Mudhoney

Mudhoney

I Mudhoney hanno reso possibile il grunge.
Hanno gettato le fondamenta per trasformare Seattle nella capitale del rock anni Novanta. Il loro singolo di debutto, "Touch Me, I'm Sick" è la canzone grunge definitiva: sgradevole e sporca, giocata su chitarre massicciamente distorte e sulla voce screaming. Poi, hanno riscritto sempre gli stessi due pezzi: uno è questo, l'altro è un lento e fangoso cigolio triturante, al modo degli Stooges.
I Mudhoney sono, a tutti gli effetti, una band punk, nel senso delle garage band degli anni Sessanta, che pestavano gli stessi tre accordi con un entusiasmo sfrenato. Trattano le stesse tematiche serie di Nirvana e Soundgarden, che però nelle loro mani perdono pesantezza e diventano trashy e trasandate.
Tutto inizia nel 1980, quando Mark McLaughlin (in arte Mark Arm) forma i Mr. Epp And The Calculator: 'la peggior band del mondo', come vengono definiti. Nel 1983 Arm incontra il chitarrista Steve Turner; insieme a Alex Vincent (batteria), Jeff Ament (basso) e Stone Gossard (chitarra) danno vita ai Green River. Mischiando l'attitudine punk al groove dell'heavy metal, diventano con i Melvins i pionieri del nuovo rock sound sorto nel Nordest degli Usa. I Green River smuovono la scena musicale di Seattle, ma nel 1988 si sciolgono e Ament e Gossard danno vita ai fondamentali Mother Love Bone.
I Mudhoney vedono la luce quando Arm e Turner ricominciano a collaborare, insieme al batterista Dan Peters e all'ex bassista dei Melvins, Matt Lukin; il nome viene loro ispirato da un film di Russ Meyer, regista culto del cinema soft-core. La band mischia il punk-metal dei Green River, l'incoscienza del garage anni Sessanta e una dose abbondante di Stooges-sound: secondo le previsioni di Arm, i Mudhoney non sarebbero durati più di sei mesi.
La Sub Pop nel 1988 pubblica il primo singolo della band, "Sweet Young Thing Ain't Sweet No More"/"Touch Me, I'm Sick", seguito a breve dal mini "Superfuzz Bigmuff": il tempo è maturo e il suono è abbastanza duro e sporco per guidare l'avanguardia del nuovo (dis)gusto – che presto sarà chiamato grunge. Nel 1989 i Sonic Youth li portano in tour in Europa come gruppo di spalla. L'ambiente underground inglese li accoglie con entusiasmo, tanto che i Mudhoney tornano in Europa per un tour da headliner. Quando, nel 1989, esce "Mudhoney", il loro primo disco, la band è già un cult.
La Sub Pop lavora molto per fare del grunge la next big thing, ma va incontro a grosse difficoltà economiche: il grunge non vende. Non ancora, almeno. I Mudhoney si vedono costretti ad aspettare il 1991 per pubblicare "Every Good Boy Deserves Fudge". A fine anno mollano la Sub Pop; intanto, con "Nevermind" dei Nirvana, il fenomeno è finalmente esploso.
Le major sembrano offrire un contratto ad ogni band grunge e i Mudhoney si accasano presso la Reprise/Warner Bros. Il disco "Piece Of Cake" (1992) mostra che i Mudhoney non sono scesi a compromessi, ma i vecchi fan non perdonano la fuoriuscita dall'underground e i nuovi adepti di Nirvana, Pearl Jam (in cui suonano Ament e Gossard) e Soundgarden trovano i Mudhoney troppo eccentrici.
Le vendite dei dischi sotto Reprise sono deludenti, nonostante la band pubblichi due dei suoi LP migliori: "My Brother The Cow" (1995) e "Tomorrow Hit Today" (1998). La major nel 1999 scarica i Mudhoney - che tornano dalla Sub Pop - e Matt Lukin lascia il gruppo. Nel 2000 la compilation "March To Fuzz" ripercorre la storia dei Mudhoney, che sembrano essere giunti ad una battuta d'arresto.
Nel 2001, invece, ricominciano a macinare concerti nel Nordovest con Steve Dukich al basso: le serate vanno così bene che la band decide di concedersi una seconda chance e torna definitivamente in pista integrando come bassista titolare Guy Maddison, ex Bloodloss, uno dei vari ensemble paralleli di Arm (per inciso, la lista comprende anche il gruppo blues Monkeywrench).
Nel 2002 i Mudhoney incidono "Since We've Become Translucent", poi, visto che ormai possono permettersi di prendersela con calma, prima di pubblicare qualcos'altro aspettano ben quattro anni. Quando però esce "Under A Billion Suns", mostrano di non aver perso lo smalto eruttando musica rumorosa come sempre, con testi politici e addirittura una sezione di corni. Dopo un breve tour che vede la band esibirsi anche in Italia, arriva suglia scaffali dei negozi il disco "Live Mud" registrato nel 2005 durante un concerto a Mexico City. A questo punto non resta che tornare in studio di registrazione per preparare il nuovo album.
A maggio del 2008 "The Luky Ones" è pronto per stupire i tanti che credono ancora nel grunge. Per festeggiare alla grande i 20 anni di carriera della band, e di vita della label Subpop, non c'è niente di meglio che ristampare un grande classico come "Superfuzz Bigmuff" arricchito da due live inediti e ben quattro versioni diverse di "Mudride".