Mick Jagger

Mick Jagger
  • Rock, Pop/Rock, Rock & Roll
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Gotta Get A Grip (Official Video)

Se sale lui sul palco hai finito di esistere: Mick Jagger è uno dei più grandi animali da palcoscenico della storia del rock. E uno dei più dotati.
Ma quanto vale senza i Rolling Stones, di cui è frontman da sempre? Di meno, almeno stando ai risultati della sua carriera solista: nessuno dei suoi album ha eguagliato il successo del meno fortunato dei dischi della band.
Ma perché, allora, la carriera solista?
Partiamo dall'inizio, da quando lui era il più popolare e influente band-leader nella storia del rock. Da quando le sue mega-labbra hanno stregato milioni di fan in tutto il mondo diventando un marchio di fabbrica delle pietre rotolanti.
Nato come Michael Phillip Jagger il 26 luglio 1943 a Dartford, Inghilterra, cresce coltivando una grande passione per la musica, soprattutto il rock & roll prima maniera (che mette in pratica entrando nei Little Boy Blue & Blue Boys ai tempi della high school) e manifestando un profondo interesse per gli affari (tanto da iscriversi alla prestigiosa London School of Economics).
Quasi ventenne, incontra il chitarrista Keith Richards – già suo compagno alle elementari – come lui patito di blues. Così nascono i Rolling Stones, sul marciapiede di una stazione ferroviara galeotta. La band (che comprende anche il secondo chitarrista Brian Jones, il bassista Bill Wyman e il batterista Charlie Watts) mescola il rock & roll di Chuck Berry con il blues grezzo di Muddy Waters, dando vita a uno stile che più tardi sarebbe stato copiato da moltissimi altri gruppi. A fine anni '60 gli Stones sono gli acerrimi rivali dei Beatles, riuscendo a sfornare dei classici come “Paint It Black”, “Time Is On My Side”, “Jumpin' Jack Flash” e “(I Can't Get No) Satisfaction”. Nel 1968 inizia un periodo di produzione di album che si sarebbero trasformati nella quintessenza stessa del rock: “Beggar's Banquet” (1968), “Let It Bleed” (1969), “Get Yer Ya-Ya's Out” (1970), “Sticky Fingers” (1971) e “Exile On Main Street” (1972).
In questo periodo Mike tante anche la strada cinematografica, ottenendo parti in film come “Performance” e “Ned Kelly” (entrambi del '70). Jagger diventa anche un rinomato playboy e assiduo frequentatore del jet set: come risultato – insieme all'escalation nell'abuso di droghe di tutti i membri della band – la qualità della loro musica comincia a soffrirne, anche se continuano ad essere uno dei live act più proficui di tutto il mondo del rock.
E qui cominciano i guai…
Tutto ha inizio nei primi anni del 1980: la musica sta cambiando velocemente, gli Stones iniziano a non essere più dei ragazzini e la domanda sull'indirizzo musicale da dare alla band si fa pressante. A scannarsi nelle discussioni sono soprattutto in due: Mick vorrebbe virare verso il pop e la dance, Keith Richards (chitarrista e co-autore negli Stones) preferirebbe rimanere fedele alle radici rock & roll e blues del gruppo.
Ok, dice Mick, e allora il pop me lo faccio da solo: è il 1985 e l'album d'esordio ("She's the Boss") diventa disco di platino. Tre riconoscimenti: Mtv, che pompa di brutto i video, e i singoli "Just Another Night" e "Lucky In Love".
Più o meno nello stesso periodo, Mick registra insieme a David Bowie una cover di "Dancing in the Street" (di Martha & the Vandellas): lo scopo è sostenere le iniziative benefiche di Live Aid, al quale vengono devoluti tutti i proventi del brano.
Da soli si sta bene, ma non abbastanza da scordare gli Stones: nel 1986 Mick ritorna a casa, incide "Dirty Work", ma rifiuta la tournée promozionale con la band. Senza frontman gli Stones non partono neppure e negli anni seguenti lui e Richards a mala pena si rivolgono la parola, mandandosi insulti solo via stampa.
È in questo periodo che Mick cerca di fare della sua carriera solista un successo paragonabile a quello con gli Stones, dedicandosi anima, corpo e corde vocali al secondo album solista ("Primitive Cool", 1987). Risultato rispetto al primo? Migliori recensioni, meno copie vendute.
Nel frattempo l'amico-nemico Keith prova l'avventura solista e riesce a fare breccia sia nella critica che nel pubblico (1988, "Talk Is Cheap"); Mick patisce e abbassa la cresta. Il ritorno negli Stones viene di conseguenza: nel 1989 esce "Steel Wheels" e questa volta il tour promozionale si fa davvero. L'album è un grosso successo, ma la pulce nell'orecchio è contagiosa e anche gli altri membri della band cominciano a pensare alla carriera solista.
Mick realizza il suo terzo album ("Wandering Spirit", 1993) insieme al produttore Rick Rubin (Beastie Boys e Red Hot Chili Peppers). Le migliori recensioni della carriera solista e un disco d'oro entro l'anno sono i risultati del suo sforzo creativo.
Ma ormai nessuno pensa di poter vivere senza gli Stones, così un anno dopo si riuniscono, incidono "Voodoo Lounge" e partono in tournée in tutto il mondo. Da questo momento Mick decide di portare avanti le due carriere in parallelo e, fra un disco col gruppo, qualche excursus nel cinema e – ovviamente – qualche inevitabile presenza nelle colonne di gossip (il suo matrimonio di ferro con la modella Jerry Hall si conclude a fine anni Novanta per l'emergere di una sua scappatella con una strabiliante bellezza brasiliana a cui avrebbe dato un figlio; più tardi troviamo l'energetico vocalist felicemente accoppiato con la giovane top-model Sophie Dahl), occorre aspettare il 2001 prima del nuovo lavoro solista, "Goddess In The Doorway".
Il disco, grazie anche alla partecipazione di alcuni ospiti d.o.c. fra cui Pete Townshend, Bono, Lenny Kravitz, Missy 'Misdemeanor' Elliot, Joe Perry, Wyclef Jean e Rob Thomas, ottiene il successo sperato, arrivando anche alle folle più giovani grazie al supporto che MTV dà ai suoi video.
Sembra proprio che, quarant'anni dopo i suoi esordi con gli Stones, lo spirito rock'n'roll di Mick non voglia dar ragione all'età: fossero tutte come lui, le star di oggi!