Mike Oldfield

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Mike Oldfield

Ha portato la musica classica dentro la chitarra e ha innovato il rock come pochi altri.
Michael Gordon Oldfield nasce il 15 Maggio 1953 a Reading, nella regione del Berkshire inglese, ultimo di tre fratelli. Papà Raymond è medico, la madre tende all'alcolismo e alla depressione. La passione per la musica è un vizio di famiglia e nell'ultimo dei fratelli si rivela precocemente: a sette anni vede in televisione il virtuoso Bert Weedon e 'obbliga' il padre a comprargli una chitarra. Il piccolo Mike si rifugia nella sua stanza a suonare anche per fuggire dai problemi di famiglia: le crisi della madre sono sempre più frequenti e condizionano la vita degli Oldfield. Mike cresce piuttosto ombroso e introverso, fa fatica a coltivarsi gli amici; dall'altra parte sviluppa una spiccata creatività che sarà alla base della sua carriera musicale.

Le prime band di famiglia
Appena teenager Mike abbandona la famiglia e la scuola e si mette a suonare nei club dopo aver fondato il duo folk Sallyangie con la sorella Sally; gli Oldfield arrivano a incidere due 45 giri ("Lady Go Lightly" e "Two Ships") e un album ("Children Of The Sun"), che però passa inosservato e decreta la fine del primo sodalizio musical-famigliare. Mike vuole continuare con la musica e nel 1970 riesce a formare, con l'altro fratello, Terry, una band di 4 elementi, i Barefoot: il riferimento ai piedi nudi è retaggio dell'esperienza con i Sallyangie, che suonavano scalzi.
In questi anni Mike studia molto la chitarra e affina la sua tecnica: suona una Fender Telecaster appartenuta a Marc Bolan, che di fatto è la sua compagna preferita. Il gruppo mette in scena qualche concerto ma per gli Oldfield si rivela un altro fallimento: dopo degli show deludenti Mike si rende conto che non c'è futuro e scioglie la band.

Le sperimentazioni della Canterbury Scene
Deciso a andare da solo per la sua strada, il giovane chitarrista si butta nell'avventura con i Kevin Ayers & The Whole World la band di Ayers, transfuga degli sperimentali Soft Machine, in cui era entrato nel 1969; gli altri membri sono il batterista Mick Fincher alla batteria, il sassofonista Lol Coxhill, l'organista David Bedford. Con loro suona anche il basso e partecipa alla registrazione dei dischi "Shooting At The Moon", "Whatevershebringswesing", Il gruppo si scioglierà nel 1971, ma l'esperienza della Canterbury Scene segnerà in maniera decisiva l'arte di Oldfield. Sono anni di vorace curiosità musicale: Mike conosce il tastierista e direttore d'orchestra David Bedford che sarà una presenza importante nei primi passi della sua carriera, si confronta con altri avanguardisti come i Centipede di Keith Tippett e travasa tutte le suggestioni nelle sue session di perfezionamento della tecnica chitarristica.

La storia di "Tubular Bells"
Un giorno, mentre negli studi Abbey Road suona con il gruppo di Ayers, con un registratore per le mani, Oldfield realizza delle sovraincisioni coprendo la testina di cancellazione e riesce a incidere le idee per quello che sarà il suo primo disco. Grazie all'attrezzatura dei famosi studi poi arricchisce le tracce con arrangiamenti e assembla un demo da proporre alle label. Ma i producer gli sbattono la porta in faccia, perplessi di fronte a brani totalmente strumentali e lontani da ogni canone commerciale. È un colpo duro e a Oldfield tocca ripiegare suonando la chitarra nel musical "Hair" e il baso per Arthur Lewis. Finchè, grazie a Lewis, viene invitato a suonare nello studio del castello di Manor, di proprietà di Richard Branson (che allora vendeva dischi per corrispondenza con la Virgin Mail Order Record Company) e sottopone li demo ai tecnici del suono Newman e Heyworth, che rimangono strabiliati dal lavoro e convincono Branson a produrlo. Ma il futuro patron della Virgin non ha i soldi né l'esperienza per farlo; alla fine si riesce a combinare una settimana di incisioni, in cui Mike, lavorando notte e giorno, registra il primo lato del disco, suonando 20 strumenti per oltre 2000 sovraincisioni, che mandano in paranoia gli ingegneri del suono per l'usura del nastro e la difficoltà di reperire le tracce da assemblare. Alla fine, dopo i titoli provvisori di "Breakfast In Bed" e "Opus One", esce "Tubular Bells". Brandon e il socio Draper non riescono a vendere il loro prodottoa nessuna casa di distribuzione e decidono di pubblicarlo in proprio. L'album esce nel maggio 1973 e sarà il primo mai realizzato dalla Virgin, con il numero di serie V2001. Contro ogni logica, staziona al primo posto della chart inglese per 15 settimane consecutive, poi spopola nel resto dell'Europa, grazie anche al regista William Friedkin, che inserisce l'intro del disco nella colonna sonora di "L'Esorcista". Acclamato anche dai critici per la sua portata rivoluzionaria (non si sentono, se non in un brano solo, batteria né voce), la composizione complessa fatta di frammenti che si inseguono e sovrappongono, i temi quasi da musica 'classica', gli inserti di folk irlandese, greco e africano, la vena progressive e l'anticipo della new age. È un disco travolgente, evocativo, ricco di citazioni (dalla musica classica a Braccio di Ferro): "Tubular Bells" sarà il disco più venduto del catalogo Virgin, lanciando nel musicbiz un grande talento e una grande casa discografica.

I dischi della conferma
Ma Oldfield non riesce a godersi il successo: non era pronto allo stress da star, la registrazione è stata snervante e in più la madre si è appena suicidata. Attacchi di panico, allucinazioni, alcool, Lsd sono all'ordine del giorno. Non la situazione ideale per lavorare al secondo album, insistentemente richiesto da Branson per sfruttare l'onda del primo. Dopo una collaborazione con Robert Wyatt per il suo capolavoro "Rock Bottom", Mike nel 1974 licenzia "Hergest Ridge", una suite quasi interamente strumentale divisa in due parti: i riferimenti al primo album sono evidenti (compreso un brano con 90 chitarre sovraincise), ragione per cui l'impatto con pubblico e critica è inferiore al precedente: il lavoro non sorprende più ma rimane un successo. Nel '75 è la volta della versione orchestrale di "Tubular Bells" e del terzo full lenght, "Ommadawn" (una parola gaelica che indica lo scemo del villaggio); anche qui torna lo schema della suite strumentale in due parti, con spazio concesso all'arpa, influenze celtiche (special guest è Paddy Moloney dei Chieftains), alle percussioni africane dei Tabula.
Nonostante il successo continui anche con questo disco, o forse proprio per questo, Oldfield si rinchiude sempre più in se stesso, rinunciando alle interviste e alle apparizioni in pubblico.

Gli anni Ottanta
Tra remix, live e singoli natalizi, l'artista si dedica alla cura delle proprie nevrosi e alla composizione di "Incantations", nei negozi nel 1977, doppio album di una suite divisa in quattro parti in cui prendono importanza archi, flauti, vibrafono e cori. La scena però è mutata radicalmente grazie all'esplosione del punk: Oldfield e le sue opere vengono giudicati pomposi e conservatori e la sua musica non attrae più come prima. Ma lui si è ristabilito dai problemi di personalità e si lancia i interviste e in un tour mondiale: si rivela un fallimento economico, che lo costringe a recuperare le perdite con il live "Exposed" e un nuovo album da studio, "Platinum" (1979), disco che per la prima volta, oltre alla lunga cavalcata strumentale, comprende dei brevi brani cantati. Seguono, nei primi anni Ottanta, "QE2", con special guest Phil Collins e Maggie Reilly, "Five Miles Out" e "Crises", nei quali Oldfield si sgancia sempre più dalla forma suite e abbraccia nuove influenze cominciando a comporre brani da vera e propria band (chiama con sé a suonare anche Simon Phillips, batterista di Who e Toto). Anche gli spettacoli live ne risentono positivamente e le tournée mondiali si susseguono con successo. "Crises" si rivelerà un successo clamoroso grazie al singolo "Moonlight Shadow", pop song orecchiabile cantata dalla Reilly che spacca le classifiche di tutto il mondo.
La produzione continua nel 1984 con "Discovery" (1984) e con la colonna sonora del film "Urla Del Silenzio", album che rivelano comunque come la parabola di Oldfield sia ormai in fase discendente: lo sperimentalismo ha lasciato spazio a soluzioni più orecchiabili e commerciali. In dissidio con la Virgin, che lo ritiene poco più che un hitmaker, Mike sforna album sempre più pop, che non piacciono più neanche ai suoi fan di un tempo. "Earth Moving" del 1989, dove canta anche la nuova compagna, la norvegese Anita Hegerland, è un esempio. "Amarok" (1990) è invece fin troppo sperimentale, suonato anche con cucchiai, bicchieri, imitazioni di Margaret Thatcher, insulti a Richard Branson in codice morse. Secondo il contratto, è l'ultimo disco per la Virgin.

Le note stonate
Firmato un accordo con la Wea, scaramanticamente intitola "Tubular Bells II" il primo disco con la nuova label, segnalando la sua intenzione di tornare alla musica cha lo aveva fatto conoscere. È una rivisitazione moderna del primo album. Poi, nel 1995, "The songs of the distant Earth" (1995), ispirato al romanzo di Arthur C. Clarke "Racconti Di Terre Lontane", un altro lavoro completamente strumentale e con una particolarità: è il primo album della storia a includere una traccia CD-Rom interattiva. "Voyager", del 1996 è composto dopo il trasferimento di Mike a Ibiza, dove va a vivere con la nuova compagna e si dà agli eccessi: l'alcol e l'ecstasy finiscono per minare la sua salute psichica, finché un incidente in auto lo convince a abbandonare l'isola, complice anche la sospensione della patente. Nel 1998 esce "Tubular Bells III", più un'operazione commerciale che altro, seguito dal più sperimentale "Guitars" e da "The Millennium Bell" (1999) e "Tres Lunas" (2002), fatto di ritmi ipnotici e rilassanti. La vena creativa è ormai prevedibilmente inaridita, ma ci pensano le decine di compilation, remix, live e greatest hit a rinverdire i fasti di un grande innovatore della musica, che ha perfino l'onore di avere un asteroide chiamato con il suo nome, su decisione dell'Unione Internazionale Astronomica.