Mark Ronson

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Mark Ronson

Newyorkese d'adozione, cresciuto in una famiglia di musicisti, esploso come DJ grazie a un album pieno zeppo di special guest d'eccezione: il suo nome è Mark Ronson, stella della NYC club scene di fine millennio.
Nasce in Inghilterra, si trasferisce nella Grande Mela a soli 8 anni e probabilmente non immaginava che la sua carriera avrebbe avuto a che fare con mix, remix e compagnia bella: suo padre è il leggendario chitarrista glam-rock Mick Ronson e in casa si suona musica come fosse bere un bicchier d'acqua; tanto che il piccolo Mark impara a maneggiare chitarra, batteria, pianoforte e sassofono.
Dopo il trasferimento a New York ecco la scoperta della DJ culture, in particolare dei Run-D.M.C. e dei Beastie Boys. Poi la folgorazione: l'incontro coi numerosi mixtape che girano per casa lo convince a confiscare la collezione paterna di dischi e a sperimentare la propria strada.
Il lavoro di Mark Ronson non tarda a conquistare le orecchie che contano, tanto che nel 1998 Sean 'P. Diddy' Combs gli affida la colonna sonora della sua sfolgorante festa di compleanno. Forte di questa come di altre esperienze, Mark Ronson comincia a lavorare a un progetto solista nel quale butta tutta la sua abilità di DJ, la conoscenza degli strumenti musicali e la vena compositiva.
Il risultato è "Here Comes The Fuzz" (2003), sapiente miscuglio di rock, hip-hop ed elettronica che vanta collaborazioni del calibro di Sean Paul, Mos Def, Jack White, Rivers Cuomo, Nate Dogg, Q Tip e Nikka Costa.
L'album è uno spericolato gioco di equilibrismo, che prende i sound e gli stili più diversi per poi mescolarli insieme, shakerarli con brio e donargli una nuova veste musicale. Il tutto funziona anche perché Mark Ronson ha il controllo più totale su quello che succede in sala d'incisione (è lui che suona tutti gli strumenti e smanetta su tutti i regolatori del mixer). Un esempio? Il brano che dà il titolo all'album, "Here Comes The Fuzz": mettere insieme Freeway, Jack White e Nikka Costa facendo in modo che la cosa abbia senso, significa saperci fare. Non a caso, uno dei miti di Mark Ronson è il grande Quincy Jones, maestro nell'arte della costruzione di un brano musicale: "Lui non cantava negli album degli anni Settanta e Ottanta – dice Ronson – ma quando ascolti una canzone come "One Hundred Ways" capisci subito che è una canzone di Quincy Jones".
I mesi successivi passano godendosi il successo dell'album e proseguendo un'intensa attività come producer di un sacco di pezzi grossi. Alla fine, nel 2004, ecco il logico passo che tutti si aspettano: insieme a Rich Kleiman, suo manager di lunga data, Mark Ronson fonda la propria etichetta discografica, Allido Records (sussidiaria di J Records).
Sotto questa nuova veste l'attività continua e a marzo del 2006 una sua rilettura di "Just" dei Radiohead conquista diversi passaggi radiofonici e diventa un ottimo biglietto da visita per l'uscita in aprile dell'album di cover di brani della band inglese.
Nel frattempo, i lavori continuano anche su "Version", il secondo disco solista che Mark Ronson prepara per metà del 2006.