Mark Lanegan

Mark Lanegan

Aggressivo e viscerale come gli Screaming Trees.
Nichilista e violento come i Queens Of The Stone Age.
Ipnotico e malinconico come Mark Lanegan.
Ma sempre Mark Lanegan. L'ex ragazzo di Ellensburg, Washington, ha già vissuto tre vite, tutte dentro la scena rock alternativa e underground. Tre vite diverse, nessuna delle quali uguale alle altre.
Leader degli ormai disciolti Screaming Trees, Mark Lanegan compare sulla scena grunge di Seattle alla metà degli anni ottanta, con la miscela abrasiva di college punk rock e neo psichedelia che accompagnava lo stile di vita alcolico e da fight club degli Screaming Trees. Ma all'alba della piena esplosione grunge Lanegan non si lascia travolgere dall'uragano di distorsioni e ritmiche violente e comincia a pensare a un lavoro solista dai toni acustici, pacati e intimi.
L'idea originale di fare un EP di pezzi blues con Kurt Cobain e Chris Novoselic dei Nirvana e Mark Pickerel, batterista degli Screaming Trees purtroppo non si concretizza, ma nel 1990, tra gli album “Buzz Factory” e “Uncle Anesthesia” degli Screaming Trees, trova il tempo per dare alla luce l'album di cover “The Winding Sheet”. Un esordio solista in cui Mark, con Mike Johnson (ex Dinosaur Jr.) e Jack Endino (Skin Yard), oltre a Pickerel, offre il suo lato cupo e malinconico, muovendosi, tenebroso e introverso, tra le atmosfere di Tim Buckley (“Eyes Of A Child”), e quelle di Nick Cave. Da “Mockingbirds” di Syd Barrett, a "Ugly Sunday” di Leonard Cohen, fino alla title track di Tom Waits e alla cover dei Leadbelly "Where Did You Sleep Last Night?" resa celeberrima in seguito dal MTV Unplugged dei Nirvana, “The Winding Sheet” è un disco che scava tra sogno e depressione, acclamato dalla critica e preso con cautela dai fans, per i quali Lanegan rimane, nel 1990, quello arrabbiato e distorto degli Screaming Trees.
Il tempo che intercorre tra questo primo album solista e il secondo, “Whiskey For The Holy Ghost” del 1994, conferma la sua intenzione di non mollare il quartetto psycho-grunge e regala un album che scava nel profondo delle radici blues rock della musica contemporanea americana. Registrato nel solco di “The Winding Sheet” con ospiti alcuni membri di Dinosaur Jr, Mudhoney e Tad, “Whiskey For The Holy Ghost” lascia la sensazione di un album buttato giù in una fredda notte d'inverno con una bottiglia di scotch al posto della fidanzata, e Mark Lanegan che esplora con toni aspri e ruvidi il mondo del rock blues psichedelico.
Dopo l'ultimo album degli Screaming Trees “Dust” e l'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti dalla quale è stato scagionato in tribunale grazie anche all'assistenza di Michael Stephani, l'avvocato che negli anni '60 aveva difeso i Grateful Dead, Mark Lanegan si dedica completamente alla carriera solista. “Scraps At Midnight”, del 1998, è un album che nasce dall'ultimo disastroso tour con gli Screaming Trees e dai problemi con la droga per guardare verso la redenzione. Una redenzione che passa attraverso i toni pacati e rarefatti delle chitarre acustiche e il timbro profondo della sua voce baritonale, registrati nel deserto di Joshua Tree, nel sud della California.
Ormai disciolti gli Screaming Trees e non ancora aperte leporte della collaborazione con il supergruppo Queens Of The Stone Age, Mark Lanegan impiega solo un anno per pubblicare “I'll Take Care Of You”, l'omaggio di un artista ormai maturo e consapevole agli artisti che più l'hanno infuenzato fino a quel punto della sua carriera: undici brani di musica country blues, quella che Mark Lanegan più ama ascoltare, una raccolta di cover rare e insolite, pescate nelle sue radici musicali e cantate con la sua voce impastata di sigarette. Nel 2001 è la volta di “Field Songs”, il suo quinto lavoro solista, che conferma la sua capacità di infilarsi sotto la pelle dell'anima setacciando il meglio delle sue precedenti produzioni e ricomponendolo con l'aiuto di Mike Johnson dei Dinosaur Jr e Ben Shepherd dei Soundgarden in uno stile più intimo e raccolto, fatto di ballate austere, suonate sotto il sole del deserto del Mojave. Un disco meno lacerato, più riflessivo e fluido, specchio dell'anima di questo ragazzo ormai cresciuto.
Passano ancora due anni, e la collaborazione con i Queens Of The Stone Age prima di un nuovo disco solista (anche se uscito sotto il nome di Mark Lanegan Band con alcuni ospiti fissi che torneranno sull'album definitivo: Josh Homme e Nick Oliveri dei QOTSA, Chris Goss dei Master Of Reality, l'ex Afghan Whigs Greg Dulli, Dean Ween e Alain Johannes). “Here Comes That Weird Chill Methamphetamine Blues, Extras, And Oddities” è l'EP che precede e anticipa di qualche mese il full-length “Bubblegum” che, oltre alla consueta alchimia di collaborazioni (Josh Homme, Nick Oliveri, Greg Dulli, e gli ex-Guns N' Roses e ora Velvet Revolver, Duff McKagan e Izzy Stradlin), regala in "Hit The City" e "Come To Me" la magia della voce di PJ Harvey.