Michael Bolton

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Michael Bolton

La ricetta per un disco classico è facile: prendete un motivetto semplice, pieno di energia positiva, passione e sentimento, aggiungete una voce struggente ma potente al tempo stesso e PUFF! avete quello che cercavate.
Facile no? Allora perché non tutti ci riescono? Perché non tutti sono Michael Bolton.
Nella mischia dei cantautori sdolcinati prefabbricati dell'era moderna è lui l'articolo genuino di cui non si può fare a meno quando si parla d'amore. È lui il paladino della musica definita MOR (middle of the road), ovvero di quel genere easy listening che si apre una porta diretta nel cuore dell'ascoltatore per imprimersi, poi, nella materia grigia e non essere più dimenticato.
MOR, quel tipo di musica che tutti si vergognano di ammettere in pubblico di apprezzare, ma poi, sotto sotto la mettono sullo stereo appena gli amici se ne sono andati da casa sua.
MOR, il regno di Michael, superstar internazionale e attivista sociale, assiduo frequentatore della vetta delle classifiche planetarie, con al suo attivo 52 milioni di copie di album e singoli venduti in tutto il mondo, 2 Grammy, 6 American Music Awards e concerti sold out ovunque si esibisca.
La sua carriera inizia presto: a tredici anni suona già i pezzi di Paul Butterfield, Buddy Guy e Junior Wells, manifestando un'amore incondizionato i pionieri dell'r&b come Ray Charles, Marvin Gaye, Otis Redding e soprattutto mettendo in primo piano uno strumento a lui molto caro. La voce.
All'età di 15 anni firma il suo primo contratto discografico come cantante di un gruppo del Connecticut: durante gli anni '70 affina il suo talento lavorando anche come solista e comincia ad individuare i tratti distintivi di uno stile che presto lo avrebbe portato ai vertici delle classifiche di tutto il mondo. La sua notevole abilità compositiva, insieme a due corde vocali dal potere incommensurabile, lo portano a siglare un accordo di produzione con la RCA Records, che pubblica due album: “Michael Bolotin” (suo vero nome) nel 1975 e “Every Day of My Life” nel 1976.
Il grande successo radiofonico arriva però nel 1983, con “Fool's Game”, singolo tratto da “Michael Bolton”, primo LP inciso per la Columbia Records, seguito due anni più tardi da “Everybody's Crazy”. L'uscita di “The Hunger” (1987) fa notare a tutti, pubblico e critica, l'evoluzione del suo talento e nel 1989 “Soul Provider” (più volte disco di platino) lo catapulta nell'Olimpo delle superstar grazie al singolo “How Am I Supposed To Live Without You” (vincitore di un Grammy, premiato come Song of the Year e programmato più di 3 milioni di volte dalle radio americane) e alla title-track.
Con “Love & Tenderness”, del 1991, Michael esce dai confini statunitensi per diventare un fenomeno planetario: il disco vende più di 13 milioni di copie in tutto il mondo e gli fa vincere il secondo Grammy della sua carriera come Miglior Artista Pop grazie al singolo “When A Man Loves A Woman”. Lo stesso lavoro gli vale 2 American Music Awards e varie nomination. Seguono una raccolta di cover dei brani r&b e pop che ama, “Timeless (The Classics)” nel 1992 e “The One Thing” (1993) che include il famosissimo pezzo “Said I Loved You (But I Lied)” scritta insieme al leggendario produttore Robert John 'Mutt' Lange. Contemporaneamente, la RCA realizza un disco intitolato “The Artistry of Michael Bolotin”.
Nella prolificità della sua opera magna, Michael scrive canzoni per una lista incredibile di artisti appartenenti al gotha del pop e del rock, fra cui Barbra Streisand, Kiss, Joe Cocker, Kenny Rogers e Cher, mentre altri (Patti LaBelle, Pointer Sisters, Gregg Allman) hanno cantato cover di brani suoi. Se ciò non fosse abbastanza, è uno dei pochissimi autori al mondo ad aver avuto l'onore di collaborare con il grande Bob Dylan: il loro “Steel Bars” è diventato un grandissimo successo.
Fra il '92 e il '95 l'industria musicale lo premia con una cascata di riconoscimenti: arrivano altri 2 American Music Awards, un Hitmaker consegnato dalla National Songwriter's Hall of Fame, 7 'Million Performance Song Award' (se una canzone si aggiudica la Million Performance significa che è stata trasmessa per almeno 50 mila ore in radio, il che farebbe 5,7 anni di seguito!) e 17 premi vari come autore (nel 1993 è Autore dell'Anno).
Ma quello che lo rende più felice è esibirsi di fronte al suo pubblico. E il sentimento è sicuramente reciproco. Dal 1991 al 1995 si imbarca in tre tour mondiali, incantando milioni di fan (fra cui l'allora Presidente Clinton in un concerto speciale alla Casa Bianca). Grazie alla sua profonda e autentica devozione per l'R&B ha l'onore di suonare con alcuni dei suoi idoli: B.B. King, Percy Sledge e Ray Charles, coronando così il sogno di una vita.
Una superstar come lui non è però tale se non si impegna anche nelle cause sociali: ecco il perché della MBC (Michael Bolton Charities) e di una squadra di softball (i Bolton's Bombers, costituiti da suoi musicisti e tecnici, mentre lui occupa la terza base) che raccoglie fondi per beneficenza grazie agli incontri fatti il giorno precedente o successivo quello del concerto. Le sue attività di benefattore spaziano dall'AIDS agli abusi sessuali su minori e donne di bassa precaria condizione sociale, dal diabete giovanile alle comunità black alla ricerca sul cancro. Anche in questo campo si dimostra il numero 1, ricevendo il prestigioso Lewis Hine Award dal National Child Labour Commitee e il Martin Luther King Jr./C.O.R.E. Award. È anche membro onorario della Yale University.
Ritornando alla sua attività principale, ovvero quella di far canzoni, il 1995 lo vede celebrare un decennio di grandi successi con “Michael Bolton's Greatest Hits”, che raggiunge il traguardo del doppio platino negli States. A fine 1996 arriva “This Is The Time: The Christmas Album”, l'immancabile raccolta di brani religiosi e natalizi fra i quali spiccano l' “Ave Maria” di Schubert cantata in duetto con il tenore Placido Domingo e “This Is The Time” eseguito insieme alla famosa cantante country Wynonna.
Dopo l'esperienza con il Maestro Pavarotti all'annuale kermesse Pavarotti & Friends di due anni prima, nel '98 porta alla luce “My Secret Passion: The Arias”, frutto di seri studi sull'opera lirica. L'album (che arriva dopo “All That Matters” del '97) è – ovviamente – un altro grande successo e rimane ai vertici delle Billboard chart di musica classica per più di 6 settimane.
L'altra sua grande passione segreta, quella per l'universo infantile, lo aveva portato l'anno prima a pubblicare il suo primo libro per bambini, “The Secret of the Lost Kingdom” e a incidere il brano “Go The Distance” (premiato con l'Oscar), colonna sonora del film animato Disney “Hercules”.
E se di passione si parla, non si può non citare la Passion Films, la casa di produzione cinematografica e televisiva che Michael ha creato nel 1999.
Arrivato alla svolta del Nuovo Millennio, sforna una raccolta delle sue migliori ballate, “Michael Bolton's Love Songs”, che fa da ponte ideale per l'album di inediti successivo, “Only A Woman Like You”, del marzo 2002.
Il singolo apripista è la title-track, di cui esiste una versione in italiano (“Solo Una Donna”) riadattata per l'occasione da Tony Renis e Alberto Testa. Con questo LP Michael ritorna ai classici istantanei che i suoi fan sono sempre stati abituati ad ascoltare: primo lavoro di materiale originale dopo quattro anni, è pieno di collaborazioni DOC (Richard Marx, Andy Goldmark) e vede il ricongiungimento con Mutt Lange, mentre Shania Twain (che di Lange è la compagna) fa la sua apparizione come co-autrice. Canzoni d'amore, perso e ritrovato, talvolta tinte di sound latineggianti, si intrecciano in quello che è, senza alcun dubbio, il ritorno di un gigante del ritornello di facile memoria.
Provare per credere.