Miriam Makeba

Miriam Makeba

L'imperatrice della canzone africana.
Miriam Makeba, conosciuta al mondo anche come Mama Afrika, è una delle voci femminili più importanti nella storia del continente nero. Quando negli anni '90 ha fatto il suo trionfale ritorno in Sud Africa - dopo 30 anni di esilio - è stata accolta dal popolo come una principessa mai dimenticata. Il motivo di tutto quell'entusiasmo è molto semplice: per tutta la gente di colore, non solo sudafricana, Miriam Makeba è un modello e un simbolo di ribellione all'oppressione, un'icona di libertà e consapevolezza nera. Negli anni '60 lei e altri musicisti, attraverso la loro musica afro-folk, riuscirono a far arrivare la voce sofferta di un popolo a un pubblico planetario, dall'uomo della strada ai moltissimi capi di stato che l'hanno voluta incontrare (Fidel Castro, JF Kennedy, Francois Mitterand tra i più importanti) e fino alla fine della sua vita è stata una delle più autorevoli ambasciatrici della musica nera nel mondo. Tutta l'esistenza di Miriam Makeba è segnata dalla lotta, fin dalla sua nascita nel 1932: figlia di un guaritore di una tribù locale, trascorre i primi mesi di vita all'interno di una prigione dove è rinchiusa con sua madre. Difficile condensare in poche righe quasi 60 anni di carriera intensissima, ma certo possiamo delineare alcune tappe fondamentali della sua vita artistica. Il debutto musicale risale al 1953, quando con i Manhattan Brothers incide il singolo "Lakutshona Llange" in cui rivela subito di possedere una voce straordinariamente dinamica e una forte presenza scenica. Dopo una parentesi con la crew tutta al femminile Skylarks, la giovane Makeba rientra nei ranghi dei Manhattan nel 1959 - l'anno del salto di qualità - dopo aver accettato il ruolo femminile in "King Kong", musical che riprende la triste storia del 'boxer nero' Ezekiel 'King Kong' Dlamani.
In quello stesso periodo Miriam intraprende un tour di 18 mesi nel Sud Africa al fianco di Alf Herbert nel fortunato show African Jazz And Variety e appare pure in un documentario di successo ("Come Back Africa"). Tutte queste iniziative portano il prestigio del personaggio al di fuori dei confini continentali fino alle ribalta europea e statunitense, dove viene adottata dalla comunità afro-americana. Miriam, che alla carriera di cantautrice unisce l'impegno in prima linea contro l'apartheid, è un simbolo della nuova cultura nera: basti pensare che uno dei suoi cavalli di battaglia, "Pata Pata", diventa una smash hit negli USA nel 1967 quando è già vecchio di 10 anni (era stato scritto e registrato in Sud Africa nel 1956).
Sul finire degli anni '50 Miriam si esibisce al Village Vanguard di New York per 4 settimane consecutive e l'anno seguente affianca un altro mito nero, Harry Belafonte, in alcuni memorabili concerti al Carnegie Hall. Un doppio album sancisce l'evento, per di più coronato da un Grammy Award nel 1960. L'impegno politico però esige il suo tributo: nel 1960 il governo del Sud Africa le revoca la cittadinanza. Nei trent'anni che seguono Miriam Makeba non è più una sudafricana ma una cittadina del mondo. Questa condizione non smorza il suo animo fiero e combattivo, anzi. Nel 1964 e nel 1975 testimonia gli orrori dell'apartheid davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 1968 riceve il premio per la pace Dag Hammerskjold.
Un'altra ondata di problemi sopraggiungono quando Makeba convola a nozze con l'attivista radicale Stokely Carmichael, un personaggio scomodo che induce le case discografiche ad annullare contratti e concerti. In seguito Makeba, dietro invito del presidente Sekou Toure, trova riparo in Guinea e in quel paese diventa delegato delle Nazioni Unite ma prosegue la sua tenace campagna contro l'apartheid parallelamente alla carriera musicale. Nel 1975 la Makeba incide l'album "A Promise" con la collaborazione di Joe Sample, Stix Hooper, Arthur Adams e David T. Walker dei Crusaders; tra il 1987 e il 1988 calca le scene al fianco di Paul Simon e della sudafricana Ladysmith Black Mambazo nel Graceland tour; 2 anni dopo con Odetta e Nina Simone forma un terzetto per il One Nation tour.
Intanto la sua autobiografia ("Miriam: My Story") diventa un bestseller di respiro mondiale tradotto in tedesco, francese, italiano, olandese, spagnolo e giapponese. In seguito alla liberazione di Nelson Mandela, nel dicembre 1990 Miriam Makeba ritorna finalmente nell'amato Sud Africa e qualche mese dopo tiene il primo, tanto atteso concerto. Non contenta, nel 1995 Makeba forma un'organizzazione di carità per raccogliere fondi a protezione delle donne del Sud Africa e a Natale si esibisce in Vaticano a cospetto del Papa. Dal punto di vista musicale gli ultimi anni di Makeba sono stati molto prolifici: tra un concerto e l'altro intorno al mondo nel 2000 arriva "Homeland" a cui segue nel 2004 l'ennesimo disco completo, "Reflections", contenente 2 nuove versioni di "Pata Pata" e "Click Song", le due canzoni simbolo di questa donna straordinaria. Una carriera irripetibile che è stata un continuo intrecciarsi di musica e impegno sociale fino all'ultimo giorno della sua incredibile vita, il 9 novembre 2008, quando Miriam Makeba si è spenta in seguito a un malore accusato dopo un concerto in Italia, a Castelvolturno, in solidarietà allo scrittore Roberto Saviano e ai familiari dei morti uccisi dalla camorra. Uno show al quale Mama Afrika, generosa fino alla fine, aveva voluto partecipare a tutti i costi, nonostante le sue precarie condizioni di salute. Il presidente Nelson Mandela l'ha salutata così: "I suoi ultimi momenti li ha trascorsi sul palcoscenico, per arricchire i cuori e le vite degli altri, e ancora una volta in nome di una giusta causa".