superare i Beatles per numero di settimane complessivamente trascorse ai vertici della Hot 100 Singles chart americana.
Nel 2001 Mariah si mette alla prova anche come attrice debuttando nel film "Glitter", che narra a grandi linee la sua stessa storia. Proprio in quella che dovrebbe essere la sua estate calda (l'uscita della pellicola in contemporanea con la colonna sonora, interamente musicata da lei), la popstar è vittima di un forte esaurimento nervoso. Le malelingue sostengono che sia tutta colpa dell'abbandono di Luis Miguel, il cantante argentino diventato suo fidanzato dopo la separazione da Mottola.
Sia come sia la crisi peggiora quando il film non ha successo e l'album "Glitter" (settembre 2001, debutto su etichetta Virgin dopo la rottura con Columbia) diventa la sua peggiore performance di vendite.
Finisce che dopo un periodo burrascoso in cui piovono critiche impietose, Virgin rompe il contratto.
Alla fine Mariah Carey viene accolta da Island/Def Jam e torna a dare segni di vita nell'ottobre 2002, quando viene pubblicato il primo singolo della sua nuova stagione discografica ("Through The Rain"). Il brano anticipa l'uscita dell'ottavo album di materiale inedito, "Charmbracelet" (uscito entro la fine del 2002): le vendite vanno meglio rispetto a "Glitter", ma sono lontane dai picchi a cui Mariah Carey è abituata. Nessun singolo riesce a entrare in classifica e questo la dice lunga, visti i precedenti.
Le cose vanno meglio col brano di Busta Rhymes "I Know What You Want" (2003) che raggiunge la quinta posizione. La scalata però non si ripete quando il singolo viene incluso nell'album "The Remixes", che in quanto a vendite batte il record negativo di "Glitter".
Sempre nel 2003, però, Mariah Carey si imbarca nel Charmbracelet World Tour e riceve il World Music Chopard Diamond Award per aver venduto oltre 100 milioni di album nel mondo.
Il ritorno alla gloria arriva con "The Emancipation Of Mimi" (2005), che si avvantaggia della presenza di produttori come The Neptunes e Kanye West. Il disco diventa il maggior successo commerciale negli States per l'anno 2005 e vince 3 Grammy Award (compresa la categoria Best Contemporary R&B Album).
Non solo: il singolo "We Belong Together" rimane in testa alla classifica per 14 settimane e grazie alla seconda posizione di "Shake It Off", Mariah Carey diventa l'unica artista donna ad aver mai occupato contemporaneamente le prime due piazze della Hot 100.
Sempre a proposito di singoli e di record, "Don't Forget About Us" diventa il suo diciassettesimo #1 negli States, facendole condividere gli allori con Elvis Presley (mica uno qualunque).
Insomma: niente di meglio per propiziare il successo del tour cominciato nell'estate del 2006, durante il quale (dicono le cronache) già si lavora al successivo album in studio.
All'inizio dell'anno successivo fa discutere la scelta della cantate di posare per la copertina del noto giornale Playboy, ma Mariah è troppo forte per lasciarsi scalfire dalle critiche in estate si mette al lavoro al nuovo disco.
Preceduto dal singolo "Touch My Body" e dal relativo video, "E=MC²" (ovvero Amancipation = Mariah Carey²) esce all'inizio del 2008 e schizza diretto in vetta alle classifiche di mezzo mondo facendo superare alla cantante il record di Elvis Presley in quanto a numero di singoli piazzati al top e numero di settimane di permanenza. Il disco contiene 14 brani, scritti dalla stessa Mariah, che spaziano da ritmi urban e hip-hop passando attraverso sound caraibici con il brano "OOC", cantato a due voci con Damien Marley.
Nel frattempo inizia a circolare la voce di una relazione tra Mariah e l'attore e cantante Nick Cannon, pare conosciuto durante le riprese del videoclip del secondo singolo "Bye Bye". Per mesi rimane un alone di mistero sulla coppia e all'inizio di maggio arriva la conferma ufficiale: i due sono convolati a nozze con una cerimonia super privata alle Bahamas.