My Bloody Valentine

My Bloody Valentine: ultimi video musicali

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Pochi dischi. Ancor meno concerti. E un segno indelebile nella storia della musica rock. I My Bloody Valentine non solo hanno reinventato un genere, lo shoegazing, ma hanno ridefinito le coordinate di quello che è musica sotto il cielo del rock. Spiegando che il rumore ha un valore estetico.
È in Irlanda, nei primi anni Ottanta, che inizia la storia di questo mutevole ma granitico gruppo: la cultura imperante è quella batcave del dark punk, e in questo circuito a Dublino Kevin Shields e il batterista Colm O'Ciosoig si fanno conoscere con il nome di Complex. È però a Berlino che la band prende piena forma con il cantante Dave Conway e la tastierista Tina: la label tedesca Tycoon pubblica il loro primo mini Lp "This Is Your Bloody Valentine" sotto il nuovo nome della band, ispirato da un vecchio film horror. Gli anni sono quelli dei Birthday Party, degli Stooges e degli Einsturzende Neubauten, e il loro primo lavoro risente inevitabilmente di quelle atmosfere cupe e disperanti.
Tornati a Londra e con una nuova lineup (fuori Tina e dentro il basso di Debbie Googe) i My Bloody Valentine pubblicano un secondo EP, "Geek", sempre ispirato al Nick Cave più gotico e ombroso: Joe Foster della Kaleidoscope li nota e li mette sotto contratti per altri due EP ("The New Record By My Bloody Valentine" e "Sunny Sundae Smile") che cominciano a inquadrare il nascente fenomeno dello shoegazing. Questi due lavori ancora acerbi dal punto di vista più strettamente musicale sono però anche il preludio al cambio di formazione che risulterà decisivo: Dave Conway, la voce, lascia la band per intraprendere la carriera di scrittore di fantascienza, e il microfono (più chitarra) passa a Bilinda Butcher. "Straberry Wine" è un lavoro di assestamento e di preparazione all'esplosivo "Ecstasy" del 1987.
Le 3000 copie stampate dalla Lazy Records vanno immediatamente esaurite e i My Bloody Valentine si siedono accanto a Jesus & Mary Chain, Sonic Youth e Cocteau Twins: è l'empireo del rumore trasfigurato in arte, della psichedelia rivista in chiave anni Novanta, è la distorsione come canone sonoro.
Il singolo che segue, "You Made Me Realise" è il dirompente antipasto del primo vero album dei My Bloody Valentine, "Isn't Anything": ronzii, dissonanze, feedback e rumorismo, accompagnati dall'etera voce di Bilinda, spappolano le convenzioni e buttano una lunga ombra influente sulle generazioni successive. Dopo questo lavoro, con cui i My Bloody Valentine diventano una delle band più chiacchierate a livello mondiale, escono altri due EP: "Glider" e "Tremolo" fanno proseliti e spopolano anche per la fama che si conquistano nei rave preparando il terreno a "Loveless", il capolavoro della band.
Con questo disco del 1991 prodotto da Alan Moulder, già allievo di Brian Eno, i My Bloody Valentine aprono anche all'elettronica: sui campionamenti si infittisce il tappeto rumoristico e la sedimentazione sonica sembra aver raggiunto il punto di perfetto equilibrio. Ma "Loveless" oltre che culmine discografico è anche il capolinea dei My Bloody Valentine: dopo una raffica di dissapori e scontri Googe salute e se ne va a formare gli Snowpony; O'Ciosoig saluta a sua volta e con il suo addio la band si scioglie definitivamente. Kevin Shields collabora con Experimental Audio Research e Primal Scream e poi rompe con Bilinda Butcher, con la quale aveva avuto una difficile storia sentimentale. E con l'oblio definitivo della vocalist, che scompare dalle scene, si chiude la storia dei My Bloody Valentine: rimarrà il loro testamento shoegazing, ultima propaggine derivata dal punk, e soprattutto uno stuolo di band, da Slowdive, a Mercury Rev, da Red House Painters a Flying Saucer Attack, fino ai Verve che senza la storia dei My Bloody Valentine non sarebbero ciò che sono.