Morrissey

Morrissey
  • College Rock, Alternative Pop/Rock, Alternative/Indie
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Il Malinconico. Uno che ha scolpito il suo nome nel sacro Albo del Rock e che è stato l'icona del post-punk. Ma anche uno che non si è rassegnato a fare la leggenda vivente e che non ha smesso di 'cercare'.
Stephen Patrick Morrissey nasce il 22 maggio 1959 a Manchester. È un ragazzino timido che nella musica e nel cinema trova una valvola di sfogo e di espressione; le prime cose che fa con il suo talento per la scrittura sono una fanzine dei New York Dolls (è il presidente del fun club inglese del gruppo), un tributo a James Dean e la redazione di molte lettere al giornale musicale Melody Maker.
L'epoca punk vede Stephen provare senza successo per gli Slaughter & The Dogs, per poi cantare per i Nosebleeds senza risultati eclatanti.
Il momento clou è il 1982, quando incontra il chitarrista Johnny Marr e cominciano a scrivere canzoni insieme, finché l'anno dopo non decidono di formare un gruppo e di chiamarlo The Smiths. Il resto è storia, a partire dal primo singolo ("Hand In Glove"): gli Smiths diventano il gruppo leader della scena inglese anni '80, con una proposta musicale fatta di pop intelligente, testi ironici, provocatori e dal mood leggermente dark. Morrissey è il profeta di questo culto, autore colto e molto profondo rispetto al videopop imperante (siamo nell'era di Duran Duran, Wham! e Spandau Ballet), performer magnetico e straordinario dal feeling malinconico, grande provocatore e manipolatore di media, nonché icona di una sessualità sfrontatamente gay.
Poi arriva il 1987 e tutto finisce.
Gli attriti con Marr spingono Morrissey a mollare tutto e senza di lui la band si scioglie l'anno dopo.
È tempo di carriera solista: Morrissey si chiude in studio con il producer Stephen Street per lavorare a un disco in proprio. "Suedehead" ed "Everyday Is Like Sunday" sono i primi singoli del 1988 e raggiungono un buon successo, seguiti dal primo album lungo "Viva Hate" (che allude alla rottura degli Smiths), accolto molto bene sia dalla critica sia dal pubblico.
Il secondo lavoro da solista arriva nel 1991, dopo ben 3 anni di lavorazione e alcuni singoli, ma nonostante l'impegno "Kill Uncle" è molto più spento del precedente: i magazine decretano la fine dell'età gloriosa di Morrissey, incapace di scrivere belle canzoni senza l'aiuto di Marr.
Segue un periodaccio per l'ex golden boy di Manchester, con accuse di razzismo da parte della stampa, continui litigi con manager ed ex compagni.
Ma Morrissey è ancora in grado di stupire: nel '92 esce "Your Arsenal", prodotto da Mick Ronson (David Bowie, Lou Reed, Bob Dylan e molti altri). L'album è un successo tale da far ricredere i critici e riempire gli stadi del tour (compreso quello americano). Il segreto è la band che affianca Morrissey, il cui perno è costituito dai chitarristi Alain Whyte (co-autore di molti brani) e Boz Boorer (ex Polecats), capaci di produrre una ritmica rock molto più hard ed elettrizzante di tutta la discografia di Morrissey fino a quel momento ascoltata.
Il successo in Usa lo convince a spostare la sua base a Los Angeles; nel 1994 sforna "Vauxhall And I" (il singolo "The More You Ignore Me, the Closer I Get", spinto dal video, entra nella top 50).
Nel 1995 Morrissey si concede una compilation ("The World Of Morrissey"), seguita dal prog-rock "Southpaw Grammar". L'anno dopo realizza "Maladjusted", ma le vendite del disco non vanno al di là della cerchia dei fan.
La devozione dei suoi ammiratori non si spegne, ma Morrissey sembra ormai una vecchia gloria. O forse no?
Dopo una raccolta uscita nel 1998 ("My Early Burglary Years"), nella primavera del 2004 è finalmente pronto il suo nuovo album, "You Are The Quarry", anticipato dal singolo "Irish Blood, English Heart". Mandolino, flauto, chitarre gracchianti e organo, in un mix di jazz, rock e world, con ospiti del calibro di Roger Mannini (fondatore dei Jellyfish e tastierista per Beck e Air) e con la produzione di Jerry Finn (Blink-182, AFI, Green Day): Morrissey ci scommette molto, dichiarando di essersi ormai lasciato l'ingombrante passato alle spalle e di avere quindi creato il suo migliore disco in assoluto. La critica conferma convinta, anche se rimane aperta la gara su quale possa essere il suo album più grande (ci sono cose, soprattutto agli inizi, che reggono botta). Da parte sua, il pubblico trasforma "You Are The Quarry" nel disco di maggior successo commerciale di tutta la sua carriera, sia da solo sia con gli Smiths.
Un ricordo del tour successivo viene conservato in "Live At Earls Court" (2005), registrazione dell'ultima data del giro di concerti (mentre il DVD "Who Put the "M" in Manchester" testimonia l'inizio della tournée).
Poi, ad aprile del 2006 arriva "Ringleader Of The Tormentors", nuovo lavoro in studio e debutto direttamente in testa alle classifiche inglesi. E tanto per confermare che il grande 'vecchio' è tornato a fare la voce grossa, bastano dieci minuti per esaurire i biglietti dei concerti previsti in terra Inglese.