Minus The Bear

Minus The Bear
  • Indie Pop, Indie Rock, Alternative/Indie
  • Un po' per gioco, un po' per passione, un po' per l'indie. Un progetto musicale nuovo, con una formazione [... altro]

Un po' per gioco, un po' per passione, un po' per l'indie.
Un progetto musicale nuovo, con una formazione di ex che ha segnato indelebilmente l'underground statunitense oltre che il cuore di molti fan. Tre nomi su tutti,Botch, Kill Sadie e Sharks Keep Moving dalle cui ceneri nascono i Minus The Bear. Il nome prende forma da un gioco di assonanze scherzose tra i membri della band, il genere che la band propone di scherzoso ha davvero poco. Un sapiente mix di indie rock, con venature sperimentali, talmente ben suonato da far pensare al math rock che fu dei Botch e dei successivi These Arms Are Snakes. La band nasce nel 2001 e si mette subito al lavoro: "This Is What I Know About Being Gigantic" è il primo EP della band, che esce per Suicide Squeeze, etichetta che li accompagna per tutta la loro produzione discografica, esclusi saltuari episodi. Si replica con un nuovo EP nel 2002 a cui segue un full length intitolato "Highly Refined Pirates". I primi lavori della band sono caratterizzati da venature più rock e istintive rispetto alla maniacale cura dei successivi capitoli. "Menos El Oso" è un classico esempio di questo perfetto equilibrio stilistico: chitarre sussurrate, voce melodica ma senza forzature da prefabbricato indie o peggio ancora emo, a cui si fondono magistralmente arrangiamenti strumentali ed elettronici da musicisti di grande spessore tecnico. Proprio a livello di organico questo disco è l'ultimo in compagnia di Matt Bayles, membro fondatore e voce della band, sostituito da Jake Snider. Dopo un 7" split in compagnia dei City On Film nel 2007 li attende un nuovo disco che conferma le qualità compositive della crew che non sembra aver accusato più di tanto la partenza del suo leader."Interpretaciones Del Oso" è un disco di remix del precedente disco, raffinato quanto piacevole, così come il successivo full length del 2007 che segna anche l'ingresso di Alex Rose ai synth e alle seconde voci. "Planet Ice" è un altro disco impeccabile che a discapito di quanto può sembrare dal titolo non ha nulla di freddo, anzi suscita emozioni calde e profonde. Una band che non ha fin ora ottenuto successi di vendite, forse perché il solo e vero obiettivo dell'orsetto di Seattle è quello di fare musica di qualità. E ci riesce alla grande.