Mirah

Mirah

Se non avete mai ascoltato Mirah dovete correre ai ripari, ve lo diciamo con il cuore in mano.
Negli ultimi anni la signorina occhialuta di Portland ci ha regalato dei momenti di pop/folk assolutamente perfetti, al limite dell'heart trobbing.
Da voce femminile dei Microphones dell'amico Phil Elvrum, Mirah è riuscita poi a ritagliarsi un proprio spazio nel mondo del cantautorato indie, rispolverando le lezioni di Lisa Germano e Liz Phair e aggiungendovi abbondanti dosi di personalità. Un percorso culminato in "C'Mon Miracle" del 2004 e che ora ha raggiunto un nuovo, imprevedibile approdo nel suo ultimo disco '(a)spera'.
Figlia di artisti, un'infanzia da enfant prodige con una breve partecipazione al programma televisivo “Double Dare Nickelodeon Game Show”, dichiaratamente lesbica, ebrea, schierata politicamente a sinistra, pacifista e amante della natura, restia a concedersi al pubblico, a parlare di sé, lasciando il proprio privato là dove deve stare, in una casetta a Portland, Oregon dove convive da qualche anno con la sua fidanzata tra giardinaggio e relax. Questa è Mirah “Yom Tov” Zeitlyn (in ebraico Yom Tov vuol dire “giorno buono”), artista tutta particolare, aliena da mode e da molto altro, ed evidentemente proprio per questo in grado di ritagliarsi un piccolo spazio nel florido mondo del cantautorato femminile. Portando su piazza le sue precarie idee di sintassi musicale ha rispolverato il folk di Liz Phair, il cantautorato adulto e nero di Lisa Germano, e da ultimo i vagheggiamenti tra indie e pop di coetanee come Cat Power e Feist.
A tutto questo Mirah ha aggiunto abbondanti dosi di una personalità artistica che è fuori dal comune, ha rastrellato idee dalla pittura, dall'avanguardia, dai libri e dal cinema; ha sintetizzato il tutto come meglio le è riuscito, andando a delineare un approccio musicale che le ha permesso di gironzolare spensierata tra progetti musicali molto diversi tra loro, eppure tanto in linea con l'artista Mirah.
La storia artistica di Mirah come interprete solista ha inizio nel 2000, quando viene pubblicato 'You Think It's Like This But Really It's Like This' (K Records, 2000). L'album e il nome arrivano sugli scaffali più o meno nell'anonimato di una proposta che sembrava come qualsiasi altra: una cantautrice americana dedita al cantautorato lo-fi, prodotta e distribuita dalla solita K Records, che di cose del genere ne ha già fatto un marchio. Uno dietro l'altro Mirah nel giro di meno di dieci anni pubblica 10 dischi, tra Lp, Ep e dischi di remix ed instaura collaborazioni con tutta la scena di Portland (Yacht, Xiu Xiu, Microphones).
Nel 2009 Mirah si è ripresenta con '(a)spera', lavoro particolarmente studiato, quasi a rappresentare la definitiva maturità della cantautrice esplosa un lustro prima con C'mon Miracle. Il piatto messo sul tavolo dalla cantautrice americana è particolarmente ricco: si sorseggiano melodie di fingerpicking (“Shells), incursioni di banjo, accenni di vocal-jazz (“Gone Are The Days”) e movenze etniche (“Country of the Future”). Ad aprire il tutto una “Generosity” d'impatto, con accattivanti tocchi di violino e una melodia sincera, che regala uno dei momenti migliori del disco. Disco che chiarisce, se mai non fosse chiaro, quanto forte sia l'amore di Mirah per la musica, la sua realizzazione, gli strumenti e il pentagramma: tra i tanti strumenti che si leggono nei credits (cello, tromba, flauto e tuba) troviamo anche la magnificenza della Kora (apprezzatissimo strumento africano a 21 corde già noto a tutti i frequentatori della musica del Mali).