Morphine

Morphine

Il gruppo che ha tolto dal rock le chitarre, per metterci il sax.
Capitanati dal geniale e maledetto Mark Sandman, i Morphine mettono il loro nome nella storia della musica anni Novanta per aver creato un suono totalmente inedito. Partendo da una posizione di indie rock band come tante, il gruppo vira presto verso una commistione di generi esplosiva: jazz, new wave, blues, persino rockabilly. Ma la cosa che conta è l'uniformità del tono: pastoso, fumoso, ruvido, narcotico. Una scelta stilistica che permette ai Morphine di raccontare con un'altra lingua l'America marginale già tratteggiata da Tom Waits e Stan Ridgway, mantenendo però immediatezza e accessibilità. Amatissimo dal pubblico all'epoca dell'esordio, il gruppo brucia la propria esistenza nel breve arco di tre dischi capitali, e cinque anni. Quel che succede dopo la morte di Sandman è semplicemente una storia diversa, dal momento che la vena migliore si è già esaurita da tempo, e che la mancanza del frontman priva di fatto i Morphine dell'elemento catalizzante. Nessuno raccoglierà la loro eredità malata e febbrile, nessuno sarà più capace di rinnovare il loro mito.

C'era una volta nel Massachusetts
Mark si fa le ossa suonando in piccoli locali del Massachusetts. La sua passione è il blues, che però rilegge in modernista. Con scarso successo a dirla tutta: il circuito di club locali è piuttosto tradizionalista, e il piglio anticonvenzionale di Mark, unito alla sua voce scartavetrata, hanno l'effetto di svuotare la pista. Finalmente incontra qualcuno che apprezza la sua musica: è David Champagne, leader di un combo oscuro, chiamato Treat Her Right. I due incidono assieme un disco nel 1986, per la minuscola label Soul Selects. L'album non ha grande successo, anche perché le composizioni di Champagne sono sostanzialmente dei blues levigati all'inverosimile, di fattura molto elegante, ma di scarsa presa emotiva. Mentre le canzoni di Sandman sono sporche, grezze, ma piene di sentimento e sostenute da un basso (lo strumento di Mark) sempre in primissimo piano. E se David ha in testa l'idea di una revival band, dedita a un repertorio classico, Mark pensa invece in ottica estremamente modernista, e vorrebbe rinnovare radicalmente lo standard del rockblues. I due dischi successivi dei THR vedono sempre più Sandman prendere il timone del comando, anche se la produzione continua a essere troppo pulita. Alle porte degli anni Novanta il gruppo si scioglie, senza lasciare troppi rimpianti. Sandman incontra allora Chris Ballew, il leader dei Supergroup: è un'altra esperienza che funziona poco, se è vero che la band presto si scioglie, e Ballew entra nei devastanti President Of The Usa. Per Mark invece è arrivato il momento di fare tutto da solo. La prima intuizione è quella di iniziare a usare uno strano basso a due sole corde. La seconda è cantare direttamente in prima persona. La terza, e più importante, è fare a meno della chitarra. Si uniscono a lui il batterista Jerome Dupree e la sassofonista Dana Colley. Nascono così i Morphine, un terzetto con una geometria sonora assolutamente rivoluzionaria, lontano anni luce dal cliché rock'n'roll del power trio, ed influenzato piuttosto dalle potenzialità sonore tipiche dei complessi jazz.

Tre album capolavoro
Il debutto discografico del trio è subito un capolavoro assoluto, e segna anzi per molti il punto più alto della discografia di Sandman e soci: la formula sonora di "Good" (1992) è totalmente nuova, i pezzi hanno un tiro eccezionale. Già l'opening track mette le cose in chiaro: "Good" possiede un suono quasi scarnificato, il basso è eccezionalmente greve, il sassofono stesso si limita ad alcune frasi melodiche anthemiche, senza divagazioni e con minime concessioni all'improvvisazione, con uno stile decisamente new wave. "The Saddest Song" è davvero, come da titolo, la canzone più triste e dimessa del mondo, l'intelaiatura sonora è straordinariamente leggera ed evanescente, al punto che si ha la sensazione che le canzoni siano fatte di nulla, che basti un soffio di vento per spazzarle via. E invece restano nella memoria al primo ascolto, grazie a intuizioni melodiche minimali, alla semplificazione della struttura ritmica: in questo senso Sandman dimostra di aver capito perfettamente lo spirito umile del blues, il suo intento di comunicare i sentimenti in maniera immediata, senza complicazioni intellettuali e narcisismi dei singoli musicisti. Nel secondo album, "Cure For The Pain" (1993), il posto di Dupree viene preso da , che Sandman aveva conosciuto nei Treat Her Right. Le canzoni divengono più complesse, soprattutto in ragione di una maggiore articolazione delle parti di sassofono, mentre il cantato rimane quasi sottotraccia, mimetizzato tra basso e batteria, con un registro distaccato che fa presto di Sandman un personaggio estremamente cool. Lui però resta un musicista schivo, disposto a diventare comunicativo e istrionico solo nella dimensione live. Il sound circolare e asciutto della band fa proseliti sorprendentemente anche negli ambienti dell'avanguardia jazzistica, al punto che John Zorn chiede ai Morphine di aprire alcuni show del progetto Masada. Il terzo album. "Yes" (1995) è meno notturno e più rock, con la batteria che assume un tiro più secco, e tracce "Honey White" assumono quasi la struttura di una canzone tradizionale, con un ricorso maggiore a elementi rhythm and blues. "Yes" è anche il vero canto del cigno di Sandman, se è vero che in "Like Swimming" (1997) , la vena creativa dei Morphine si è definitivamente esaurita. Nel 1999, durante un concerto in Italia, Sandman muore, a seguito di un attacco di cuore. L'anno successivo esce postumo "The Night" (2000), in cui la strumentazione viene allargata al violoncello, alla viola e al contrabbasso. Si tratta del lavoro più introspettivo della band, che ricorre a crepuscolari cori gospel. Dana Colley e Bill Conway, i due superstiti della lineup originaria, daranno poi luogo con Laurie Sargent, a una nuova band, i Twinemen. Ma la magia della voce e del basso di Mark Sandman rimarranno solo uno struggente ricordo.